Bandiera e festa della Lombardia: due occasioni per discutere

di STEFANO BRUNO GALLI

Sono sempre penetranti e suggestivi gli interventi di Gilberto Oneto, indomito paladino dell’indipendentismo padano. Anche quello di qualche giorno fa sulla bandiera e sulla festa della Lombardia lo era. E non bisogna farlo cadere nel vuoto.

La rivoluzione per eccellenza, al di là di ogni giudizio storiografico o ideologico, è la rivoluzione francese del 1789. E da qui occorre partire. I volontari del Comitato permanente – alla vigilia della presa della Bastiglia, cupo simbolo dell’Ancien régime – portavano sul cappello una coccarda blu e rossa, i colori della municipalità di Parigi. Ai quali venne poi aggiunto, nelle ‘giornate d’ottobre’ – quando il popolo marciò su Versailles per imporre al re e agli Stati generali di trasferirsi a Parigi – il bianco della monarchia.

La Marseillaise – con le sue origini che affondano nella leggenda: Allons enfants de la patrie, le jour de gloire est arrivèe. Aux armes, oh citoyens – fu adottata solo nel corso del 1792, quale inno della rivoluzione. Un anno dopo, i rivoluzionari cambiarono anche la misura del tempo, elaborarono un nuovo calendario che scandiva un tempo tutto nuovo e tutto laico. La rivoluzione era una cesura radicale con il passato: il futuro cominciava con la proclamazione della Repubblica, il 22 settembre 1792. Da questa data in poi, i dodici mesi – ridotti tutti a trenta giorni – sarebbero stati Vendemmiaio, Brumaio, Frimaio, Nevoso, Piovoso, Ventoso, Germinale, Fiorile, Pratile, Messidoro, Termidoro e Fruttidoro. Sempre nel 1793 i rivoluzionari adottarono il sistema metrico decimale per le unità di peso, capacità e misura.

Tutte invenzioni giacobine, intendiamoci. Con ciò intendo tuttavia sostenere che i simboli sono davvero molto importanti dal punto di vista politico perché rappresentano concretamente lo slancio ideale di un processo rivoluzionario. Spesso emergono e s’impongono quasi naturaliter, per effetto della dinamica degli eventi, quando vengono riconosciuti da tutti e, quindi, adottati sulla scia di un consenso unanime e generalizzato. A rivoluzione in corso, non prima né dopo. Prima bisogna occuparsi di problemi che stanno emergendo con forza dal corpo della società, a cominciare dalla crisi economica e dai suoi risvolti sociali sulle famiglie e sulle imprese.

In particolare la bandiera è il simbolo di lotta e di identità nel nome del quale si è disposti a combattere e a mettere in gioco la propria esistenza fisica. La sua forza simbolica raffigura l’identità di quell’agenzia di socializzazione in cui crediamo e per la quale siamo disposti a sacrificare la vita. Saremmo oggi disposti a morire in nome delle dodici stelle dorate dell’Europa dei tecnocrati e dei burocrati? Direi proprio di no. Saremmo oggi disposti a morire per un tricolore, simbolo di uno Stato ingordo e predatore, che è moribondo? Direi proprio di no. Saremmo oggi disposti a morire per la nostra comunità territoriale, quella in cui siamo nati e viviamo, per la quale aneliamo l’autonomia, l’autogoverno e poi l’indipendenza? Direi proprio di sì.

Ecco perché la questione della bandiera della Lombardia – ma anche quella della festa – è importantissima e va trattata con cura, senza dilettantismi né approssimazioni. Aveva ragione Miglio a definire la rosa camuna come “la manopola di un servizio idrosanitario”. Tecnicamente si tratta del gonfalone della Regione Lombardia, cosa diversa da una bandiera, per la quale ci vuole sicuramente un esperto di araldica.

