500 EURO IN FUGA. CI SONO, MA A RIDOSSO DEI CONFINI

di ARTURO DOILO

Tempo fa, venivano chiamate “Bin Laden”, per il fatto che tutti sapevano della loro esistenza, ma ben pochi le avevano viste. Stiamo parlando della banconota  da 500 euro, questa sconosciuta al grande pubblico.

Dall’entrata in vigore della moneta unica solo i più fortunati ne hanno avvistato qualche pezzo, o quantomeno l’hanno maneggiato. Dopodichè sono scomparse. Eppure secondo la Bce il numero di banconote da 500 euro circolanti all’interno dell’Unione Europea è passato da 167 milioni di pezzi del 2002 a oltre 600 milioni di pezzi del novembre 2011, con un significativo incremento dell’incidenza percentuale del valore complessivo delle banconote da 500 sull’intera massa liquida di euro in circolazione (si è passati dal 23,27 % al 34,57%).

Qui sorge la domanda spontanea: allora dove sono?

La risposta è in un recente rapporto della fondazione Icsa su quella che chiamano “esportazione illegale di capitali” (per il solo fatto che i governi odiano chi cerca di soffiare dalle loro grinfie il frutto dei propri guadagni). Ebbene, la maggior parte delle banconote da 500 euro circolanti in Italia (si parla di una quota pari ai 4/5 del totale) sarebbe allocato in tre aree ben definite: i comuni a ridosso del confine italo-svizzero, la provincia di Forlì (a ridosso di San Marino) e il triveneto, ovvero le tre “rampe di lancio” dei capitali che fuggono dall’infernale tassazione italica, che con Mario Monti ha raggiunto livelli da record mondiale. Non è quindi per l’acuirsi della crisi economica che non si trovano le banconote più alte in euro ma perchè – ad esempio – una normalissima valigetta 24 ore può contenere senza nessuna difficoltà fino a 6 milioni di euro in banconote da 500 euro.

Con l’avvento del metodo “Befera”, la fuga dei denari (che si somma a quella dei cervelli) è in crescita esponenziale, come ovvio. C’è chi alla classica valigetta (ormai demodè secondo taluni) preferisce sistemi per importare o esportare valuta più raffinati: il metodo riscontrato in molti casi nei confronti di soggetti d’etnia cinese, consiste ad esempio nel nascondere denaro contante all’interno di sigarette, preventivamente svuotate del tabacco, oppure nell’occultare le banconote all’interno di salva slip preventivamente separati e successivamente rincollati a caldo in modo da non lasciare segni evidenti di alterazione. C’è anche chi ricorre al cosiddetto fenomeno della “polverizzazione” dei trasferimenti, ossia attraverso la ripartizione delle provviste in capo a più passeggeri, allo scopo di non eccedere il limite quantitativo stabilito dalla legge. Oppure ancora il mai fuori moda trasporto di denaro sulla persona (scarpe, calzini, slip, reggiseno, legati alla vita, in mezzo ai biglietti da viaggio, nella carta di imbarco e/o nei documenti portati a mano) o i classici pacchi di biscotti, cioccolata, pasta ed altri generi alimentari, libri o portafoto imbottiti di banconote.

In conclusione: più si alzano i toni contro l’evasione fiscale e più si inasprisce il torchio tributario italiano e più si aguzza l’ingegno per far espatriare le banconote, meglio se da 500 euro.

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2 Comments

  1. Dan says:

    In natura se si cerca di portare via l’osso al cane, il cane non perde tempo a cercare di nasconderlo bensì sbrana chi tenta l’abuso.
    Noi seguire l’esempio del cane proprio no eh ?

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