Basta con le “quote rosa”, sono solo una sciocchezza illiberale

di CLAUDIO ROMITI

L’incommensurabile sciocchezza delle quote rosa si regge su alcuni presupposti che solo i gonzi e gli imbecilli non possono scorgere. In primis, si dà per scontata, quando scontata non è, una certa superiorità morale della “donna” rispetto ai maschietti anche sul piano della rappresentanza democratica. Da qui  consegue che obbligando per decreto i partiti a spaccare in due il capello delle candidature, inserendo una pari quantità di donne, il sistema Paese ne troverebbe un grande giovamento.

Inoltre, come ha sostenuto perentoriamente la sinistra Gruber nel corso di una recente puntata del suo talk di mezza sera, dato che le stesse donne sono circa metà della popolazione è giusto e sacrosanto garantire loro metà della rappresentanza. Ma allora, prendendo per buono un così delirante assunto, di questo passo altre categorie di cittadini potrebbero rivendicare uno spazio garantito nel serraglio della politica, a cominciare dagli omosessuali, eventualmente poi da suddividere in altre sottocategorie come lesbische, gay, transgender e chi più ne ha più ne metta.

Inoltre, l’idea delle quote costituisce quanto di più illiberale un sistema politico possa deliberare, creando una sorta di rigido recinto con cui realizzare per decreto ciò che dovrebbe essere invece lasciato fare allo sviluppo spontaneo della società. D’altro canto, con questa norma – che definirei salva cretini- si potrebbe giungere al paradosso di scartare individui validi a vantaggio di qualche imbecille di turno solo per un problema di genere. Una norma assurda la quale, vorrei ricordare, è stata imposta per legge anche nei consigli di amministrazione delle socità quotate in borsa.

Tuttavia, al fondo di tutto questo colossale pastrocchio costruttivista vi è un presupposto assai meno nobile rispetto a quello sbandierato dal pensiero unico femminista. Un presupposto contro il quale nessun partito o movimento avrebbe mai il coraggio di schierarsi: i voti delle donne. Ovviamente non tutte le elettrici saranno così idiote da pensare che l’idea di un serraglio democratico a loro riservato sia una cosa seria. Però nei confronti delle altre gli stessi partiti sono costretti a sventolare l’insulsa demagogia delle quote rosa, onde non regalare consensi ai propri concorrenti diretti. E’ questa una delle tante degenerazione di un sistema democratico che non possiede vincoli costituzionali all’arbitrio delle minoranze organizzate.

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10 Comments

  1. Botrero says:

    il merito non ha “genere” e laddove si pretende di sostituire al merito il “genere” si rischia di avere una eguale ripartizione di incapaci.

    Deve essere il merito a fare la differenza non il genere.

  2. Roberto Porcù says:

    Condivido l’opinione dell’autore.

  3. Marco Green says:

    Vorrei che le parlamentari padane che appoggiano questa maggioranza si ribellassero a questo provvedimento, spiegassero che loro appartengono a una civiltà diversa da quella talmente arretrata da arrivare a ipotizzare una legge così ridicola; una società che non può accettare che la donna venga umiliata in questo modo: trattata come un oggetto…se non peggio…

  4. lory says:

    le parlamentari hanno capito che in parlamento si sta da Dio soldi a palate e privilegi! è per questo che vogliono il seggio sicuro, queste donne non sanno stirare ,lavare,e far mangiare, destre e sinistre son tutte uguali !!!!!!!!!!!!

  5. Babbini says:

    Un tempo le donne dovevano accudire la casa,fare figli,poi vennero le guerre,gli uomini a farsi ammazzare, e le donne costrette a lavorare negli stabilimenti a costruire armi, guidare tram,ecc. Poi venne il femminismo, le donne non vogliono più fare figli li ammazzano tre per volta eccc.
    Per quanto riguarda le quote giusto inserirle con le preferenze però. Ma quante MARISA BELLISARIO ci sono?

  6. Albert Nextein says:

    Parità dei diritti e quote rosa fanno a pugni.

  7. Con questa proposta da donne DEMENTI, ma furbe, abbiamo scoperto che anche le donne sono CADREGARE pari agli uomini e non è una bella notizia.

  8. FRANCO says:

    Ulteriore dimostrazione che nel sistema latita l’intelligenza. Le donne capaci non hanno bisogno di quote. Le stupide si.

  9. hal says:

    Parità di genere… e allora? Ci sono troppi con i capelli neri in parlamento, quelli con i capelli biondi non si sentono rappresentati… proporrei di dividere le quote per colore dei capelli, occhi, grandezza del naso ecc. ecc.
    Ma lasciare che siano gli elettori a scegliere in base al gradimento delle persone no è? Stanno partorendo una legge peggiore di quella di prima…

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