È vero: quella convenzionalmente chiamata Croce di San Giorgio era il simbolo della Lombardia storica, molto più estesa dell’attuale territorio regionale. Lavorare su questa bandiera non è del tutto appropriato dal punto di vista storico. Nella tradizione l’“insubre terra” – come la chiamava, per esempio, Santorre di Santa Rosa all’inizio dell’Ottocento – corrispondeva grosso modo all’attuale Lombardia: questa è la ragione per cui il Ducale, con tutta la sua forza evocativa e il suo retroterra storico sarebbe assai più appropriato. Ma dovrebbe essere affiancato a un simbolo della Lombardia amministrativa. E la rosa camuna, per quanto oggettivamente brutta e insignificante, andrebbe bene.

Una delle possibili soluzioni – forse la più razionale e ragionevole – potrebbe essere proprio quella di pensare non a una, bensì a due bandiere: una bandiera storica e una bandiera amministrativa. Il Ducale come bandiera storica e la rosa camuna, cioè il “rubinetto” di Miglio, trasformata – dal punto di vista araldico – da gonfalone in bandiera. È del resto vero che la Regione è un’invenzione: e questo consente di inventarsi anche la bandiera amministrativa. Ma quella storica no: è il Ducale.

In ordine alla data, il 29 maggio è davvero troppo risorgimentale e, quindi, stomachevole. “Dovunque è Legnano”, dice il Canto degli italiani sulle note della marcetta di Mameli, nella sua versione integrale. Per intenderci: non nella versione canticchiata in occasione delle partite della nazionale pallonara. Eppoi è data di guerra che esclude chi non fu – appunto – della partita, cioè Pavia, Varese e Como e altre città minori.

Sarebbe semmai da preferire la data convenzionale del 7 aprile 1167, giorno del giuramento di Pontida. Perché? La dottrina è ormai concorde nell’individuare nelle ‘leghe’ di città il precedente storico e istituzionale delle successive evoluzioni confederali e, quindi, federali. Vi è, insomma, una certa continuità nell’evoluzione istituzionale dalle leghe medievali alle confederazioni di Stati per giungere infine alle moderne federazioni. La storia ci suggerisce allora che il giuramento di Pontida viene oltre un secolo prima del patto del Grütli (1291), evento fondativo della confederazione svizzera, così ammirata da ogni vero spirito federalista. Il federalismo, insomma, è nato nell’abbazia di Pontida prima che sul prato del Grütli. Ciò può essere rivendicato con fierezza e con orgoglio perché enfatizza le tradizioni civiche, lo spirito di autonomia e la rivendicazione di autogoverno. Il 7 aprile potrebbe essere la data della festa della Regione Lombardia, anche se esclude qualche città che decise di stare dalla parte dell’imperatore.

La data che suggerisce Gilberto Oneto è fortemente simbolica e comunque meritevole di attenzione. Ogni anno, convenzionalmente, la prima domenica di maggio potrebbe essere una festa di forte consapevolezza antistatale, cioè di libertà dallo Stato oppressore e vessatore, ingordo e predatore, che – da sempre – schiavizza il Nord. Le cannonate di Bava Beccaris nella crisi di fine secolo (1898) furono un esempio concreto dello spirito repressivo dello Stato, della sua forza coercitiva e della violenza alla quale abitualmente ricorre per soffocare nel sangue l’insurrezione popolare. La data assumerebbe così il significato della lotta antitaliana, contro lo Stato. Quella lotta che bisogna praticare oggi per radicalizzare la frattura, utilizzarla come elemento virtuoso, imponendo allo Stato di venire a trattare la sua resa con il Nord.

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22 Comments

  1. Noi propendiamo comunque storicamente per il Ducale, bandiera che più si addice al territorio lombardo attuale e che sventolò (più o meno) non solo dal 1395 al 1796, ma che è stata incisa come emblema su molte delle città dell’attuale Lombardia, essendo comunque democratici indire un referendum con le 2 bandiere per eleggerne una non sarebbe affatto male!!!

