Banfi: l’indipendenza del Veneto e della Catalogna saranno inevitabili

di CLAUDIO PREVOSTI

Rev. Lorenzo Banfi, negli scorsi giorni Lei ha espresso pubblicamente il sostegno del movimento Domà Nunch alla causa dell’indipendenza veneta, che è recentemente giunta a una richiesta di referendum. Perché ha ritenuto importante questo avvenimento e quali prospettive apre?

Devo precisare, per chi ancora non lo sapesse, che Domà Nunch non è un movimento autonomista o indipendentista, ma econazionale, per cui non considera automatica la solidarietà nei confronti di qualsiasi movimento indipendentista. Se lo stato italiano non si fosse rivelato fin da subito il distruttore dei popoli italiani, grandi perché autonomi l’uno dall’altro, noi non avremmo nessun problema nel farne parte. Ma le cose non stanno così e ora siamo alla resa dei conti.
Il Veneto sarà solo il primo pezzo a staccarsi, innescando un meccanismo inarrestabile di disgregazione del sistema italiano che porterà, inevitabilmente, a ripensare in tempi molto brevi i temi della coesistenza e della cooperazione tra i nostri popoli. Va inoltre anche detto che molti insubri sono discendenti di immigrati veneti e ciò non può che rendere evidente che l’Insubria e il Veneto devono essere legati da amicizia e rispetto.

Oltre al Veneto, due milioni di persone in piazza a Barcellona hanno lanciato il progetto di un referendum per l’indipendenza della Catalogna. Si può parlare di un effetto domino che dalla Catalogna contagi il Veneto è quindi anche l’Insubria e/o la Lombardia?

Direi che, oltre che auspicabile, è inevitabile. Ovviamente Domà Nunch non nutre nessun sentimento antispagnolo, per la storia che ci lega a Madrid nei secoli passati – a dispetto della propaganda contraria di manzoniana memoria – ma in questo momento è necessaria una scossa per tutta l’Europa. I catalani, che hanno avuto in Jordi Pujol un grandissimo leader carismatico, sono stati molto abili nella loro partita indipendentista, sfruttando ogni opportunità, diversamente da quanto fatto in Italia, per esempio, dalla Lega Nord.
Sono convinto che la Catalogna possa innescare una reazione a catena in tutta quella che era l’Europa Occidentale, fungendo da esempio per molti altri popoli, non esclusi quelli del Nord Italia da Lei citati. Questi cambiamenti all’interno dell’UE dovranno condurre a ripensare l’idea di Europa, ma bisogna stare attenti a non fare in modo che gli eurocrati sodali dell’internazionale bancaria possano approfittare dell’inevitabile debolezza degli agonizzanti stati giacobini, e di quella contestuale dei neonati “stati dei popoli”, per disgregare ancora di più il nostro tessuto comunitario.

L’Insubria può essere in tempo per un percorso di indipendenza, gestita democraticamente e istituzionalmente, come accadrà in Catalogna e forse anche in Veneto?

Gli insubri devono ancora riscoprirsi come popolo e ricominciare a considerarsi una comunità di destino. Devono capire che occorre lasciarsi alle spalle definitivamente i meschini egoismi che li hanno spinti a isolarsi individualmente e a pensare solo al falso benessere, dato dalla cementificazione e dall’industrializzazione selvaggia dei decenni scorsi. Devono, come molti altri popoli italiani, comprendere che, prima di costituire un nuovo stato, è necessario riscoprire l’idea della Cosa Pubblica, la Res Publica dei romani: il bene comune. Che è poi, in ultima istanza, anche il bene personale. Senza un’idea guida così forte, rischiamo di riprodurre in piccolo gli stessi stati che in questo momento stanno fallendo.

Per paradosso, la sinistra italiana supporta l’indipendenza della Catalogna, dei Paesi Baschi e tutti quelli che conducono battaglie identitarie in Europa e nel mondo; ma non hanno lo stesso metro se si parla di Veneto, Insubria o finanche Sardegna. Come evidenziare questa miope contraddizione?

