Basta con la “Puttana Italia”: da oggi “SIAMO TUTTI CATALANI”

di GIANLUCA MARCHI

Da oggi, cari lettori, inauguriamo una nuova sezione del nostro giornale, ancorché temporanea: FORZA CATALUNYA. Il titolo è eloquente: da qui al 25 novembre, giorno in cui il popolo catalano andrà alle urne non solo per rinnovare il proprio parlamento, ma anche e soprattutto per esprimersi in quello che è considerato un vero e proprio referendum sull’indipendenza o meno dalla Spagna, pur coi nostri mezzi piuttosto limitati cercheremo di dare la massima attenzione a quanto avviene nella regione di Barcellona (senza dimentica che il 21 ottobre si voterà anche nei Paesi Baschi). E continueremo a seguire gli sviluppi politici anche nelle settimane successive.

La linea di questo giornale su quanto sta accadendo in Catalunya, un processo che ha avuto una fortissima accelerazione dopo l’imponente manifestazione indipendentista dell’11 settembre scorso (giorno della cosiddetta Diada), è chiara e netta e la riassumo così: SIAMO TUTTI CATALANI. Nel senso che L’Indipendenza non può che essere dalla parte di quella fetta sempre più corposa del popolo catalano che intende staccarsi da Madrid per non affondare nel tragico destino dello Stato spagnolo, praticamente commissariato dalla famigerata Troika, per poter continuare ad alimentare la storia entusiasmante di una comunità che ha rappresentato uno dei più fulgidi esempi europei di sviluppo sociale, economico e civile, con Barcellona degna capitale di questa parabola. Davanti alla crisi che ha colpito la Spagna costruita anch’essa su una falsa idea di federalismo, i catalani hanno dovuto subire l’onta di dover andare con il cappello in mano a Madrid a pietire 5 miliardi di euro per poter rifinanziare il proprio debito: soldi loro, perché il 90% delle tasse pagate dai catalani confluiscono nella capitale nazionale. Una situazione assurda per una comunità autonoma, la Catalunya appunto, il cui debito pubblico rappresenta solo il 22% del suo Pil, rapporti che neppure i Paesi del Nord Europa super virtuoso e calvinista possono annoverare. Senza dimenticare che la Catalunya lascia allo Stato centrale ogni anno 17 miliardi di euro a fondo praticamente perduto. A quel punto – e davanti alla pervicacia di Madrid a negare il Pacto Fiscal, cioè la possibilità di Barcellona di mantenere sul territorio una quota prestabilita del gettito fiscale, cosa che succede invece per i Paesi Baschi – anche l’autonomista moderato presidente della Generalitat, Artur Mas, ha detto basta: meglio andare al voto e chiedere ai catalani una volta per tutte come vogliono che sia il proprio futuro.

Lo dico in tutta sincerità: come molti osservatori cominciano a prevedere, noi da questo piccolo vascello del nostro giornale ci auguriamo che da Barcellona e dai suoi territori venga un segnale chiaro che si trasformi in un’onda lunga destinata a colpire e travolgere anche l’Italia. Noi abbiamo l’ardire di non volerne più sapere di un Paese dove un signore come er Batman si cuccava tre stipendi alla faccia dei poveri cristi e faceva assumere la propria fidanzata, senza che lei manco lo sapesse, a spese dei contribuenti; di un Paese dove si fanno le feste traverstiti da centurioni e da maiali (oddio, in questo caso non c’è spesso nemmeno bisogno di travestimento) e si irride alla “povertà” ; di un paese dove un signore si frega 100 milioni di tributi destinati ai Comuni per i quali lavora e se li sputtana in yacht e bella vita; di un paese dove un politico può dire impunemente di non sapere chi gli ha pagato la casa e siede ancora in Parlamento; di un paese dove con i troppi soldi dati alla politica il tesoriere di un partito ha potuto comprare diamanti e lingotti d’oro e chissà che altro; di un paese dove un presidente di Regione che dovrebbe essere “casto e puro” per sua scelta confessionale, poi si fa pagare vacanze superlusso da un amico-faccendiere che, guarda caso, si sbatteva molto in un settore che dipende totalmente dallo stesso ente guidato dall’amico-presidente; di un paese che tutti i giorni (per non dimenticare nessuno) dà la peggiore prova di sé, ma forse ormai è l’unica che è capace di offrire, in decine di altri episodi, sia nel pubblico che nel privato. Il problema è che non è solo la politica ad essere putrida, è buona parte della società italica a essere ammalata (in realtà dovremmo parlare di società incivile), fatta ormai in maggioranza da persone che farebbero carte false per partecipare alle feste e ai festini del potere, sperando di poterne trarre qualche vantaggio, di gente pronta a fregare il vicino di casa, a fottere la società spacciandosi per falso invalido e per chieco che ci vede benissimo pur di lucrare una pensione immeritata o un accompagnamento che non gli spetta.

