Yuan-renminbi, la Banca Centrale cinese pone un limite agli investimenti

di REDAZIONE

La Banca centrale di Pechino diffonde regole dettagliate sul programma che consente investimenti diretti esteri in yuan, e fissa numerose restrizioni alle operazioni degli investitori stranieri in moneta locale. Lo ha riferito agichina24.it. Secondo il quotidiano Shanghai Securities News -che cita un documento interno di People’s Bank of China- i conti in yuan controllati dagli investitori stranieri non potranno essere impiegati per l’acquisto di terreni edificabili e proprieta’ immobiliari. Vietati anche gli investimenti in obbligazioni, prodotti finanziari derivati, e acquisto di quote di societa’ attive nel settore immobiliare.

La pubblicazione delle regole arriva dopo che nell’ottobre scorso la Banca centrale cinese e il ministero del Commercio avevano approvato un progetto pilota che consentiva alle societa’ straniere di investire in Cina gli yuan guadagnati all’estero, una mossa che si inquadra nel processo di internazionalizzazione della moneta cinese che il governo di Pechino sta seguendo da tempo.

Le norme emesse a ottobre prevedevano che gli investimenti oltre i 300 milioni di yuan (circa 38 milioni di euro) debbano ottenere l’approvazione del ministero del Commercio. Per aumentare la diffusione e l’impiego della sua moneta all’estero, Pechino ha stabilito diverse misure, che vanno da uno schema per fissare i commerci con Paesi stranieri direttamente in yuan -lanciato nel 2009 in alcune citta’- ai numerosi swap di valuta con nazioni come Brasile, Argentina, Giappone e Singapore. La scorsa settimana i funzionari cinesi avevano presentato il progetto “Qianhai Shenzhen- Hong Kong Modern Service Industry Cooperation Zone”, una zona economica speciale creata nella citta’ di Shenzhen, ai confini con Hong Kong, dove sara’ possibile effettuare operazioni finanziarie con le societa’ dell’ex colonia britannica direttamente in valuta cinese. Il percorso di internazionalizzazione dello yuan, prosegue: tra il 2008 e il 2011 la fetta di scambi internazionali che il Dragone fissa nella sua moneta nazionale sono passati dallo 0 all’8% grazie proprio all’avveduta politica di swap di valuta con le banche centrali dei piu’ importanti partner commerciali. Alla Borsa di Hong Kong, inoltre, e’ gia’ possibile scambiare prodotti finanziari denominati in yuan, i cosiddetti “dim sum bond”.

Attualmente, lo yuan-renminbi non è una moneta pienamente convertibile: la Banca centrale fissa quotidianamente un tasso di riferimento e limita le perdite o i guadagni all’interno di una banda di oscillazione che si situa allo 0.5% rispetto a tale livello, una politica particolarmente sorvegliata che permette al governo di controllare da vicino il tasso di cambio. Ma se da una parte uno yuan così  limitato protegge la Cina e i suoi scambi, dall’altra restringe il campo delle ambizioni internazionali di Pechino, e le nuove limitazioni agli investimenti diretti esteri in moneta cinese si inseriscono nel solco della tradizionale prudenza adottata dal governo cinese nell’apertura dei mercati finanziari: tra gli investitori stranieri, in molti hanno gia’ iniziato a lamentarsi per i divieti imposti dal Dragone.

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