Anche la Baviera scalpita e pensa ad affrancarsi dalla Germania

di DIEGO TAGLIABUE

In Fallitaglia, che ha la presunzione di essere un Paese “libero”, soprattutto da pregiudizi, l’immagine della Germania è quella di un monoblocco di gente irregimentata e con la testa quadra. La cosa più sconosciuta sono le differenze culturali ed economiche dei Länder, le quali affondano le loro radici nella storia dell’Europa centrale fin dal medioevo. Può apparire, quindi, un po’ strana una “voglia d’indipendenza” da parte di un Land come la Baviera. Questa voglia, però, c’è e sta varcando il confine sottile tra la provocazione e la messa in atto.

Un minimo di cenni storico-culturali: la Baviera è il Land più vecchio della Germania e non è un  collage degli alleati (come Nordreno-Westfalia), ma rispecchia al 90% il vecchio Regno di Baviera. Storicamente fu l’ultimo Land a entrare a far parte della Germania, unificata dalla Prussia nel 1871. Nonostante che la lingua tedesca standard (Hochdeutsch) fosse già parlata dai tempi di Lutero e grazie a Lutero (non come l’italiano in Fallitaglia), ancora oggi si parla il bavarese in tutte le città grandi quanto Monza, Como, Sondrio, Bergamo, ma anche a Monaco stessa. Provate a proibire l’uso del bavarese ai Bavaresi e ne sentirete (e vedrete) delle belle. Culturalmente, la Baviera è in mezzo tra Austria e Germania. Politicamente è un Land Tedesco, ma somiglia più all’Austria che alla Turingia, al Brandeburgo o alla Bassa Sassonia.Al posto della CDU c’è la CSU (Christliche Soziale Union), il cui nome suona “progressista”, ma in realtà è di carattere conservatore/libertario: una versione libertaria del vecchio partito “Zentrum”.

Dal punto di vista economico-finanziario esiste una disparità Sud/Nord in Germania, ancora prima della riunificazione in seguito alla caduta del muro. In altri termini: in Germania il Sud mantiene il Nord. A differenza di Fallitaglia, però, esiste un conguaglio finanziario dei Länder (Länderfinanzausgleich) con regole e limiti precisi, allo scopo di frenare il debito nazionale e regionale e di mantenere stabile l’economia. La domanda nasce spontanea: cosa pretendono questi Bavaresi? Fossero nei panni dei Lombardi! Eppure è proprio così. Non solo il partito separatista bavarese – Bayernpartei – avanza ipotesi di una Baviera indipendente, bensì anche il politico della CSU Wilfried Scharnagl.

Quest’anno ha presentato il suo libro dal titolo eloquente: “Bayern kann es auch allein. Plädoyer für den eigenen Staat”, ovvero “La Baviera può farcela da sola. Perorazione per il proprio Stato”. Scharnagl espone con grande lucidità sia le differenze culturali che il gap economico, facendo presente che la Baviera (insieme al Baden-Württemberg e un po‘ all’Assia) di fatto mantiene il resto della Germania, perennemente in rosso (anche se non a livelli della Magna Grecia). In tempi di “freno del debito” (Schuldenbremse) a livello regionale, nazionale ed europeo non meraviglia che esploda una bomba letteraria simile. A differenza di Fallitaglia, però, non si è levato alcun coro di insulti, tipo “razzista” o simili, indirizzati a Scharnagl.

Storcendo un po’ il naso e con la coda di paglia, anche politici della CDU, affiliata alla CSU, e della SPD (a malincuore) riconoscono la realtà dei fatti. Non che abbiano un’altra scelta: solamente il nuovo aeroporto di Berlino (tanto per citare un caso di spreco) costerà 1,4 miliardi di Euro più del previsto e l’apertura (prevista per Marzo 2012) è stata rinviata a Ottobre 2013. Colpisce, però, il fatto che un presidente dei Verdi, Winfried Krestchmann, concordi con le tesi di Scharnagl. Kretschmann è, sì, dei Verdi, ma è president del Baden-Württemberg e non di un Land di anarchici, cloni del Leonka. Non tutti i Verdi, in Europa, sono come Vendola.

Domanda: la Baviera può farcela veramente da sola? Risposta Chiara: JAWOHL! In quanto Land contribuente in un sistema veramente federale, la Baviera non dipende da altri Länder o dal Bund (governo centrale) e amministra autonomamente settori di ampio sviluppo, l’economia, le finanze, la pubblica istruzione e la ricerca scientifica. La Baviera ha un programma economico per attrarre investitori stranieri (Invest in Bavaria), ha fatto tagli pesantissimi nel pubblico impiego e ha pareggiato da tempo il bilancio annuale. Il prossimo obbiettivo è quello dell’azzeramento del debito.

