QUEST’ANNO UNA GRAGNOLA DI TASSE E GABELLE

di ARTURO DOILO

“La crisi è finita. Ora comincia la miseria”. Potrebbe essere questo lo slogan con cui celebrare quest’inizio del 2012, considerato che la cura del premier Mario Monti ha le sembianze di una gragnola di tasse che ci piomberà in testa a partire da quest’anno. Ed era solo la “fase 1” del nuovo governo. Le avvisaglie si sono avute a Natale dell’anno scorso, con i consumi precipitati a botta di due cifre percentuali rispetto all’anno precedente.

Sarà recessione, o depressione se preferite, a suon di spread, ovvero di interessi sul debito pubblico italiano da spavento. L’unica crescita alla quale assisteremo sarà quella della povertà, con l’assottigliamento della classe media, che da tempo da fondo ai risparmi accumulati per pagare le bollette del gas e della luce.

Non è questione di fare del “terrorismo economico”, ma di essere oggettivi. Quest’anno – oltre alla trentina di tasse aumentate o inventate dal governo Pdl-Lega, tra il 2008 e il 2011 – si aggiungeranno una sequela di gabelle da spavento. Vediamole.

Intanto, ritorna l’Imu (ex Ici, ex Isi, ex tassa una tantum, diventata una sempre come al solito) e la si pagherà anche sulla prima casa, con aumenti certi rispetto all’ultima aliquota pagata, tenuto conto del fatto che gli estimi catastali, utili a conteggiare l’imposta, verranno alzati. Un piccolo sconto lo avranno le famiglie con figli minorenni a carico. Ci toneremo più avanti sulla pressione fiscale che imcombe sulla casa.

Poi, c’è l’addizionale Irpef locale che crescerà (passa dallo 0,9% all’1,23 per cento), la tassa sulla casa all’estero (l’aliquota dello 0,6% viene applicata sul valore indicato nell’atto d’acquisto o, in assenza, sul valore di mercato) e quella – novità assoluta – sui fabbricati rurali, che gli allevatori si ritroveranno da pagare per la prima volta.

Per coloro che hanno avuto l’ardire di credere nello Stato, ci sarà la bottarella bis sui capitali scudati, dopo che Tremonti aveva detto loro che sarebbero rimasti contribuenti anonimi e non avrebbero dovuto sganciare altri soldi. Oltre al danno, la beffa insomma.

Un ritocchino anche alle benzina, grazie alla possibilità per le Regioni di addizionare un centesimino, al prezzo salatissimo che già si paga alla pompa, rendendo il carburante italiano il più caro d’Europa.

Per le imprese, l’Irap non è stata abolita. C’è, però, la possibilità di dedurre interamente l’Irap pagata sul costo del lavoro dalla dichiarazione dei redditi.

Per i ricchi, invece, ecco la “tassa sul lusso” per le auto con potenza superiore ai 185 kW (20 euro per ogni kW in più) e per gli aerei privati (in base al peso). Tutto ciò dal primo gennaio scorso. Tassa anche sulle imbarcazioni (in base alla lunghezza dello scafo, oltre i 10 metri), dal 1 maggio di quest’anno.

Finita qui? Niente affatto. Nel 2013, è all’orizzonte la Tares, sostitutiva della già esistente Tarsu. E’ la prima parte di una nuova imposta maggiorata che finirà nel gettito dei servizi comunali e sarà pagata da tutti i residenti. Il costo è di 30 centesimi al metro quadrato. Dovranno pagarla anche coloro sino ad oggi non erano usi pagare le tasse comunali, ovvero gli inquilini.

Come ha scritto Serena Sileoni, «la manovra introduce di fatto due “patrimoniali”. L’imposta municipale introdotta con la riforma del federalismo fiscale (l’Imu) viene anticipata. La reintroduzione dell’Ici, anche sulla prima casa, è forse meno indigesta, nella prospettiva dello Stato di diritto, rispetto a una patrimoniale eccezionale. Certo è che reintrodurla anche sulle prime case, per quanto con aliquote inferiori, avrà un effetto regressivo o comunque non equo, rispetto al quale l’aumento del fondo di solidarietà per i mutui prima casa sembra – per fare un esempio – una compensazione contraddittoria. Inoltre, la rivalutazione delle rendite catastali vorrà dire anche un aumento delle imposte ipotecarie, catastali e sui trasferimenti. L’estensione dell’imposta di bollo su titoli, strumenti e prodotti finanziari, infine, equivale a una piccola patrimoniale dal momento che si calcola sulla disponibilità di ricchezza accumulata».