  2. Chris Chan says:

    È vero: quella convenzionalmente chiamata Croce di San Giorgio era il simbolo della Lombardia storica, molto più estesa dell’attuale territorio regionale. Lavorare su questa bandiera non è del tutto appropriato dal punto di vista storico. Nella tradizione l’“insubre terra” – come la chiamava, per esempio, Santorre di Santa Rosa all’inizio dell’Ottocento – corrispondeva grosso modo all’attuale Lombardia: questa è la ragione per cui il Ducale, con tutta la sua forza evocativa e il suo retroterra storico sarebbe assai più appropriato. Ma dovrebbe essere affiancato a un simbolo della Lombardia amministrativa. E la rosa camuna, per quanto oggettivamente brutta e insignificante, andrebbe bene.

    • LucaF. says:

      A parte la fervida fantasia di Santorre di Santa Rosa all’inizio dell’Ottocento, storicamente l’Insubria non è mai esistita, l’Insubria è solo un nonluogo come la Padania di Bossi.
      Se si vuole parlare a nome di tutte le comunità lombarde il simbolo del Ducato di Milano non può essere storicamente né a livello amministrativo patrimonio di tutti i lombardi.

  3. Luke says:

    Concordo con Giorad, il prof. Galli mi sembra un buon appoggio per presentare in Consiglio le firme di Color44
    Avanti tutta!

  4. CARLO BUTTI says:

    Qui ci stiamo baloccando con mitologie che con le vere ragioni storiche hanno poco o nulla da spartire. Se volessi mettermi sullo stesso piano di questi ragionamenti, io, lombardo purosangue, dovrei rifiutare e Pontida e Legnano e bandiere annesse e connesse, perché la Storia e le tradizioni di Como vanno da tutt’altra parte: eravamo città ghibellina, stavamo con Barbarossa. “per cui dolente ancor Melan ragiona”, diceva Dante. L’identità lombarda è un’enorme palla, allo stesso modo dell’identità italiana.

  5. giorad says:

    … Basta che non andiamo a litigare per la bandiera, però.

    La casa (dell’indipendenza) la si costruisce dalle fondamenta – che nom mi pare possano essere costituite da una… bandiera.

    A proposito, sarebbe interessante sapere dal Prof. Galli se e come, in ambito Regione Lombardia, viene “discussa” l’iniziativa portata avanti da http://www.oolor44.org ….

    Grazie 1000 per eventuale risposta.

  6. gigi ragagnin says:

    stefano bruno galli tratta sempre questioni fondamentali.

  7. Zar Insubre says:

    “L’assessore alla cultura eccetera eccetera sente il bisogno di dare una bandiera alla Lombardia. Credo che questa Lombardia, quella attuale, abbia già l’emblema che si merita: un logo che rappresenta l’edulcorazione e lo snaturamento di un antico simbolo (lo swastika) che oggi ci appare più simile a un rubinetto.
    D’altro canto, proporre una bandiera gloriosa come il Ducale, per i Lombardi di oggi (ma ci sarebbe l’opposizione di gran parte dei bresciani e dei bergamaschi, e dei mantovani) mi parrebbe quasi ironico: la nostra meschinità è pari solo alla nostra codardia e al nostro egoismo, per non parlare della nostra ignoranza riguardo alle nostre radici.
    Forse è davvero meglio la croce di s.giorgio, la Croce Rossa, così si evita di farsi sparare addosso. Mi pare più azzeccata, un simbolo tutto sommato quasi neutro, che non scontenta nessuno, leghisti ed ex leghisti, un comodo compromesso, che non rappresenta nessuna grandezza, casomai solo una battaglia vinta in maniera fortunosa. Una bandiera buona al massimo per autonomisti da carta di Chivasso, non certo per chi crede che l’Insubria e, per estensione, la Lombardia (storica e non l’invenzione austro-sabauda) debba ritornare a essere grande, a riprendersi il suo posto in Europa, a esserne anche guida culturale.
    Se vi piace e pensate che non scontenti parti dell’attuale regione Lombardia, tenetevi pure la croce, o il rubinetto. Noi seguiamo i costumi della Vipera e non rinunciamo al nostro Ducale, l’unica nostra bandiera, identitaria e imperiale.
    Vipereo mores non violabo!” (Rev. Lorenzo Banfi)

  8. Luporobico says:

    La Croce di S Giorgio secondo me rimane la scelta migliore…..pur considerando la bandiera ducale bellissima.
    L’importante è che ci togliamo dalle scatole il rubinetto bianco e verde.

