Basta la neve e siamo in guerra. Ci guadagnano solo le autostrade

MARCHE NEVEdi SIMONE BOIOCCHI –  Come ogni anno ci risiamo. Basta qualche timida nevicata e il sistema viabilistico del Paese rischia il collasso. E così la domanda sorge spontanea: che fine ha fatto la rivoluzione che il ministro Graziano Delrio aveva annunciato appena succeduto a Maurizio Lupi? Sepolta sotto la neve e lì, secondo quanto si mormora nei corridoi, rischia di rimanere molto a lungo. Eppure lo stesso Delrio, nei primi giorni da ministro delle Infrastrutture e  dei Trasporti, dichiarava che era “giusto fare le gare” per le concessioni autostradali aggiungendo che “il prolungamento delle concessioni vada valutato solo in presenza di alcune condizioni, che io vorrei fossero le stesse condizioni dei nostri partner europei”.

Belle parole, peccato che anche su questo fronte, le linee guida del governo Renzi restino parole. Oggi, infatti, lo stesso Delrio parrebbe orientato a concedere una proroga delle concessioni per l’Autobrennero (A22) fino al 2045 e per Autovie Venete fino al 2038.

Di più: sul quadrante Nord-Ovest il ministero starebbe trattando con Gavio, per arrivare a un compromesso tra la proroga da loro richiesta (2043) e il brusco taglio delle gestioni in deroga chiesto dall’Unione europea. Nel frattempo, mentre sulla Milano-Torino i Gavio hanno ottenuto il 6,5% di aumento dei pedaggi al 1° gennaio, in due tratte della rete gestita da Autostrade per l’Italia gli aumenti (+1% nella media delle tratte) sono del 40% (Milano-Varese) e addirittura 77% (Milano-Busto Arsizio).

Così, mentre le denunce fioccano anche da parte delle istituzioni, nulla sembra davvero cambiare in un settore dove le rendite non finiscono mai e dove le lobby continuano a fare il bello e il cattivo tempo soprattutto quando la controparte governativa è l’ormai trito e ritrito tanto fumo e niente arrosto.

Ma come si è finiti in questa situazione? Nemmeno a farlo apposta, anche in questo caso, tutto nasce alla fine del 2014, quando il governo vara il decreto legge 133/2014, lo Sblocca Italia. All’articolo 5 si delinea la possibilità di uno scambio tra le concessionarie autostradali e lo Stato: da una parte della bilancia si chiede una calmierazione delle tariffe autostradali per alcuni anni e l’impegno a effettuare investimenti aggiuntivi; dall’altra si dà ai concessionari la possibilità di continuare il loro bengodi. Con la fusione di tratte autostradali contigue, i concessionari possono allungare la durata delle concessioni più prossime alla scadenza.

Intervento che ha immediatamente attirato le opposizioni di più parti con la Commissione europea in prima linea che  ha minacciato una procedura di infrazione proprio per l’articolo 5 dello Sblocca Italia. Anche perché la direttiva Concessioni (2014/23/UE), che andrà recepita entro il 18 aprile 2016, mette un ulteriore tassello sul tavolo: modifiche in materia di durata (da limitare entro i 5 anni), affidamento (da realizzare con gare) e proroga (possibile solo in assenza di modifiche sostanziali) dei contratti di concessione.

Tutto risolto allora? Assolutamente no. Come al solito, la direttiva si applicherà alle nuove concessioni. Se a tutto si aggiunge che ad oggi i piani economici tariffari delle concessionarie sono, in 21 casi su 27, bloccati in attesa dell’approvazione del Cipe e con questi gli accorpamenti tra le concessioni e le conseguenti proroghe e immaginabile che fino al 18 aprile qualche cosa succederà. Il rischio? Che nulla cambi e tutto resti così com’è, comprese le parole di Delrio e la riforma che non arriverà mai.

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