Nonostante la grave crisi dell’Eurozona, la Baviera vanta una crescita decisa (2,7% nel 2011, 1,1% nel 2012) e, insieme al Baden-Württemberg, la quota di disoccupazione più bassa della Germania (3,5%). Come tutti i Länder tedeschi, anche la Baviera dispone di ministri veri e propri, come quelli di uno Stato, e non di “assessori”, che devono chiedere sempre permesso da prefetti e cani da guardia di Roma. Manca solamente il ministro degli esteri. Esiste una costituzione bavarese, più vecchia di quella della Repubblica Federale Tedesca del 1949. L’unico ostacolo è proprio la quota da pagare per solidarietà agli altri Länder. In questo meccanismo la quota da versare dipende dal disavanzo dei Länder riceventi: si paga solo la somma necessaria a far raggiungere la media nazionale ai Länder riceventi, ma comunque mai oltre il 25% delle entrate dei Länder creditori. In pratica si tratta di una cifra che varia tra i 4 e i 5 miliardi all’anno.

Proprio quest’anno non solo è uscito il libro di Scharnagl, ma la CSU ha presentato ricorso alla corte costituzionale contro il sopra citato conguaglio finanziario: “Noi paghiamo troppo”. han detto. Vi immaginate un ricorso simile in Fallitaglia? Facciamo calare un velo pietoso su questo capitolo. Una piccola peculiarità della Baviera: fino al 1983 era un Land debitore, anche se di poco. Ora è il Land creditore/contribuente numero 1. Sotto questo punto di vista, la Baviera somiglia più al Veneto che alla Lombardia, contribuente cronico come il Baden-Württemberg. Come è stata possibile questa trasformazione da debitore a contribuente e creidtorenumero. 1 della Germania? Solo grazie al laboriosità e produttività? Assolutamente no.

Sono tre i punti chiave:

1- La politica del patriarca Franz-Josef Strauß, che puntò tutto sia sull’innovazione tecnologica e sulla modernizzazione della Baviera (investimenti nell’infrastruttura, sgravi fiscali per aziende che creano e mantengono a lungo termine posti di lavoro e che investono in nuove tecnologie), sia sul mantenimento delle tradizioni (non solo della Wiesn);

2- Un fisco inflessibile come in tutta la Germania, ma senza controlli asfissianti e a tappeto. In pratica tutti sanno che in Baviera finisci al fresco per evasione fiscale, ma che (con una probabilità da roulette russa) puoi contare su un controllo ogni 30 anni. Aggiungiamo il fatto che si controllano i grandi evasori fiscali (del calibro di De Benedetti o Berlusconi, aziendalmente parlando) e che non arrivano Equi(fall)itaglia o picchiatori del recupero crediti per due scontrini con cifre decimali errate. È un effetto, sì, puramente psicologico, da “placebo”, ma alquanto efficace: i risultati si vedono.

3- Una pubblica amministrazione efficiente (in rapporto ai parametri tedeschi e non solo) e snella. Intendiamoci: qualsiasi Bavarese sacramenta (Zefix!) contro gli impiegati postali o del comune, ma non è un’impresa fare un documento e una lettera (o pacco) impiega due giorni per arrivare a destinazione.

Aggiungiamo pure che in un Land di “patriarchi a lungo termine”, come Strauß e il suo successore Edmund Stoiber, politici che falliscono e non centrano un obbiettivo si dimettono. È il caso di Günther Beckstein, che da ministro dell’interno diventò presidente della Baviera ad interim (dopo le dimissioni di Stoiber), ma alle elezioni successive perse la maggioranza assoluta. Trovate le differenze con San Forchettone?

Qual è l’obbiettivo della CSU? Vuole raggiungere anche gli elettori della Bayernpartei? L’obbiettivo è quello di inviare un segnale, un colpo d’avvertimento agli altri Länder e a Berlino: “Non siamo obbligati a pagare! La solidarietà non è una cosa dovuta”! Considerate le condizioni e la realtà strutturale della Germania, non ci saranno moti indipendentisti di dimensioni catalane o scozzesi, ma tutti i debitori sono avvisati: “Prima siamo Bavaresi, poi Tedeschi”.