Ebbene, noi non ci stiamo ad affogare in questo “mare di merda”: saremo in pochi, saremo minoranza, ma non ci stiamo. E ci auguriamo che il vento che spira dalla Catalunya possa arrivare fino a qui e risvegliare le coscienze ammorbate di molti che ancora pensano di poter lucrare qualcosa attaccandosi alla tetta o a qualche tettina di complemento della PUTTANA ITALIA. Abbiamo questo sogno di essere “padroni a casa nostra” con la possibilità di sceglierci i politici che vogliamo e di prenderli direttamente a calci nel culo se non si comportano come si devono e, per assurdo, persino di premiarli se rubano ma se ci fanno vivere da “parassiti pasciuti”: saranno cavoli nostri. Per questo ribadisco: SIAMO TUTTI CATALANI, sperando che l’onda proveniente dalla penisola iberica  spinga anche noi al redde rationem.

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24 Comments

  1. Io sono catalano.

    E domani, ma anche tutti gli altri giorni, sono VENETO.
    E proprio per questo, domani, sarò a Venezia. Alle 15.00, oltre il Ponte di Calatrava, per partecipare alla marcia per l’indipendenza della Regione del Veneto dallo stato italiano.

    A VENEZIA! A VENEZIA! XE ORA!

  2. _Salvatore says:

    FORZA CATALUNYA!

  3. Crisvi says:

    Sono stato a Barcellona e in alcune cittadine nel raggio di 50 km da questo capoluogo, nel maggio u.s.

    In termini indipendentisti, i catalani sono avanti anni luce rispetto a noi.
    Me ne resi conto, conversando con dei rappresentanti locali di Esquerra, un importante partito catalano.

    Tuttavia, stiamo progressivamente seguendo le loro orme.
    Laggiù ho comperato la bandiera catalana, per aver sempre presente questo straordinario percorso.

    La Catalogna è già autonoma da tempo.
    Da noi, la lega non è riuscita a darci neppure uno straccetto d’autonomia dall’attività predatoria romanocentrica.

    • germano says:

      la differenza e’ che la’ ci sono partiti di dx cento e sx che sono catalani,qui abbiamo avuto solo un partito contro tutti e se non fa’ il federalismo o non ottiene i risultati che vogliamo(col 5 % a livello nazionale ci incazziamo con quel partito ma non con il restante 95 % che ostacola ogni minimo cambiamento in senso fedaralista a societa’ civile padana e sempre meno padana e sempre piu’ italiana. ma ho fede nelle profezie del professor miglio.al federalismo arriveremo ,anche se non lo volessimo!

      • lorenzo says:

        D’accordissimo con te Germano.

        Il federalismo “si imporrà, per la forza delle cose, Lega o non Lega..” (G. Miglio)

  4. Paolo Ceriani says:

    Condivido, sottoscrivo, spero…..
    Spero soprattutto che Zaia si svegli, tiri fuori gli attributi e indica questo Benedetto referendum, anche solo consultivo, non importa.
    Per tirare giù una diga, basta la prima piccola crepa.
    Anch’io sarò a Venezia, ma il 7: nonostante tutto, ho ancora qualche speranza nella Lega.