Torniamo a bomba, però, a ciò che a noi sta più a cuore.

Ricordate il vecchio adagio “Casa dolce casa”? Ma quando mai. Il governo Monti è riuscito a demolire, in un attimo, anche un detto millenario, che racchiudeva in sé molto buon senso, un po’ di amore per la proprietà che si abita, l’idea che possedere un abitazione significasse mettere al sicuro i propri risparmi e, in caso di investimento, potesse diventare una forma per assicurarsi una piccola rendita.

L’introduzione dell’Imu, anche sulla prima casa, unitamente alla rivalutazione degli estimi catastali, non solo darà un altro colpetto al già disastrato comparto edile nostrano, ma impoverirà ulteriormente i cittadini, avendo trasformato i loro immobili in una specie di carta di credito governativa.

Eppure, il premier è solo stato l’ultimo della lunga lista di tassatori delle “quattro mura” e senza nemmeno tanta fantasia ha pensato bene di estorcere un altro po’ di denaro ai contribuenti.

Avere casa è sinonimo di mucche da mungere. Per chi è proprietario ci sono balzelli di ogni genere, diretti ed indiretti, occulti o meno. L’imu è solo l’ultima frontiera del fisco domestico, ma che altro è se non una gabella quella da sborsare all’idraulico per controllare i fumi della caldaia? E la demenziale certificazione energetica richiesta per poter affittare un appartamento non è una rapina anch’essa? Tra l’altro, “per chi affitta – come riportato da più fonti sul web – vanno pagati i bolli e le tasse, oltre a quella d’iscrizione al Registro sul contratto di locazione (ancora presente, e, spesso molto salata), nonché l’Irpef, che riguarda qualsiasi casa, anche non abitata”.

Se acquistate un immobile pagate l’Iva, agevolata solo se prima casa. Sul mutuo che, eventualmente accendete c’è qualche costoso bollo da appiccicare. Se ci abitate nell’immobile, pagate comunque le addizionali Irpef e una serie di accise sulle bollette di acqua, luce e gas. Se avete un cancello che dà sulla strada la gabella si chiama “Passo carraio”. Se lasciate questo mondo e qualcuno dovesse ereditare ecco pronte le tasse di successione. Davanti al notaio, inoltre, il lungo elenco comprende le imposte ipotecarie e financo quelle catastali, oltre a quella famigerata di Registro, da pagare allo Stato quando si iscrive un nuovo immobile al catasto stesso.

Pensavate di farla franca mettendovi un tetto sopra la testa al di fuori dei confini del “Belpaese”? Errore gravissimo. Mister Monti, ha inventato l’Ivie, ovvero l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero. La dovrà pagare chiunque risieda in Italia, ma possegga un immobile in un altro paese. C’è chi solleva dubbi sul balzello, ma intanto – secondo i calcoli fatti dal governo – dal 1991 ad oggi sarebbero 400mila, uno più uno meno, i proprietari che dovranno sottostare al gravame.

Qualora l’elenco non fosse completo, attendo vostri suggerimenti.

Dello Stato sociale, un tempo, lo slogan era questo: dalla culla alla tomba il governo penserà alla tua vita. Sappiamo che s’è dimostrato una balla.

Oggi, abbiamo imparato che, sempre dalla culla alla tomba, una qualche tassa sulla casa vi toccherà pagarla. Il clima natalizio è ancora troppo vicino per far prendere coscienza a tutti di quel che ci aspetta. Fra un paio di mesi la percezione cambierà. E di brutto.

Governo ladro? Non saprei… fuori piove forse?

 

 

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3 Comments

  1. pompilio says:

    “Per coloro che hanno avuto l’ardire di credere nello Stato, ci sarà la bottarella bis sui capitali scudati, dopo che Tremonti aveva detto loro che sarebbero rimasti contribuenti anonimi e non avrebbero dovuto sganciare altri soldi. Oltre al danno, la beffa insomma.”

    ……. DANNO!!!, posso capire la beffa, ma di che danno stai parlando?!
    Non voglio porre questioni ideologiche, morali o approfondire l’argomento, ma questa è gente che ha liberamente scelto di usufruire dello “scudo fiscale” , perciò come fai a parlare di danno, avrebbero potuto tranquillamente ignorare la possibilità concessa loro.
    La beffa è un’altra storia.

    Peccato mi è sembrato un bell’articolo a parte questo punto

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