Baviera in ebollizione: non vuol pagare gli sprechi dei suoi vicini

di SALVATORE ANTONACI

Sono oramai lontani i tempi nei quali la severa Prussia, culla armata dello stato nazionale tedesco, e l’austera Germania del nord protestante potevano permettersi di guardare dall’alto in basso con notevole dose di iattanza i cugini bavaresi giudicati sommariamente come chiassosi, provinciali e prodigali al punto da rischiare il tracollo delle proprie finanze. Oggi, l’ex-regno dei Wittelsbach, dominio fatato del Ludwig immortalato nella celeberrima pellicola di Luchino Visconti, vanta, a buon diritto, una posizione di eccellenza,assieme a poche altre, tra le regioni europee in quanto a produttività economica e grandi brand come Audi, Siemens, BMW, Allianz e Adidas stanno a testimoniarlo. Non bastassero le firme illustri l’eloquenza dei numeri si incarica di corroborare questo dato di fatto: con oltre 430 miliardi di controvalore (dati del 2007), il PIL bavarese sarebbe sufficiente a garantire a Monaco il diciassettesimo posto nella graduatoria planetaria.

Un miracolo fatto di tenacia, laboriosità e, non ultima, di un’amministrazione efficiente ed oculata.

Da qualche anno, tuttavia, notevoli tensioni si vanno accumulando all’interno della struttura federale tedesca. La Baviera e gli altri locomotori del paese, Baden-Wurttemberg, Assia e Nord-Reno-Westfalia sono stati chiamati a compensare con una parte del benessere acquisito le manchevolezze dei Laender orientali, incorporati nel 1990, e la gestione allegra delle città-stato, in primis Berlino ed Amburgo. Un ulteriore “ritocco” favorevole ai vicini poco virtuosi, messo in cantiere dalla coalizione di governo guidata dalla Cancelliera Angela Merkel, non ha certo contribuito a rasserenare un clima che si è fatto pesante. E proprio dalla Baviera sono partiti gli strali più insidiosi: la CSU, costola bavarese (ma da sempre autonoma rispetto alla sorella maggiore federale, la CDU) del partito conservatore ha, addirittura, minacciato la propria uscita dall’Esecutivo.

Ad accendere le polveri, naturalmente, anche il braccio di ferro di questi mesi tra una Germania sempre più isolata e la muta di stati più o meno canaglia impegnati a batter cassa per evitare un ignominioso naufragio finanziario. Horst Seehofer, Premier bavarese e successore di Edmund Stoiber, ha ribadito con fermezza di non voler far pagare ai suoi amministrati “gli errori altrui” siano essi provenienti dalla BundesRepublik che dal resto del continente. Non è la prima alzata di scudi bavarese, va detto, ma mai si era giunti a tale livello di ruvida franchezza. Appare prematuro ed azzardato ipotizzare un prossimo futuro da battitore libero perla CSUche possa prefigurare, magari, la ripresa in grande stile della tradizione autonomista mai venuta meno da queste parti. Ma alcuni segnali, quasi dei fiumiciattoli carsici ancora ben nascosti, testimoniano che il terreno inizia millimetricamente a cedere.

La ripresa del locale partito indipendentista, il Bayern Partei, è uno di questi. Forte del 20 e più per cento fino alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, il movimento secessionista è poi scomparso dai radar della politica per diversi decenni salvo dare cenni di reviviscenza negli ultimi tempi. Il sito del BP commentava con comprensibile enfasi un sondaggio dei mesi scorsi nel quale lo si accreditava di un 18% alle prossime elezioni del Landtag in programma nel 2013. Come suol dirsi una rondine non fa primavera, ma può essere sufficiente ad incutere qualche timore alla CSU.

Altra spia di possibili sommovimenti è, senz’altro, quel gran parlare  di rinnovata Mitteleuropa che attraversa non solamente il sud della Germania, ma anche Svizzera, Austria e le regioni del nord intrappolate nella gabbia italiana. Stupisce ed incoraggia alquanto il fatto che si tratti non di mere elucubrazioni di élites alla ricerca di rilegittimazione, ma di affinità spirituali e culturali, direi quasi sentimentali, tra genti simili eppure diverse tra loro. Intenzionate a riprendere il filo di un discorso brutalmente interrotto dalle tempeste del secolo breve.

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5 Comments

  1. sport says:

    Per la cronaca la Baviera versa 3.5 milardi di euro all´anno…

    • Filippo83 says:

      E il solo Veneto tra 7mld€ e 16mld€ in residuo fiscale, figuriamoci la Lombardia…
      (In Italia non si sa nemmeno di preciso come e quanto spenda la macchina pubblica sul territorio!)

  2. oppio 49 says:

    hanno ragione loro e fa bene la Cancelliera Angela Merkel ad opporsi a qualsiasi forma di socializzazione (intesa come condivisione a livello europeo) del debito degli altri stati. se hanno troppa gente da mantenere, come noi in italia, è bene ricordare loro il sunto estremo dell’economia “non si distribuiscono pasti gratis” qui in italia i pasti sono preceduti dall’antipasto, seguiti dal dessert con spumante, dal caffè e dall’ammazza caffè. e mai che gli vada per traverso.
    viva la baviera e la Cancelliera Angela Merkel….

  3. Vulka says:

    Per quello che può valere il mio parere, do ragione alla Baviera, in quanto non ha colpa, e tocca a chi ha buttato i soldi pagare… troppo comoda!

    Sembra proprio l’aneddoto della cicala e la formica…

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