Banche italiane: troppe tasse frenano la concessione di prestiti

di GIORGIO CALABRESI

Sulle banche pesano imposte “sproporzionate” che frenano l’aumento dei prestiti. E’ quanto afferma il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli (nella foto), in occasione dell’assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana. Proprio così: le banche si lamentano delle troppe tasse e dicono che è a causa di questa situazione che non possono concedere prestiti alle aziende. “Con forte senso di responsabilita’ – sottolinea Patuelli – ci rendiamo conto che non e’ maturo il momento della complessiva riduzione delle imposte sulle banche, anche se segnaliamo con forza che il comparto bancario e finanziario in genere e’ oberato da imposte deliberate soprattutto negli anni precedenti alla crisi e che sono oggi del tutto sproporzionate, anche confrontate agli altri principali paesi europei, e rappresentano, con il forte costo del rischio di credito di questi anni, il principale freno per aumentare i prestiti”.

Anche se le banche ci stanno tendenzialmente antipatiche, non si può negare che l’Italia cerca disperatamente di stare in piedi solo grazie alle tasse, a cominciare da quelle sui cittadini e a quelle assurdesul aziende, per arrivare, concediamolo pure, anche alle banche. Se si tocca anche uno solo di questi tasselli, salta per aria tutto. Ma il sistema salterà per aria proprio per l’impossibilità a rispettare questo tenore di tassazione.

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6 Comments

  1. Francesco Montanino says:

    Ma quali tasse! Questi strozzini legalizzati hanno pure il barbaro coraggio di lamentarsi! Ma che vadano a zappare, per cortesia!

  2. Antonino Trunfio says:

    se non ricordo male Patuelli è lo stesso boiardo che alcuni anni fa passeggiava per montecitorio con il partito liberare de noantri, o simili. Lo hanno riciclato all’ABI, come trombato della politica

    • Albert Nextein says:

      Patuelli, ai bei tempi, era un liberale malagodiano.
      Malagodi era un liberale che mi piaceva.
      Patuelli, invece, non è mai stato incisivo.
      Un colpo alla botte, e un colpo al cerchio.
      Troppo per bene, troppo delicati.

  3. Stefano Nobile says:

    Palle.
    Le banche italiane non hanno nemmeno lontanamente una pressione fiscale paragonabile alle altre imprese.
    Un rapporto di Unicredit del 2006 parlava di carico fiscale complessivo dell’11%. Sull’ufficiale, immagino.
    Perché se vogliono trovare il vero nero basta che vadano in banca con le microspie, e così la piantano di frantumarci i testicoli con questa storia.
    D’altronde i soldi li fanno sparire quelli che li hanno, mica gli altri.
    Le banche non fanno credito alla imprese perché:
    1) sono queste ultime ad essere strangolate dal fisco, e quindi impossibilitate a rientrare
    2) i soldi servono alle banche per essere “liquide”
    3) i soldi vengono usati per comperare titoli di Stato, che poi vengono impiegati come collaterale per ottenere soldi dalla BCE
    4) alle banche dell’economia reale non frega nulla, infatti è in gran parte colpa loro se siamo in questa situazione; colpa loro e dei governi, che ne sono i complici
    5) quando verranno abolite la riserva frazionaria e le valute fiduciarie, allora non potranno più manipolare i soldi. E saranno vacche magre per questi figli di mignotta.

    • silvano polo says:

      ESATTO !
      Condivido al 100%

      E’ ora che ne spariscano tante anche di loro come sono sparite (fallite) tante aziende vittime di questa crisi è nata a causa di speculazioni bancarie mondiali.
      Altro che “too big to fail”.

  4. luigi bandiera says:

    Oh kax, altro ke kiagne…

    A chi kredere adesso..??

    Quando piangono i poveri nessuno li ascolta… forse perche’ non hanno voce..?? (lo dico sussurrando: pare di si!).

    Ripetiamolo:

    la peste o malattia del secolo fa veramente danni..!!

    KIAGNONO TUTTI, PERFINO I RICKI..?!!!

    I POVERI sono rimasti gli unici a PIANGERE..!

    PREGHIAMO.

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