Non è un paradosso, dato che la sinistra italiana è imbevuta di pregiudizi antispagnoli legati all’epoca franchista, tutto qui.  Osserviamo invece che, quando agisce sullo scacchiere italiano, incarna a pieno titolo le forze reazionarie che a livelli più alti sono perfettamente bipartisan tra destra e sinistra. In questo quadro, la sua parte più estrema esercita il controllo della piazza, vero cane da guardia del regime similsovietico della tecnocrazia di Bruxelles e, in ultima analisi, del potere bancario mondiale. Ciò a testimonianza del fatto che la dicotomia destra/sinistra, più che superata, è totalmente inutile, se non per mantenere posizioni di controllo e di gestione del potere, con un’apparente ma ipocrita veste ideologica.

 

 

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14 Comments

  1. Satana says:

    Lorenzo Banfi è un satanista…avete visto la croce capovolta che ha al collo che è simbolo di Belzebu’ ?

  2. Carlo Magno says:

    Piacerrebbe sapere anche a me se il “rev” sta per reverendo…ed eventualmente reverendo di cosa…conosco da sempre il martello di Thor…e basta ingrandire l’immagine per vedere che quella è una croce rovesciata…illuminante anche il commento in difesa che parla di “necrofilia abramitica”. Tutti classici ingredienti di un fervente anticristianesimo, che peraltro è risaputo il sig. Lorenzo Banfi ha sempre ostentato.
    Giusto per chiarire.

  3. giannarcixo says:

    Mi dispiace, ma non è vero che la sinistra in Veneto sia contro l’indipendenza, infatti la nostra risoluzione, la risoluzione di Indipendenza Veneta consegnata in regione Veneto il 06/10 u.s. è stata sottoscritta anche da Fracasso (capogruppo PD) e da Pettenò (rifondazione comunista), quindi l’adesione è completamente trasversale.
    Sarà proprio la trasversalità partitica ad essere il punto di forza del prossimo consiglio regionale straordinario che sancirà il via libera per l’indizione del referendum.
    Mi dispiace ulteriormente precisare che il percorso legale per indire un referendum per l’idipendenza passa esattamente su strade tracciate dal diritto internazionale dove viene espressamente ribadito il diritto di autodeterminazione per i popoli.
    Lo status di polo per noi Veneti non è un problema, diviene invece improbo parlere (nei termini previsti dal diritto internazionale) di popolo lombardo piuttosto che di polo emiliano ecc.
    Lo spessore storico e quindi sociale che coinvolge il nostro popolo Veneto non teme confronti nè con gli scozzesi nè con i catalani. In sostanza e per farla breve i nostri legali hanno potuto contrastale l’avvocatura della regione Veneto proprio sulla base inconfutabile che possiamo definirci (come del resto la costituzione italiana riconosce) un popolo con il conseguente diritto di eprimerci se rimanere annessi ad un’altro stato o se liberarcene. I VENETI SAPRANNO COSA FARE!

    • migotto sandro marco says:

      Menti sapendo di mentire Durigon.
      O proprio non capisci. Solo perche Petteno’ (rifondazione Comunista ) ha votato la mozione non significa che la Sinistra stia dalla parte dell’indipendenza, tanto e’ vero che la totalita’ del PD (eccetto 1) ha votato contro.

      La cosa piu’ ridicola e’ che sperate ancora che un pool di avvocati possa portare all’indipendenza. Ma non farmi ridere te e le tue ciance. Il diritto internazionale e’ stato applicato dove e quando? Inoltre, nell’anno delle elezioni politiche risponsi si o no e’ possibile indire referendum?
      Smettela di raccontar balle.

      Nessuna istituzione si autoriforma. Tantomeno per mano di poooooooollllllll di avvocati vetusti ed annacquati da anni di presenza in Parlamento italiano e/o consiglio Regione veneto.

