Banche italiane: da qui al 2016 utili per 23 miliardi. Ma prestiti al rallentatore

di GIORGIO CALABRESI

Le banche italiane registreranno tra il 2014 e il 2016 utili cumulati per circa 23 miliardi di euro, recuperando poco piu’ della meta’ dei 41 miliardi persi nei tre anni precedenti. La ripresa del credito non sara’ pero’ marcata nel triennio: i prestiti a famiglie e imprese si ridurranno ancora nel 2014 (-0,6%) per poi ripartire tra 2015 e 2016 con un ritmo di crescita contenuto, pari in media a circa il 2,2%. Sono le previsioni presentate da Prometeia in occasione del Banking day 2014. Dopo un 2013 molto duro, il 2014 sara’ un anno di transizione, che riportera’ un segno positivo, anche se contenuto, nei bilanci delle banche italiane e che si chiudera’ con 2,8 miliardi di utili complessivi; sui conti continueranno pero’ a pesare le rettifiche sui crediti (ne sono attese per circa 23 miliardi di euro) e le sofferenze, che cresceranno del 14,6% rispetto al 2013.

 Il sistema bancario italiano aveva chiuso il 2013 con 16 miliardi di perdite; tra 2008 e 2010 gli utili cumulati erano stati pari a 27,4 miliardi, mentre nel triennio pre crisi (2005-2007) il dato era positivo per piu’ di 61 miliardi. La sorpresa negativa del dato sul Pil italiano nel primo trimestre potrebbe abbassare, secondo Prometeia, anche le previsioni per il 2014; nelle stime sull’anno non si tiene conto neppure dell’esito dell’asset quality review e degli stress test della Bce, anche se eventuali effetti negativi, spiega Giuseppe Lusignani, vicepresidente di Prometeia, “non necessariamente andranno a riflettersi nei conti economici delle banche”. Il 2015 sara’ l’anno in cui la ripresa si consolidera’, anche se le rettifiche sui crediti rimarranno un tema centrale: Prometeia prevede comunque che gli utili cumulati delle banche salgano a 8,5 miliardi di euro, con un Roe del 3,1%. Il trend positivo proseguira’ nel 2016, con utili per 12,2 miliardi e il Roe al 4,4%. “Il triennio non presentera’ risultati super brillanti – commenta ancora Lusignani – ma sara’ la dimostrazione che il sistema bancario ha tenuto e che sta recuperando un livello di reddivita’ importante”.

Sul fronte patrimoniale delle banche un ulteriore miglioramento sara’ garantito dai 10,5 miliardi di euro di aumenti di capitale in cantiere, che saranno portati a termine entro settembre e che, al netto dei 3 miliardi che Mps destinera’ al rimborso dei ‘Monti bond’, daranno al sistema un ulteriore cuscinetto per affrontare gli esercizi della Bce (le banche avranno in media il 10,3% di common equity tier 1 ai sensi di Basilea 3). “Sull’esito di questi test – afferma il vicepresidente di Prometeia – c’e’ ancora incertezza. Possiamo dire che le banche tra 2012, 2013 e anche all’inizio del 2014 sono state prudenti e hanno alzato i loro livelli di copertura e se e’ a questo che mirava, la Bce ha ottenuto il risultato”. Sul fronte prestiti, la fragilita’ del contesto economico continuera’ invece a pesare sulla qualita’ del credito, anche se il peso delle nuove sofferenze scendera’ dal 4,8% del 2013 (livello mai visto dal 1994) al 2,6% atteso nel 2016. Ne’ la salita dello spread ne’ l’esito degli stress test dovrebbero pero’ influenzare la ripartenza del credito a famiglie e imprese: “La via d’uscita per chi non dovesse passare l’esame non potra’ essere mai il taglio dei crediti”, sottolinea Lusignani. Per chi invece superera’ l’esercizio della Bce sara’ “essenziale” tornare a fare credito per remunerare il capitale.

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One Comment

  1. pippogigi says:

    Occorre segnalare la composizione degli utili delle banche: da tempo hanno smesso di fare le “banche” ovvero utilizzare i depositi (il risparmio dei cittadini) per concedere prestiti alle aziende e alle famiglie, finanziando così l’economia, ed invece si sono messe a fare le “banche d’affari”, comperando titoli di stato ed altri investimenti finanziari.
    Uno dei motivi del perdurare della crisi è proprio questo, le banche italiane vengono finanziate dalla banca centrale per acquistare titoli di stato sostituendosi alle banche tedesche e francesi che sono scese dal 50% di debito politico (pubblico) italiano al 30% attuale.
    Così per non far dichiarare fallimento all’italia si fa far fallimento alle aziende ed alle famiglie…..
    Da segnalare anche le perdite delle banche: i 2/3 dei crediti inesigibili sono per prestiti dati a grosse aziende senza aver fatto controlli o chiesto garanzie, un esempio è Sorgenia.
    Mi pare evidente che il futuro ci riservi un fallimento generale delle banche italiane, per lo meno le principali, tutte già tecnicamente fallite, Mps, Intesasanpaolo, Unicredit. Il fallimento arriverà al momento in cui la quota di debito pubblico detenuto da banche straniere sarà sceso a zero. In quel momento lo stato italiano dichiarerà fallimento senza coinvolgere il resto dell’europa (Monti è stato messo li proprio per scongiurare questo pericolo), le banche italiane secondo lo schema già sperimentato a Cipro faranno pagare il costo del fallimento ad azionisti, obbligazionisti e poi ai correntisti, praticamente una gigantesca patrimoniale di cui da tempo si parla…..

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