Banca Centrale Europea: ma quale garante di ultima istanza!

di MATTEO CORSINI

Partiamo da questa affermazione di G. Salerno Aletta: “La Bce, essendo del tutto anomala rispetto a tutte le altre banche centrali, è l’unica garante globale della non producibilità di valuta inflazionata.” Quella che ho riportato è una frase che, seppur in termini diversi, si sente ripetere in continuazione da quando la crisi si è acuita in Europa in generale e in Italia in particolare. Effettivamente la Bce presenta qualche differenza rispetto ad altre banche centrali: per esempio, non ha un unico Tesoro di riferimento e ha come obiettivo prioritario la stabilità dei prezzi al consumo, intesa come un tasso di crescita annuo inferiore ma vicino al 2 per cento.

La tanto invocata “crescita” (intesa come crescita del Pil), che molti sostengono non essere un obiettivo della Bce, in realtà lo è, seppur restando prioritario quello della stabilità dei prezzi al consumo. Questo basta a molti per invocare un cambio del Trattato per rendere la Bce identica alla Fed. Al contrario, io penso che la Fed abbia fornito il principale contributo alla degenerazione ormai irreversibile dei sistemi monetari attualmente in essere. Se il termine di paragone, come spesso avviene, è la Fed, allora potrebbe sembrare che la Bce abbia avuto un atteggiamento austero, ma, al netto degli isterismi di coloro che sono anti-inflazionisti solo a parole, le apparenze ingannano.

Di certo mi sembra abbondantemente fuori luogo definire la Bce “l’unica garante globale della non producibilità di valuta inflazionata”. La Bce usa strumenti diversi dalla Fed, ma non si può certo dire che adotti una politica monetaria restrittiva. E’ vero che la Fed ha azzerato il tasso target sui Fed Funds a fine 2008 e ha comunicato che prevede di non effettuare rialzi entro la fine del 2014, mentre la Bce ha ancora il tasso Refi all’1 per cento (non certo un livello stratosferico). E’ altrettanto vero che la Fed ha comprato e continua a comprare titoli del Tesoro statunitense, mentre gli acquisti diretti da parte della Bce dei titoli emessi dai Paesi in difficoltà sono fermi da mesi e ammontano complessivamente a circa 210 miliardi di euro.

Ma questo non significa che la Bce stia conducendo una politica monetaria restrittiva; semplicemente utilizza strumenti diversi. In particolare, la maggior parte della liquidità è fornita tramite operazioni di finanziamento alle banche collateralizzate da titoli. Spesso si tratta di titoli di Stato (la cui qualità non è sempre eccelsa), ma da quando la crisi è iniziata la lista degli strumenti utilizzabili come collaterale è stata più volte rivista (l’ultima, pochi giorni fa), abbassando di volta in volta la qualità minima richiesta.

Se ciò non bastasse, la Bce fornisce liquidità anche tramite la Emergency Liquidity Assistance (ELA), mediante la quale consente alle singole banche centrali nazionali di finanziare le banche vigilate ritenute “solvibili” ma rimaste senza collaterale accettato dalla Bce e a corto di liquidità. E’ quello, per esempio, che sta succedendo in Grecia, dove le banche ottengono liquidità dalla banca centrale greca, la quale di fatto contrae un debito verso la Bce, peraltro non collateralizzato. Il rischio, ovviamente, è a carico di tutte le banche centrali dell’eurosistema e, in ultima analisi, dei contribuenti degli altri Stati aderenti all’euro in proporzione alle quote di capitale della Bce detenute dai rispettivi Stati.

Non voglio andare per le lunghe, ma mi sembra che, anche solo considerando i pochi esempi sin qui descritti, sia davvero fuori luogo attribuire alla Bce la conduzione di una politica monetaria anti-inflazionistica. Mi limito ad aggiungere un paio di numeri: come effetto della montagna di finanziamenti collateralizzati da titoli (con durata fino a tre anni) concessi alle banche, l’attivo di bilancio della Bce ammonta oggi a oltre 3.000 miliardi di euro, pari a circa il 32 per cento del Pil dell’eurozona. La Fed si ferma a meno del 20 per cento, pur avendo un attivo di bilancio di poco inferiore ai 2.900 miliardi di dollari.

Questo è solamente un dato e ovviamente bisognerebbe considerarne molti altri per avere un quadro completo, ma serve almeno a sfatare il mito della Bce austera e succube della Bundesbank. Non che questo possa essere sufficiente a far riflettere quelli che sono convinti che tutto si possa risolvere stampando euro e/o mutualizzando il debito. Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

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One Comment

  1. CARLO BUTTI says:

    Draghino è semplicemente più ipocrita di Bernankino: ma due falsari sono e due falsari restano.

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