  9. Gian says:

    per quanto sia d’accordo con la proposta non sono invece d’accordo col ritenere i fatti di Legnano troppo risorgimentali.

    Primo perchè francamente me ne frego di ciò che dicono e fanno gli italiani, scartare un evento che è padano al 100% solo perchè se ne sono appropriati anche gli italiani vuol dire farsi dettare l’agenda da loro, ammettere che la loro rivisitazione dei fatti abbia senso e accettare il furto di ciò che è nostro, anche dei simboli.

    Secondo perchè rivisitare un episodio medioevale in chiave risorgimentale non ha senso, non si può pensare che i comuni padani in lotta con il Barbarossa volessero l’italia, è una follia!

    Terzo perchè gli italiani si sono appropriati di tutto, ogni simbolo, evento, fatto, ecc è stato piegato, storpiato, violentato per fini risorgimentali e italico patriottici. Con questa logica dovremmo rinunciare al leone di San Marco che è presente nello stemma della Marina Militare italiana, così come dovremmo rinunciare alla stessa bandiera di San Giorgio, che Oneto propone per la Padania, dato che è presente sempre nello stemma della Marina Militare italiana.

    Insomma chissenefrega di ciò che dicono, fanno, han detto, han fatto gli italiani, ciò che è nostro è nostro.

    Senò preparatevi a rinunciar presto anche al ducale perchè cercheranno di appropriarsi anche di quello o avete dimenticato La Russa che voleva come inno d’italia il Va Pensiero?

    Ripeto ciò che è nostro, è nostro, punto!

  10. Gian says:

    Che ai bergamaschi non vada bene il ducale è tutto da dimostrare e che Bergamo sia stata veneziana è solo una parte della verità. Prima di essere veneziana infatti è stata viscontea, dal 1332 al 1428 ed era viscontea quando Giancaleazzo Visconti è diventato duca. Inoltre a Bergamo nonostante le mura venete siano il monumento più noto ed importante non mancano significative, anche se meno note, testimonianze della presenza viscontea, dalla Cittadella o Firma Fides di Bernabò Visconti al Fontanone con tanto di stemma dell’arcivescovo Giovanni Visconti.

    Inoltre buona parte della provincia di Bergamo non è mai stata veneziana, anzi alcuni paesi hanno strenuamente lottato per restare fedeli al Ducato, così come Crema era veneziana ma tutto il circondario era milanese.
    La storia va conosciuta tutta non a spezzoni.

    Infine considerando certi venetisti arroganti e imperialisti come gli italiani che credono di poter disporre di Bergamo come gli pare e piace a maggior ragione dico, ben venga il ducale, ben venga la “bivera” viscontea.

    • Filippo83 says:

      Credo anch’io che i bergamaschi possano e debbano liberamente decidere chi e cosa essere – anche italiani, se lo vogliono (non partí da qui il piú folto contingente dei Mille?)
      Sempre nello sterile esercizio di fare la storia a spizzichi e bocconi, potremmo che la Bergamasca fu:
      – epoca romana: nord-ovest (Transpadana);
      – epoca longobarda: nord-est (Austria – no, non quella di Vienna);
      – epoca carolingia e poi imperiale: nord-ovest/Lombardia;
      – 1332-1428: milanese;
      – 1428-1796/1797: veneziana;
      – 1797-1814: cisalpina/italiana;
      – 1814-1859: lombardo-veneta;
      – 1859-2013: lombarda (Italia).
      Direi che sí, si puó considerare la storia bergamasca prevalentemente “milanese”, ma voler ricordare anche la parte “veneta” non credo che sia sciovinismo.
      Brescia e Mantova, invece, sono decisamente meno “milanesi”.