  4. luigi bandiera says:

    Tutto questo soffio (impressionante davvero) sulle braci INDIPENDENTISTE deve ravvivare il fuoco nelle cascienze della gente.

    La partenza puo’ senz’altro essere i referendum.

    Pero’, per non cadere dalla padella alla brace, bisogna prima seminare il SENTIMENTO DI APPARTENENZA ai vari popoli DISTRUTTI (peggio di Adolf fece l’itaglia) dalla storia fittizia degli illuminati dal loro buio pesto.

    Se dico che bisognera’ fare tutto EXNOVO ci sara’ un buon motivo. O no..?

    Si deve partir dalla scuola e dalle religioni.
    Dagli stregoni o se volete dagli intellighenti. Dai PULPITANTI.

    Bisogna risistemare e ricollocare oltre che ravvivare le ex nazioni appunto distrutte dalle guerre d’indipendenza e dal risorgimento per mano dei noti, che, col senno di poi, li si puo’ benissimo etichettare IDIOTI..!

    Tanto non sono tanti… Perche’ NESSUNO a quel tempo VOLEVA LO STIVALON DI MERRRDDDD. Eppoi, tanti lo furono per una certa opportunita’ di arricchimento e non per spirito patriottico.

    Lorenzo Banfi non lo conosco ma ne sentivo uno in radio padania, e’ lui..?

    Se si, ascoltandolo, diceva cose giuste e appunto condivise.

    L’e’ che qua un po’ tutti diciamo cose buone e giuste oltre che condivisibili… l’e’ il fare che manca.

    Sicuramente ci vuole tempo per far maturare le nespole.

    Come dicevo prima, prepariamo la gente a riconoscersi nei loro vecchi popoli o nazioni di appartenenza… usando la cultura che gli hanno tolto con il passare del tempo i talibani ( da i tali della repubblica delle banane).

    Tornando a parlare non in dialetto (merda) ma in lingua nostrana..!

    L’italiano e’ un dialetto dato che deriva da altre lingue. KAX..!

    Bene, vediamo se le rose fioriranno..!!

    At salüt

  5. Alessio says:

    Parole Sante:questo stato ha prima divorato i suoi figli e alla fine divora se stesso,145 di bestialità,guerre,stragi,menzogne ,uno stato che va contro i suoi cittadini e i suoi popoli non è che da rotamare.

  6. nomenade says:

    El gha parlát be.
    Bezogna apena che müís e sperá.

  7. vitaliano says:

    Poujol sarebbe indipendentista? E quando mai si è dichiarato tale?

    Possibile che la Lombardia non sia capace di partorire personaggi che non siano macchiette?

    • Mauro says:

      Non mi sembra che nessuno abbia definito Pujol (no “Poujol) indipendentista, che, comunque per dirla tutta, ha recentemente dichiarato di sostenere il separatismo della Catalogna. Cfr. Wikipedia “He also has recently stated that the recent surge of outright Catalan separatism is “all in the right”.

      E si lavi la bocca prima di parlare male dei lombardi e di cosa producono.

  8. Un po’ fuori tema…. ma quel “rev” se ne va in giro esibendo una croce invertita? Cos’è la croce di San Pietro o quella dei satanisti?
    La domanda vuol essere sincera, non lo conosco e voglio solo capire meglio.

  9. liugi II says:

    Le ultime parole sono verissime. Da incorniciare.

  10. sciadurel says:

    pienamente d’accordo con le parole di Lorenzo Banfi

    spero che tutti i movimenti (anche quelli NON politici) EUROPEI, si mettano in maggior connessione tra loro per ottenere il disfacimento degli stati centralisti ottocenteschi che hanno causato guerre, emigrazioni, immigrazioni e degrado continuo dei territori sottoposti

  11. Giacomo says:

    Ben detto, Lorenzo Banfi.

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