Basta finanziamento ai partiti. Ma allora chi paga le campagne elettorali?

elezionidi ROBERTO PISANI – Politica e soldi. Un binomio che va di pari passo, a braccetto, l’una imprescindibile dagli altri, a volte in modo legale a volte meno. E le cronache ce lo insegnano. Fare politica costa, si sa, e più si sale, più si allarga il territorio e più questi costi lievitano in modo esponenziale. È impensabile fare politica senza soldi. Eppure c’è chi ci riesce, oppure almeno ci prova.
Si sa che le casse dei partiti di questi tempi sono più vuote che mai. Ma entriamo nel dettaglio. Partiamo da sinistra dove troviamo un PD che ha messo in cassa integrazione 184 dipendenti a causa di un buco di bilancio di 9 milioni di euro, che contati male, fanno 18 miliardi del vecchio conio, come amava dire un noto conduttore televisivo. Diciamo che, se non si trattasse di un partito politico ma di un’azienda privata, ci sarebbero già da un pò di tempo i presupposti per portare i libri contabili in tribunale.
Spostandoci lungo l’arco istituzionale arriviamo al Movimento 5 stelle che dei costi della politica e della restituzione dei rimborsi ne ha fatto da sempre la sua bandiera. Però poi i soldi servono e man mano che ci si avvicinava alle scadenze elettorali, si sono sempre più diradate le foto di gruppo dei pentastellati dietro all’assegnone con tanti zeri.
E veniamo a Forza Italia, dove il buco di bilancio sarebbe notevolmente superiore e si aggirerebbe attorno ai 200 milioni di euro. Questo ha portato ai mancati pagamenti degli stipendi dei dipendenti per il mese di settembre. In una nota sul sito ufficiale pubblicata sul sito il partito accusa di questo la nuova legge sul finanziamento dei partiti e che recita testualmente  “Questa legge di fatto ha chiuso i rubinetti del finanziamento pubblico, non soltanto per gli anni a venire ma anche in maniera retroattiva, causando non poche difficoltà, sia per quanto riguarda le ipotesi di spesa già stabilite sia sul piano di sostenibilità varato negli anni precedenti. Inoltre, la stessa legge, ponendo un limite anche al finanziamento privato, ha impedito al presidente Silvio Berlusconi di provvedere in prima persona alle necessità economiche del partito, come ha sempre fatto con grande generosità nel passato con oltre 150 milioni di euro versati nelle casse di Forza Italia in questi venti anni a partire dalla sua fondazione”.


Berlusconi appunto.  Certo che accollare al fondatore e presidente tutte le responsabilità non è giusto, anche perchè pare che i veri inadempienti sarebbero i parlamentari stessi che si sarebbero “dimenticati” di versare la loro quota nelle casse del partito. Quello che per anni è stato definito il partito azienda non sarebbe più un’azienda con questi conti, se non si occupasse di politica.

Più a destra la situazione sarebbe diversa Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale di Giorgia Meloni che avrebbe un bilancio sostanzialmente pari.

E veniamo alla Lega al momento ancora Nord. In questo caso la situazione è tragica anche a causa del sequestro da parte della magistratura dei conti riconducibili al partito, in relazione alle note vicende giudiziarie di Belsito e Bossi. E proprio a Bossi nei giorni scorsi il capo del partito Matteo Salvini ha tolto autista e personale che erano a disposizione del fondatore e Presidente Federale. Sgarbo? Vendetta politica? Tentativo di risparmiare qualcosa? Non è dato sapersi. Certo è che la lunga lista di ex dipendenti della Lega si infoltisce sempre di più, dopo i lavoratori che prestavano la propria opera al giornale, alla televisione, alla radio e nella struttura politica.
Ma allora se la situazione economica dei partiti è questa ci dobbiamo aspettare una campagna elettorale all’insegna dell’austerità oppure da qualche parte i soldi li andranno a prendere?
La politica costa e in qualche modo deve mantenersi. Speriamo in modo legale e che i partiti non siano costretti a firmare delle cambiali elettorali a chi questi soldi ce li metterà.

-- 
Roberto Pisani*
segretario politico
Identità Oltrepò
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