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13 Comments

  1. fritz says:

    I giovani tedeschi non parlano dialetto se non nei paesini di campagna. Quelli camicie a quadri e salsiccie per intenderci. I giovani tedeschi più istruiti sono molto tolleranti, intrasigenti con razzismi e omofobie e molto aperti nei confronti di nuove culture. Ecco dove sta la differenza tra Germania e Italia. Non di certo nel fatto che in baviera si parli dialetto.
    I ritmi di lavoro in germania sono più rilassati, non si lavora di più ma si lavora meglio perchè meno stressati e più organizzati. (I tedeschi lavorano meno che gli italiani).

  2. Sandi Stark says:

    Che palle gli italiani che misurano il mondo da italiani: esistono almeno 30 lingue di ceppo germanico, la maggior parte di esse risultano perfettamente incomprensibili le une alle altre eppure nel mondo germanico non esiste la polemica “lingua-dialetto”, oppure è una distinzione tecnica senza implicazioni politiche.

    In ogni posto ci sono due lingue, l’Hochdeutch e la lingua locale, usata anche dai media senza alcun problema e spesso anche dai politici. Nessuno si vergogna della lingua locale, anzi.

    Il pangermanismo non pretese mai di sostituire le lingue locali con l’Hochdeutsch o di imporre i costumi di un popolo sugli altri per “forgiare una nuova nazionalità”; idem accadeva per la Storia, che nessun pangermanista si sognò mai di manipolare: Odino e le saghe nordiche rimanevano Miti da rappresentare nei teatri, nemmeno il nazismo pretese di affermare che si trattasse di un reale passato storico di popoli anelanti all’unificazione.

    Il pangermanismo si basava sul concetto di superiorità della “Kultur” germanica, ma questo ideale di “Kultur” era assai ampio e riguardava anche e sopratutto la scienza, l’industria e le conquiste sociali, oltre che alcuni costumi effettivamente comuni ai popoli tedeschi come ad esempio il rispetto per il lavoro e per la comunità, esattamente contrario all’individualismo di altri popoli. Poi degenerò nella genetica ma questo è un altro discorso.

    Maria Teresa parlava un pessimo tedesco, conosceva meglio l’italiano ed il francese ma sopratutto sua lingua madre ossia il Wienerisch. Nei CDA delle grandi imprese della Baviera e dell’Austria si parla ancora oggi la lingua locale, esattamente come ai “Piani Alti” delle Generali si parla triestino e chi arriva da altrove impara oppure rimane un po’ “tagliato fuori”.

    Le guerre germaniche non furono mai combattute per contrapposizione linguistico nazionale ma per beghe tra i Casati, per convenienza ed opportunità, tanto che la Baviera fece le guerre napoleoniche con Bonaparte e nessuno Stato occupante (che fosse l’Austria, la Baviera o la Prussia) tentò mai di modificare le identità dei popoli occupati, di cancellare gli usi e costumi tradizionali e sopratutto le autonomie locali. Ad esempio la città di Dresda distrutta nel 1945, aveva ancora il suo bravo Re di Sassonia vivo e vegeto negli anni ’30.

    Difficile da capire per gli italiani… provate ad immaginare che negli anni ’30 ci fosse a Napoli un discendente di Francesco di Borbone, onorato e rispettato garante del patto federale della Napolitania con l’Italia.

    In ambito mitteleuropeo, i “vecchi austriaci” stavano al pangermanismo come l’acqua santa al diavolo, rifiutavano sdegnosamente il concetto di nazionalità linguistica, parliamo di gente e famiglie provenienti da ogni dove (anche piemontesi, lombardi, veneti, friulani, modenesi….) che si esprimevano in molte lingue e che a Vienna prosperavano nella Felix Austria multietnica.

    Il principe Eugenio, ultimo Savoia rispettabile, si firmava “Eugen von Savoy” in tre lingue, proprio per manifestare il suo disprezzo per i limiti di quello che entro breve sarebbe stato definito “nazionalismo linguistico”, era un formidabile preveggente.

    Baviera e Carinzia sono state spesso unite, la lingua Bavaro-Carinziana è alla base delle lingue di molti gruppi etnici presenti anche in Italia, genericamente definiti “tedeschi” dagli italiani.

    Io spero che in futuro la Baviera e l’Austria, ma anche altre Regioni del vecchio impero possano prosperare in una nuova Confederazione e che si riparta da zero per riportare luce sull’Europa distrutta dalle fesserie giacobine e massoniche del nazionalismo linguistico e degli Stati mono nazionali.

