La Royal Bank scozzese spera nella sconfitta referendaria

di IRENE FRANCESCONI GALLIscozia

Mano a mano che si avvicina la data referendaria, anzi, le date referendarie, per la Scozia prima e per la Catalogna a ruota, arrivano segnali forti di bocciatura. L’altro giorno è stata la volta del premier spagnolo che ha già processato e condannato all’illegalità il referendum catalano di novembre. Ora arriva la gelida uscita del sistema finanziario e bancario che, attraverso la Royal Bank of Scotland (Rbs), prende non solo le distanze ma avverte l’arrivo di una catastrofe economica in caso di vittoria dei SI per l’indipendenza.

Una vittoria dei si’ al referendum per l’indipendenza della Scozia, in programma a settembre, potrebbe avere un impatto materiale sul business della banca. Lo sostiene  infatti Rbs che è controllata per l’81% dal governo del Regno Unito. Insomma, da che pulpito arriva il predicozzo… E’ la prima volta, guarda caso, che l’istituto di credito si pronuncia uscendo allo scoperto sull’esito del referendum, dopo che l’anno scorso si era limitata a far sapere che stava valutando diverse opzioni nel caso di una vittoria dei SI.

Ma adesso taglia netto: la secessione scozzese “potrebbe incidere in modo significativo sui costi del gruppo e potrebbe avere effetti negativi sul business, sulle condizioni finanziarie, sui risultati, sull’operatività e sulle prospettive del gruppo”. 

Le polemiche sul destino della banca non sono cosa di oggi. Gli scozzesi più volte hanno ribadito:  a noi i soldi del petrolio del Mare del Nord, a Londra i debiti delle banche disastrate come Royal Bank of Scotland.

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