Befera che fa la morale sulla burocrazia è davvero troppo!

di MATTEO CORSINI

Ho dovuto rileggere più volte queste parole del direttore dell’Agenzia delle entrate perché all’inizio pensavo che il giornalista le avesse attribuite alla persona sbagliata. Però diverse fonti riportavano più o meno le stesse dichiarazioni, sempre attribuendole ad Attilio Befera. Eccole: “A monte c’è un problema di ipertrofia normativa dovuta sostanzialmente alla scelta del legislatore di perseguire un’equità verticale, che obbliga a trattare in maniera fiscalmente diversa situazioni diverse e non invece il principio di equità orizzontale che obbliga a trattare in maniera fiscalmente uguale situazioni uguali. Oltre a questo, c’è la cosiddetta sindrome burocratica, che porta a chiudere le falle con ulteriore produzione normativa.”

Non voglio entrare nel merito delle elucubrazioni circa l’equità verticale o quella orizzontale, ma che sia Befera a parlare di ipertrofia normativa e sindrome burocratica mi pare assurdo. Formalmente, infatti, la funzione legislativa spetta al Parlamento. Di fatto, però, da diversi anni a questa parte a legiferare è direttamente il Governo, facendosi delegare dal Parlamento, oppure presentando decreti legge sui quali pone la questione di fiducia.

Ciò è vero a maggior ragione per quanto riguarda la legislazione in materia fiscale, nel qual caso i testi sono predisposti dal ministero dell’Economia e delle Finanze, per lo più sotto forma di scatole (semi)vuote che poi andranno riempite da provvedimenti dell’Agenzia delle entrate. Suppongo sia superfluo specificare che quest’ultima e il ministero dell’Economia non sono affatto due entità che non comunicano reciprocamente durante tutte le fasi che caratterizzano la stesura di un provvedimento fiscale.

Il contenuto operativo delle norme fiscali viene quindi stabilito da decreti del MEF e da circolari dell’Agenzia delle entrate. Queste ultime, in modo particolare, sono perfetti esempi di burocratismo, e non di rado riescono a non fornire chiarimenti a coloro che poi dovranno applicare le norme, già di per sé indigeste trattandosi di tasse. Dato che la mia potrebbe essere sbrigativamente considerata l’opinione di un libertario allergico a tutto ciò che ha a che fare col fisco, ritengo utile, per chi lo volesse, verificare di persona di cosa sto parlando, visitando il sito dell’Agenzia delle entrate e leggendo qualche circolare. Posso garantire che non si tratta di materie di per sé tecnicamente complicate, ma il più delle volte gli attesi chiarimenti non vengono forniti nonostante lunghezze misurabili in decine di pagine per spiegare decreti di tre articoli.

Che quindi sia Befera a dire certe cose è – lo ripeto – assurdo. Devo dedurre che non legge i testi sotto i quali appone la propria firma?

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9 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Non ti curar di lui, ma guarda e passa. Prendilo per ciò che è.

  2. alessioXL says:

    Befera?
    Non lo voglio neanche come patocco al portone di casa.

  3. Roby says:

    Riccardo Pozzi imperatore!

  4. riccardo pozzi says:

    Anni di contoterzismo a tasse forzate e di fullimmersion tributarie mi hanno convinto di poche cose: la prima e che i paesi a sottosviluppo civico e fiscale si dotano sempre di una selva di leggi, di fatto inapplicabili e a volte in contraddizione tra loro, il cui fine è consegnare il contribuente alle mercé(des) degli organismi di controllo; la seconda e che i grandi burocrati statali, di verticale hanno di sicuro i loro vergognosi profitti che in quanto a iniquità non sono secondi al loro comportamento.
    L’ultima è che anche l’ultimo ragioniere di Equitalia sa benissimo dove si annida l’insolvenza cronica ma si guarda bene dal recarvisi, per non incorrere in sconvenienti incaprettamenti, visto che in Italia la sportività fiscale non è equamente distribuita…

    • pippogigi says:

      La Svizzera, la civile Svizzera da ai suoi contribuenti aliquote umane, regole fisse e certe e perfino il concordato preventivo, con la possibilità di stabilire in anticipo quanto pgare di tasse per il quinquennio successivo.
      Nell’incivile italia, nel terzo mondo, invece le regole non sono fisse, esiste l”incertezza del diritto, l’interpretazione della norma, gli studi di settore. Percé vi chiederete? per trattare i contribuenti come bancomat: ogni volta che il governo ha bisogno di soldi ma non può, per motivi di propaganda, ufficializzare l’aumento della pressione ecco che scattano i controlli, gli obiettivi di cassa per ogni Agenzia delle Entrate. Si spara nel mucchio e con le incertezze, l’interpretazione, gli algoritmi degli studi di settore da regolare a piacimento ecco tanti miliardi di entrate extra da parte di chi paga le tasse.
      E’ nota la vicenda di qull’imprenditore estero che aperte aziende in italia si è trovato poi sottoposto a verifica con richiesta di sanzioni milionarie. Vinta la causa con lo Stato (aveva ragione come nel 60% dei casi contro il 4% della Francia) ha velocemente chiuso le aziende.

  5. pippogigi says:

    Ho come l’impressione che Befera si stia rendendo conto che alla vita nel bunker e alla caduta seguirà il processo di Norimberga.
    Si sta già preparando la difesa per lui ed i suoi collaboratori….

  6. Albert Nextein says:

    In un paese sano, normale, efficiente, uno come befera non avrebbe ruolo alcuno.

  7. Carlo says:

    Non capisco perchè quel gran pezzo di Mer_da è andato a sparare a un carabiniere….

    • Simone Tretti says:

      Immagino lei faccia riferimento a Preiti..

      Personalmente ritengo la faccenda molto oscura, probabilmente orchestrata a monte, più che sorta a valle..
      Tradotto: non credo che Preiti abbia agito da sè. Dopotutto l’argomento, scandaloso per la società perbenista, è morto nel giro di due – DUE – settimane.. pochissimo tempo.

      Ma tornando al sunto: perchè uno spara al carramba piuttosto che al politico o burocrate?

      Risposta: chi viene pagato dal politico/burocrate per parargli il culo fornendosi in qualità di scudo umano ai perbenisti?
      Un mercenario, si potrebbe dire, oppure una F.D.O. scelta a caso. Non vedo grandi differenze.

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