  3. claudio says:

    Complimenti, bell’articolo.

  4. Giacomo says:

    Congratulazioni a Diego e anche a molti di coloro che hanno contribuito alla discussione, davvero interessante. Grazie da parte di questo lettore. Sono totalmente d’accordo con Giancarlo.

  5. piero says:

    Si ma il bavarese non è una lingua autonoma rispetto al tedesco in nessun libro di linguistica..i “dialetti” del nord italia invece si.E i tedeschi sono un’etnia, dal Tirolo alla Danimarca, gli Italiani no…L’unico vantaggio è che alcune realtà hanno praticamente mantenuto la propria realtà statale/regionale a deguito della creazione dello stato tedesco, a differenza che in italia..

    • Bacchus says:

      Il suo confronto è sbagliato, i tedeschi non sono un’etnia. E’ dal XIX secolo che si parla di etnia tedesca più che altro per identificare un gruppo di persone che usa il tedesco come lingua-madre e ha caratteristiche culturali comuni. Queste persone discendono però dagli alemanni, dai bavaresi, dai franchi, dai sassoni e dai turingi, prevalentemente tutti abitanti delle sponde orientali del fiume Reno.
      Quindi secondo le sue considerazioni anche gli italiani sono un’etnia unica e quindi non c’è niente da lamentarsi.

      • Culitto Salvatore says:

        gli italiani sono un etnia, visto che di etnie nella penisola italica ne esistevano 3 romana sicula ed etrusca, quella etrusca fu spazzata via, quella sicula subì talmente “violazioni” da diventare tutto tranne che un etnia, resta solo quella romana alla quale tutti gli italici appartenevano, perchè con le migrazioni di massa, con l’abbattimento delle frontiere e l’europa unita le cosiddette etnie si sono andate via via mescolando, modificando ed è solo rimasto a ricordarci da dove veniamo la stupidità del razzismo e dalla discriminazione

    • michela verdi says:

      Per la scelta politica dell’indipendenza questo non conta proprio un bel nulla. Anche l’Austria è indipendente dalla Germania. Così come la parte tedescofona della Svizzera. Inoltre le etnie si modellano ogni giorno. Può darsi che i bavaresi fra dieci anni non sentano più di avere qualcosa in comune con la cultura degli altri. E allora? I criteri linguistici del nazionalismo dell’Ottocento hanno stancato e non implicano un bel niente.

      • Giancarlo says:

        Esatto, come hanno stancato tutte le masturbazioni mentali sulle lingue/dialetti, stendendo un velo pietoso sulle diatribe relative all’etnia. E’ lingua ciò che il popolo di un dato territorio sente come lingua propria e per cui mette in atto tutte le azioni possibili perché lo sia effettivamente. Così hanno fatto i catalani con la loro lingua che si stava riducendo progressivamente a un dialetto del castigliano, complice anche la relativa vicinanza. Così non hanno fatto gli svizzero-tedeschi con lo schwyzerdüütsch o i tedeschi del Nord con il Plattdeutsch, ambedue decisamente lontani dal tedesco standard. Non ricordo chi ha detto che il sentimento di appartenenza a una nazione è un inconscio plebiscito quotidiano.

    • Heinrich says:

      peccato che in Baviera si parli Boarisch (o austro-bavarese), che appartiene al gruppo linguistico del tedesco superiore (assieme a Walser e Cimbro), e non Hochdeutsch, il tedesco “standard”, che appartiene invece al gruppo del medio tedesco orientale.

  6. Filippo83 says:

    Solo una pignoleria: la Baviera non è un Land, ma un Freistaat. “Stato libero” forse privo di effettivo significato (non mi risulta che abbia maggiori libertà che gli altri Länder): ma in Italia non è concesso nemmeno il nome.

  7. michela verdi says:

    Un grande bravo all’autore dell’articolo!
    I nazionalisti-statalisti invece pensano ad astrazioni (“la Germania”, “l’Italia”, ecc.) come a persone viventi! Inoltre pensano che la “cultura tedesca” sia un blocco unico, come se non fosse esistita la cultura tedesca anti-stato, federalista, ecc. e il prussianesimo statalista e centralista moderno!… Due mondi completamente opposti.
    Non si rendono conto poi delle enormi diversità esistenti in questi collage di popoli, chiamati “Stati nazionali”.

  8. mauro meneghini says:

    Questa si chiama informazione corretta e completa. Bravo Diego, sono felice di vedere i tuoi articoli pubblicati…..

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