Barcellona. Prima l’Occidente dialoga con l’islam ricco e violento, poi piange i suoi morti

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di RICCARDO POZZI – Dopo ogni attentato a sfondo islamista, le reazioni sono invariabilmente le stesse e gli atteggiamenti di risposta fondamentalmente uguali.

C’è chi si sente indignato , scosso e vibra la sua condanna ad un generico terrorismo, sorvolando sulla sua matrice religiosa, e questo è l’atteggiamento della sinistra  in tutte le sue sfumature.

C’è poi chi riconduce tutto alla questione religiosa e propugna una lotta all’Islam dura e senza cedimenti: no alle moschee, rimpatri forzati, blocco degli sbarchi dai paesi musulmani, atteggiamento proprio della destra più muscolare.

In contrapposizione a quest’ultimo c’è tutto un fronte impegnato a convincerci che la religione islamica non c’entra nulla con il terrorismo e che il libro sacro non farebbe nessun riferimento alle pratiche jihadiste, anche se le traduzioni del Corano ormai in tutte le lingue del mondo non sembrano sottoscrivere esattamente questa posizione.

C’è, infine, la comunità islamica in occidente che mostra reazioni di rifiuto di ogni responsabilità culturale, negando ogni accomunamento religioso con chi uccide nel nome di Allah.

Comunità che reagisce alle sollecitazioni di reazione culturale che provengono dalle società laiche con un sostanziale fastidio, respingendo ogni accomunamento a una parte di religione che uccide nel nome del loro stesso Dio.

Sono veramente pochi gli osservatori che mantengono la barra del timone dritta e non si fanno distrarre dalle diatribe religiose, sono pochi quelli che mantengono la lucidità e non entrano in questioni religiose con tutti i dogmi  le prescrizioni che certe religioni impongono ai propri devoti.

La strada è tutto sommato semplice: le regole di convivenza laiche e improntate alla libertà personale non sono derogabili. Sei libero di seguire tutti i dettami religiosi che ritieni, purché tu non li imponga agli altri e permetta loro di non seguirli, di criticarli e anche di combatterli con i mezzi della libertà di parola.

Da qui discende la libertà delle donne di coprirsi o scoprirsi, alle ragazze di sposare chi vogliono, alle scuole di fare il presepe (simbolo culturale e non religioso), alle bambine di studiare ciò che vogliono e frequentare preferiscono, agli uomini di pregare cinque volte al giorno o di non farlo mai, alle mogli di uscire di casa e imparare l’italiano, sentendosi libere di seguire, abbandonare o abbracciare un’altra fede.

Per una volta occorre far capire, a chi viene nel nostro paese, che le regole da seguire sono quelle esistenti e non quelle del loro credo. E questo non perchè noi si sia islamofobici, ma solo perché si capisca che lo stato laico non abdica e non abdicherà mai a nessun precetto religioso contrario ai diritti laici dell’uomo.

Per questo appaiono completamente sbagliati gli atteggiamenti che mirano a eliminare nostre consuetudini culturali che possono offendere la morale di altre fedi, per questo è sciocco ricevere in Italia capi di stato arabi coprendosi il capo o vestendo le statue nude.

E’ solo l’ennesima pessima figura di pavidi e cedevoli occidentali che aspettano la prossima strage per proclamare il proprio sgomento e la propria solidarietà ai parenti delle vittime.

 

 

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