    • LucaF. says:

      @Gian
      Ma lei non è tutti i bergamaschi.
      A meno che non si voglia replicare in piccola scala la stessa prassi massonico-sabauda impositiva operata a tutta l’Italia, i bergamaschi dovranno decidere assieme alle varie popolazioni lombarde sulla futura bandiera di una Lombardia indipendente, mediante consultazioni sul territorio.
      Diamo diritto di voto e reale autodeterminazione ai territori.
      non lei o gli Insubri
      Brescia, Mantova ed altri territori lombardi non accetteranno mai il ducale di Milano.

  11. anna lamberti says:

    La Lombardia attuale è un’invenzione della Monarchia Sabauda. Queste regioni artificiali vanno rifatte da cima a fondo. Come ha sempre detto Gianfranco Miglio, che Galli cita spesso a sproposito.

  12. ahaha se la fonte è Wikipedia ora siamo tutti più sereni !

    • LucaF. says:

      @Roberto Stefanazzi Bossi

      Ecco il classico commento di uno stolto che guarda il dito che indica la Luna!.
      Ma non mi stupisce la sua reazione, visto il suo cognome e sito di riferimento….
      La storia è formata da date, fatti, uomini e luoghi, per dimostrare che la bandiera sforzesca non può essere storicamente una bandiera di tutti i lombardi è sufficiente consultare qualsiasi atlante di geografia storica.
      Ho citato didascalicamente Wikipedia perché non posso allegare nel commento testi, foto e libri di storia o geografia presenti sugli scaffali di casa.
      Detto ciò può informarsi sull’argomento facendo una ricerca di storia pre-unitaria in biblioteca, scoprirà che l’Insubria (al pari della Padania) non è mai esistita e che il vessillo rinascimentale del Ducato di Milano non è patrimonio storico e territoriale di Mantova, Brescia e Bergamo.
      Ergo se si vuole discutere seriamente della bandiera di una futura Lombardia indipendente, serve un nuovo vessillo che eviti di fare forzature revansciste storicamente false a danno di altre comunità lombarde.
      Ovviamente servono anche persone più serie e d’acume di un Bossi.

      • AxelH. says:

        @LucaF.

        Roberto Stefazzi ha semplicemte e giustamente sottolineato che citare wikipedia come fonte non è il massimo della credibilità e credo che nessuno possa biasimarlo x questo, lei compreso.
        Nella bibliografia dei libri che lei invita a leggere la sfido a trovare wikipendia tra le fonti o sbaglio?

        Detto questo, sorvolando sulle critiche del cognome che sono semplicemente infantili, parlando seriamente denoto una certa, mi permetterà, ignoranza al riguardo del Ducato e l’Insubria.
        La invito a leggersi “Considerazioni sul 1848 e la guerra” di Carlo Cattaneo ( questa è una fonte attendibile non Wikipedia) e noterà che ci sono molte citazioni riguardanti il periodo ducale ed in un capito l’autore usa il termine “insubre” per definire il popolo lombardo. siamo nel 1848, non c’era ne Bossi ne la Lega e nemmeno l’italia! il libro inoltre offre al lettore un sincero e curato spaccato della realtà preunitaria. Si fidi è un ottimo testo.