  5. giuseppe S says:

    Mi stà bene che si parli anche dei Catalani, le loro esperienze possono essere utili.
    Vedo utile creare una confederazione dei popoli indipendentisti.

  6. paolo roggero says:

    egregio Marchi,
    le chiedo la gentilezza di spiegarmi meglio il passaggio che trascrivo


    di prenderli direttamente a calci nel culo se non si comportano come si devono e, per assurdo, persino di premiarli se rubano ma se ci fanno vivere da “parassiti pasciuti”: saranno cavoli nostri.


    non mi sembra molto in linea con lo spirito dell’ articolo.
    mi perdoni se non ho colto eventuali significati reconditi.
    in ogni caso io preferirei adattarmi ad un tenore di vita molto basso piuttosto che essere un ” parassita pasciuto ”

    Paolo Roggero
    cons. prov. LN di Reggio Emilia

    • gianluca says:

      Ovviamente è un paradosso: secono lo schema più classico del federalismo (che è un sistema competitivo per sua natura) una comunità potrebbe decidere di tenere elevate le tasse e farsi “coccolare” dallo Stato, piuttosto che pagare di meno ma andarsi a cercare i servizi necessari dal miglior offerente. Questo volevo dire attraverso, ripeto, un paradosso.
      gl marchi

  7. migotto sandro marco says:

    i spiriti liberi non si faranno mai sopraffare. Bello l’articolo Direttore. quello che definisci il Tuo vascello, lasciatelo dire…sta diventando una portaerei carica di indipendenza e liberta’. Grazie per quello che fate. WSM

  8. sante says:

    …è dal buio dei tempi che i “versi divini” …
    ….certificano ke l’ italia alberga in un BORDELLO…
    ……altro nn può essere se nn una fallopera….
    .
    sorge spontanea la domanda.
    “XKé il pavido Zaia nn agisce come ArturoMas:
    dimissioni, indizione elezioni con 1solo punto di programma::
    REFERENDUM”

    .
    ….kiedo un referendum tra i leghisti Xdeliziarmi con
    …con la lista delle scuse…BUEADE
    …in gergo teKnicoVeneto

    SerenissimiSaluti

  9. giannarcixo says:

    Mi chiedo che senso può avere parlare così assiduamente della Catalogna quando abbiamo il bel risvegliato nel bosco (Veneto) in procinto di abbandonare i ladroni?
    Da quindici giorni leggo questo giornale e non vedo il supporto che ci aspettavamo.
    Siamo alla vigilia di una manifestazione che consegnerà la risoluzione a zaia affinchè il consiglio regionale Veneto si esprima sulla legittimità del referendum per l’autodeterminazione del popolo Veneto e non si dice nulla, si preferisce parlare della Catalogna.
    Noi facciamo tanti auguri ai Catalani e li guardiamo come esempio allo stesso modo in cui ci interessiamo degli Scozzesi, ma sinceramente preferiamo attivarci alla grande perchè la libertà giunga per il nostro popolo.
    Ci dispiace che questo percorso non comprenda anche il resto del nord (nord caro ai leghisti nostalgici), ma a fondare l’italia noi Veneti non c’eramo.
    La puttana italia l’hanno fondata i sabaudi & C. ed ora se la tengano.
    Permettetici di andarcene e se veramente avete cara l’indipendenza dei popoli anzichè guardare alla Catalogna date una mano al popolo Veneto.

    Coraggio su, parlate della mega manifestazione che si svolgerà domani 6 ottobre con partenza alle ore 15.00 da piazzale roma a Venezia per consegnare a zaia la risoluzione che indica la strada per la nostra libertà.

    • migotto sandro marco says:

      Mi chiedo se ha un senso parlare (ma giustamente la Direzione di questo Giornale fa come meglio gli pare) di Voi. Millantare come fate che Zaia vi sta aspettando a braccia aperte e’ vergognoso. Millantare che voi siete il motore della rinascita dell’idea indipendentista Veneta e’ vergognoso. Millantare che la vostra iniziativa e’ l’unica che puo’ portare all’indipendenza e’ vergognoso.

