Befera, il moralista che ci vorrebbe ridurre come “Tafazzi”

di MATTEO CORSINI

“C’è bisogno di dire una parola forte e certa, di affermare che l’elusione e l’evasione fiscale non sono compatibili con la nostra economia e con nessun sistema veramente democratico. Il fenomeno complessivo dell’economia sommersa ha ricadute pesantissime sul sistema economico e sociale del Paese. Tali ricadute si manifestano sia direttamente, sul versante delle entrate erariali, oltre che falsando la normale e corretta concorrenza tra le imprese, sia indirettamente, sul versante delle prestazioni sociali… la mancata dichiarazione dei redditi conseguiti determina un accesso indebito a quelle prestazioni sociali a cui, in gran parte, si accede sulla base della dichiarazione Isee, generando iniquità e perpetuando aree di privilegio che non sono compatibili con un sistema civile e democratico… l’effetto redistributivo derivante dall’azione dello Stato è sempre più importante… la diseguaglianza reddituale che sta sempre più accentuandosi, è la vera patologia della nostra epoca, minaccia il funzionamento della democrazia e il senso della coesione sociale. Nessuna economia nella nuova fase di competizione globale e dovendo fare i conti con l’attuale fase recessiva può sopportare livelli di evasione come quelli registrati in Italia”.

Mi è già capitato di commentare dichiarazioni del direttore dell’Agenzia delle entrate, nonché presidente di Equitalia, Attilio Befera. Quest’uomo viene definito “tecnico”, che probabilmente alle orecchie della gente suona meno indigesto rispetto al più calzante “burocrate”. Un atteggiamento abbastanza ricorrente da parte di Befera consiste nel trincerarsi dietro l’osservanza formale delle leggi quando qualcuno gli fa notare le conseguenze paradossali e sovente disastrose sul piano umano dell’azione dei suoi collaboratori, salvo poi fare discorsi da moralista come quello che sto commentando. Tirando fuori il totem della democrazia, Befera condanna come antidemocratica non solo l’evasione, bensì anche l’elusione fiscale.

In pratica, il contribuente modello sarebbe colui che, potendo scegliere tra due condotte entrambe legali, propende per quella che comporta il maggior carico fiscale. In altri termini, Tafazzi elevato a modello da imitare. Altrimenti si è antidemocratici. Anche l’argomento della concorrenza sleale e dell’abuso delle prestazioni sociali, apparentemente inattaccabile, lo è solo se si limita l’analisi al contesto domestico e, soprattutto, se si dà per scontato il ruolo redistributivo dello Stato. Io non lo darei per scontato, perché ogni redistribuzione si fonda sull’aggressione alla proprietà di un gruppo di individui per beneficiarne altri. Un’aggressione a mio parere ingiustificabile e per di più sempre arbitraria. Quanto alla concorrenza, considerando che l’Italia ha uno dei tax rate effettivi più alti al mondo (65.8 per cento secondo un recente studio di PWC), per coerenza Befera dovrebbe tacciare di dumping buona parte degli altri Stati. Il che sarebbe ridicolo, anche se capita spesso di sentire richiami a una maggiore armonizzazione fiscale (ovviamente verso l’alto) al meno a livello di Unione europea. Contrariamente a Befera, io credo che sia proprio quel 65.8 per cento di zavorra fiscale a essere insopportabile per l’Italia “nella nuova fase di competizione globale”. E ho la sensazione che chi sopporta quei carichi fiscali la pensi come me.

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5 Comments

  1. Comandante Otto says:

    Scandalizzatevi pure , l’ Itaglia ha tirato avanti grazie a evasione fiscale ( quella per spravvivenza , non certo quella di 98 miliardi dei Signori delle sloot ) e lavoro nero. Provate a eliminare il lavoro nero a Napoli , e vedrete cosa succede. Rubano e sprecano con “pochi” soldi , chissà se ne girassero tanti.

  2. FrancescoPD says:

    impiccatelo!

  3. Corea del Sud, patria di Samsung, Hyundai, LG Electronics, SK (leader nel settore energetico, chimico e delle telecomunicazioni), Ssangyong, Daewoo Electronics, semiconduttori, di cui è il maggiore produttore mondiale, tanto per citare industriette conosciute in italia.

    Ha 50 milioni di abitanti con speranza di vita di 80 anni, ha uno dei tassi di natalità più bassi al mondo (1,22%), la parte maggiore del PIL sud coreano è costituita dal terziario (circa il 55%), il settore manifatturiero (più del 40% del PIL), il 99,8% di tutte le imprese sono PMI, l’energia elettrica prodotta nel paese (326,2 miliardi di kWh nel 2003) copre solo il 20% del fabbisogno nazionale.
    Vi suona qualche similitudine con l’italia?

    In Corea del Sud il tasso di disoccupazione del 2012 è del 3,2%, inflazione 2011 è del 3,3%, esportazioni pari al 40% del PIL.

    Tassazione in Corea del Sud:

    Reddito IRPEF aliquota marginale fisso
    Da € 8.400 a 32.200 15% € 504,00
    € 32.200 a 61.600 24% € 4.074,00
    ecc.

    Imposta sulle società
    L’imponibile è composto dall’utile d’esercizio meno le deduzioni relative ai costi di produzione sostenuti.
    Imponibile aliquota marginale (non esiste fisso)
    fino a € 140.000 10%
    da € 140.000 a 140.000.000 20%
    oltre € 140.000.000 22%

    IVA
    L’aliquota ordinaria dell’IVA è del 10% e colpisce tutte le importazioni ed i principali scambi di beni e servizi all’interno del territorio nazionale. È prevista l’esenzione per l’assistenza medica, il servizio di trasporto aereo e navale, beni agricoli e di prima necessità.

    BEFERA, burocrate DI STATO, di che stai parlando????????????? la faccia tosta non ha limiti, VERGOGNA. Befera forse pensa che la Corea del Sud è cresciuta nonostante la bassa tassazione?

    • Dan says:

      Laggiù cosa gli fanno ai politici beccati a rubare ?
      Qui da noi come minimo oserebbero affermare che se hanno rubato è perchè 15 mila euro al mese non sono sufficienti.

  4. Almeno ha tolto la maschera di burocrate mero esecutore degli ordini dei politici e ci fa sapere da che parte sta e vorrebbe stare, ora è TUTTO PIÙ CHIARO.
    Il braccio armato dell’italia tassatrice non è al servizio del governante di turno ma di una parte, la peggiore.
    Bene a sapersi.

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