        • LucaF. says:

          @Axel.H
          Lei al pari di Stefanazzi Bossi non conosce la storia e non vuole vedere il punto della questione.
          Al di là di Wikipedia qualsiasi libro di storia pre-unitaria non cita l’Insubria e mostra i differenti vessilli per le varie territorialità lombarde. .
          Citare una fantasiosa Insubria tra Milano e Como mai storicamente esistita nei secoli (se non come fugace parziale denominazione introdotta da Napoleone Bonaparte a livello amministrativo e poi ripresa da parte di alcuni autori del XIX secolo, tra cui Cattaneo) asserendo poi che essa sarebbe il Ducato di Milano (quando esso era altra cosa) o che rappresenti l’intera Lombardia solo perché lei e il suo amico a metà anni ’90 vi siete prefissati di promuovere o realizzare tale micronazione, francamente nulla c’entra con le altre comunità lombarde aventi una storia assai differente e più nota ed importante.
          Cattaneo parla di Ducato di Milano, il che è storicamente accertato, e menziona insubri come termine in accezione a una parte della popolazione di quell’area, non collegandolo ad una amministrazione territoriale a sé stante,.
          Tornando al XXI° secolo, qui si parla di futura Lombardia Indipendente (non di ripristinare gli Sforza o di realizzare l’Insubria), ergo se si vuole una Lombardia unita ed indipendente non si può utilizzare una simbologia di parte che prevarichi sulle altrui comunità lombarde.
          La confederazione elvetica è divisa in cantoni, ogni cantone ha il suo stemma amministrativo, ma la bandiera nazionale è altra cosa.
          Nessuno qua contesta (nonostante le chiare forzature storiche) che voi possiate usare il Ducale di Milano nella vostra futura Provincia-Cantone, ma una futura bandiera di una Lombardia Indipendente è altra cosa e non può essere a danno di altre terre lombarde.
          Qui si tratta solo di capire se voi di Terra Insubre volete una Lombardia indipendente come propone CoLoR44 o se mirate solo a dividere il fronte indipendentista lombardo su puerili questioni operando un fantasioso e sterile revisionismo storico a vostro uso e consumo, così come ha fatto la Lega con la “Padania”.

    • Gian says:

      Beh, in effetti la wiki è una bella cosa, specie quella in lombardo, ma spesso riporta della castronerie mostruose.

  13. Gigi says:

    Per essere bandiera di tutti, deve essere condivisa al massimo. Se già esistono reticenze di Bergamaschi, Bresciani e Mantovani, a che pro insistere con la bandiera insubre?

  14. giorad says:

    Assolutamente d’accordo con SB Galli,

    Meno male ce ne è almeno “uno”, in Regione Lombardia.

  15. LucaF. says:

    Domanda rivolta a Stefano Bruno Galli e Gilberto Oneto: se bisogna scegliere una futura bandiera che rappresenti l’intera Lombardia, lo stemma ducale sforzesco di Milano e/o dell’Insubria (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Flag_of_the_Duchy_of_Milan.png) cosa c’entrano storicamente con le città di Brescia, Bergamo e Mantova?.
    Brescia, Bergamo erano città della Serenissima, mentre Mantova era un ducato con un proprio stemma (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Mantua_Flag_1575-1707_%28new%29.svg) differente da quello di Milano.
    Se prendiamo in considerazione il periodo di dominazione austriaca nel corso del XVIII° secolo (http://it.wikipedia.org/wiki/Ducato_di_Milano#La_dominazione_austriaca_.281706-1797.29) la superficie del Ducato milanese (nonostante l’accorpamento con il Ducato di Mantova, dotato però di forti autonomie rispetto a Milano) era ridotto ad un’estensione inferiore addirittura all’attuale Lombardia: infatti, non appartenevano al Ducato milanese Bergamo, Brescia, Crema e l’Oltrepò Pavese e il piacentino.
    In ogni caso il Ducato di Milano-Mantova asburgico (1765-1797) non utilizzava lo stemma insubre o rinascimental-sforzesco, ma la bandiera degli Asburgo- Lorena a bande orizzontali rosso-bianco-rosso con le armi centrali (http://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera_del_ducato_di_Milano e http://it.wikipedia.org/wiki/File:Flag_of_the_Duchy_of_Milan_%281765-1796%29.gif).
    Appare dunque evidente come la bandiera insubre o ducale milanese non possa rappresentare storicamente l’intero territorio lombardo.

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