SI PUO’ CONSERVARE L’UNITA’ NELLA DIVERSITA’

di GIORGIO BARGNA

L’idea federalista in Italia (parlo di dopoguerra) è circolata, seppure posta sotto il silenziatore dalle classi dirigenti, sin dai tempi della Costituente, ma l’exploit è giunto grazie a, quello che si è poi dimostrato un grande centralista, Umberto Bossi, il quale la ha si usata a fini personali, ma la ha anche rilanciata ai massimi livelli sul pubblico palcoscenico. Tante sono le formule proponibili, io amo quella Municipale, un’autonomia data ai comuni permetterebbe di gestire l’economia del paese con maggior libertà, eliminando quell’odioso iter burocratico che permarrebbe comunque con un federalismo regionale o macroregionale.

Stiamo parlando di Federalismo sia chiaro, non di secessione, di massima autonomia possibile per un territorio all’interno di qualcosa di già esistente, ridisegnare le mappe ad oggi, senza sconvolgimenti importanti a livello storico diventa quasi impossibile. Stiamo parlando di Federalismo soprattutto quale terapia a quel male incurabile, raffigurabile con la piaga della partitocrazia e delle tangenti, che affligge il nostro paese, stiamo parlando della situazione preposta ad ottenere un maggior rapporto tra cittadini ed istituzioni. Ecco il perché di un Federalismo che dia ai comuni il potere di gestire le risorse, trattenendo la quasi totalità delle tasse raccolte sul territorio, e senza la necessità di dover dipendere, per le decisioni, da persone che vivono in altre città, in contesti socioeconomici quindi molto differenti.

Il concetto di Nazione permane, ma come una sorta di disegno a matita su una cartina, a cui delegare solo alcune prerogative quali difesa, la lotta al grande crimine, relazioni con l’estero, moneta. Spesso separo, nel mio pensiero, ma sarebbe così tecnicamente, il Federalismo dai principi di sussidiarietà, ma sono concetti basati su freddi termini, che possiamo, nel tempo, plasmare ed arricchire; il Federalismo, non può essere solo una suddivisione del potere, ma deve essere soprattutto un richiamo al pluralismo e alla collettività, quindi un Federalismo, basato soltanto su un’opera di ingegneria costituzionale, non rappresenta sufficientemente il collegamento con i cittadini e la società. La sostanza è che deve esistere una sorta di imprimatur umano, la concretezza del federalismo non può limitarsi alla struttura costituzionale, ma deve radicarsi nella società stessa.

Grande compito del Federalismo è conservare l’unità nella diversità, essere una soluzione dinamica, che soddisfi le esigenze dei gruppi sociali che vivono su un certo territorio e che intendono affrontare così le problematiche che lo riguardano, ma se il Federalismo si ricollega al pluralismo istituzionale e al decentramento politico che esso comporta, la sussidiarietà non può limitarsi ad essere un iter burocratico, anche attraverso lei si fonda il rapporto fra autorità e libertà che valorizzando le formazioni sociali, contribuisce alla cementificazione di una democrazia reale.

 

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12 Comments

  1. Gian says:

    manca un aspetto per me fondamentale nel suo ragionamento, magiari lei ha dato per scontato, ma non posso saperlo quindi lo faccio presente. Federalismo, sussidiarietà, livello comunale, unità nella diversità costituiscono una proposta che si può condividere o meno, ma cui manca l’aspetto identitario. Non è solo una questione di ordinamento statale, è una questione di identità. Il suo modello può funzionare solo se si ammette come in svizzera che sopra al livello cantonale (grosso modo paragonabile al livello comunale da lei proposto o al massimo al nostro livello provinciale) esista un livello identitario, un livello sovracomunale per cui la svizzera è si uno stato, ma esiste la svizzera tedesca, la svizzera romanda e la svizzera padana, senza dimenticare i romanci, per di più il tutto è separato da confini identitari netti, si pensi al cosiddetto Röstigraben e lungo il confine nord del canton ticino si potrebbe immaginare un risottograben!

    Quindi più che dire “permane il concetto di nazione” direi che se tutto funzionasse e ci fosse il riconoscimento delle nostre identità potrebbe permanere il “concetto di stato”. nel caso in cui l’italia diventasse una grande svizzera, non sarà impossibile, ma quasi…

    e non se ne abbia a male per certi commenti un po’ coloriti, è la norma…

    • Guardi Gian sulle identità e il mio concetto di comunità locale ne trova quante ne vuole sia all’indirizzo che appare qui col mio nome che a questo http://giorgiopartecipativo.myblog.it/
      se legge bene io scrivo “ma come una sorta di disegno a matita su una cartina”
      ho inviato un articolo seppure sommario su come istituire un popolo invece sul lato pratico anzichè comunitario in senso stretto, non venisse pubblicato qui lo trova all’indirizzo di riferimento al commento….ai commenti bado poco quando sono coloriti e soprattutto se privi di sostanza

  2. Trasea Peto says:

    Ok, però voglio che allo Stato italiano sia annessa anche l’Austria altrimenti continuerò a sentirmi troppo estraneo alla mentalità italica. Con gli austriaci potrei sentirmi meno alieno.
    Viva le diversità e la pluralità? Ok, voglio l’Austria o niente.

  3. Scriverò a breve un articolo che sarà in un certo senso una risposta ai vostri commenti. aggiungo solo una cosa ora, impossibile è ciò che non si vuole realizzare, il resto non lo è, e scusate, io non prendo per il culo nessuno, soprattutto mi firmo con nome, cognome e recapiti.

  4. Giacomo says:

    Spazzatura.
    Giacomo Consalez

  5. liugi II says:

    Ho sempre detto che sarei favorevolissimo a conservare l’unità nazionale qualora la struttura del futuribile Stato italiano garantisse egregiamente tutti i diritti delle popolazioni che vivono nei suoi confini. Sono d’accordo anche con tante altre utopie ma so bene che sono impossibili! L’Italia stessa si fonda sul privilegio di pochi e su una immaginaria unità etnica dei suoi abitanti, quindi in stridente antitesi con il concetto di federalismo e unità nella diversità.

  6. NANDO says:

    IL FEDERALISMO è una bella parola….

    peccato che…. per federarsi, bisogna essere prima entità autonome, autarchiche o semi e sovrani.

    SE A DECIDERE IL FEDERALISMO, SARANNO QUELLI CHE HANNO DECISO L’UNITà, CAMBIERA’ SOLO IN PEGGIO.

  7. Pavarutti says:

    Ancora con queste favole………. ma basta santo dio
    Bargna ma lei pensa che si possa riscrivere la costituzione da zero?? Basta prendere per il culo la gente per favore.

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