      Zaia, che mona non e’ vi sta usando per i suoi domodi. E voi state usando i Veneti per i vostri comodi.

      Vergogna.

      • caterina says:

        io invece ritengo che si può disquisire prima e dopo, magari accapigliandosi, ma quando c’è una chiamata per un’azione visibile nel senso dell’indipendenza, bisogna andare perchè il numero conta e fa riflettere gli scettici e rinfranca i timidi… non sono sempre state folle all’inizio, nè in Catalogna, nè in Scozia, e vediamo dove sono arrivati.

        • migotto sandro marco says:

          io credo che il tempo delle chiacchere sia finito. Che il tempo dei perditempo o meglio collusi sia finito. ed il tempo per la nostra soppravvivenza non e’ infinito. Nuove facce, nuovi ragionamenti e nuove azioni. Il resto vuole solo trovare nuove careghe, a Roma o in subordine a Venezia, con la stessa tipica mentalita’ italiana. Non e’ scetticismo, e’ vedere le cose come stanno.

          • migotto sandro marco says:

            io che come e’ notorio sono timido, non mi sento per niente rinfrancato da questa tua…. mai paragonare le Sorie di altri Popoli al Tuo Popolo, si puo’ simpatizzare, imparare, condividere. Ma noi siamo Veneti.

            • caterina says:

              noi siamo veneti, gente che emigra, o che tace e sopporta… condannati ad un destino amaro..

              • migotto sandro marco says:

                io sono un Veneto fiero della mia terra, di quello che ha fatto mio Padre e di quello che fara’ mio figlio. Gente orgogliosa ed ambiziosa, perche’ siamo capaci.

                Triste che una donna parli di adirittura destino amaro..cose’ ti hanno messo ai ceppi? sei in galera?. il Veneto e’ la patria per chi vuole intraprendere. Su’ con la vita….

                • caterina says:

                  così mi piaci! domani allora vai a Venezia anche a nome mio che non ci posso essere perchè sono a 800 km. di distanza per un altro impegno che mi costringe a mancare all’appello! dirai per me: presente!

  10. Paolo L Bernardini says:

    Grande Gianluca, grande Leo. Il redde rationem si avvicina davvero!

  11. Diego Tagliabue says:

    Bellissima metafora.

    Fallitaglia è fallita e ha sempre bisogno di più soldi? A mendicare sono i cittadini che lavorano.
    I soldi vanno , poi, a parassiti grandi e piccoli.

    Madre puttana e drogata, padre alcolizzato e violento, fratelloni fancazzisti e delinquenti mandano i figli/fratelli a lavorare come schiavi e a mendicare, per finanziare gli sprechi legalizzati e la decadenza.
    Se i figli/fratelli minori si ribellano e (inaudito!) parlano con i vicini di casa e propongono timidamente di imitarne i modelli, allora volano le cinghiate in faccia, con la fibbia, e i figli/fratelli minori vengono presentati come ladri, evasori e fannulloni.

    Questa è la famiglia dei “fratelli d’Ita(G)lia”, Paese irriformabile!

    Normalmente arrivi l’assistente sociale in una famiglia così disastrata. Fallitaglia va avanti imperterrita e blatera di una “sovranità popolare e nazionale” , che in realtà è la “sovranità” dei genitori e dei fratelloni parassiti.

  12. Giacomo says:

    Da anni sostengo che l’italia non è patria ma matrigna e puttana.

  13. lory says:

    condivido “la puttana italia ” senza ovviamente offendere quelle che esercitano il lavoro più antico del mondo, l’italia è tra i paesi più corrotti del mondo, è sicuramente dove i politici sono oltre che corrotti i più pagati del mondo i più ingordi e i più schifosi compresi i burocrati ammasso di incapaci !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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