La nave Italia affonda, non resta che l’Indipendenza Veneta

di PAOLO BAMPO

L’Italia va male! Oh, che bella scoperta! Dobbiamo cambiare! Oh, che brillante idea! Quindi cosa si fa? Cambiamo l’equipaggio della nave e questa si raddrizzerà! (una “genialata” unica!) Ingenuità o malafede? Orietta Berti cantava “fin che la barca va, lasciala andare”… ma quando non va più, che si fa?

Sono settant’anni che si provano a cambiare l’equipaggio, ma ad eccezione del colore bianco, rosso, verde, nero o arcobaleno della divisa di chi era mandato ad agitarsi sul cassero, non è mai cambiato nulla. La nave continua ad affondare.  Hanno provato decine di volte a sostituire anche il comandante, ma che si fosse chiamato Andreotti, Moro, Craxi, Berlusconi, D’Alema, Monti o Letta, la nave ha imbarcato sempre più acqua. Ergo: non è mai stata questione di uomini, di comandanti o di equipaggi.  Il problema è stato sempre proprio quella nave. E’ nata vecchia ed ancorata a modelli culturali gattopardeschi!  Cambiategli il colore finché volete, ma il bastimento Italia, che è più carretta del mare che incrociatore, continuerà ad andare sempre più a fondo. E’ talmente marcio che neppure un miracolo potrebbe più salvarlo. Sembra fatto con le lamiere riciclate delle Fiat degli anni 70: marce all’origine.

Per quanto riguarda lo Stato italiano, sperare che un giorno nasca un partito od una persona in grado di risolvere la sua grave situazione strutturale, non è solo utopia  ma, come l’esperienza avrebbe dovuto insegnarci, è cecità vera e propria. A sottolineare il danno non c’è stata solo l’incapacità e la malafede di una classe politica di “picciotti”, a cui si è aggiunto ora il Passator Scortese Grillo (una sorta di Robin Hood italiano nato per ridare pie illusioni ad un popolo di creduloni), ma anche la mancata volontà di afferrare il toro per le corna. Sì, d’accordo, qualcuno più di qualcun altro, tirando fuori il coniglio dal cilindro, avrebbe potuto e, magari, potrà rallentare (come massimo risultato) l’affondamento, ma quando le pompe non saranno più in grado di pompare, buonanotte suonatori… la nave non ci sarà più. Il fatto grave, purtroppo, sarà che quel giorno non lontano, non ci sarà scampo per alcuno dei passeggeri, o dell’equipaggio di turno.

Il problema dell’Italia, è proprio l’Italia. I responsabili? Gli italiani. I politici, ma non solo. Responsabili sono, infatti,  anche quelli che si sono compiaciuti dell’ amicizia e dei regali di lor signori. Tra i colpevoli non dimentichiamo, però,  anche la mafia, l’assistenzialismo, l’opportunismo , l’interesse privato e l’ipocrisia. Attenzione però: tutte queste “qualità” non sono alibi o giustificazioni per chichessia… sono aggravanti!  Dobbiamo cambiare barca (non equipaggio), in modo che qualcuno possa salvarsi ed approdare da qualche parte, altrimenti un giorno svegliandoci dovremo dire “ni hao” (il buongiorno in mandarino) al nostro futuro padrone, giunto da lontano.

Lo Stato italiano, che è nato su presupposti errati, luoghi comuni patetici e falso perbenismo, ma che soprattutto fonda le proprie radici nel malaffare, nella corruzione, nel malcostume, nel clientelismo ed in…chi più ne ha, più ne metta, non avrebbe mai potuto avere destino migliore o diverso da quello che gli si sta prefigurando.  Come si può sperare, d’altronde, che l’intera architettura sociale del Paese possa oggi improvvisamente cambiare, visto che la società stessa, in un fenomeno di massa,  per settanta anni,  ha agito, vissuto, goduto, sfruttato, piagnucolato, rubacchiato, truffato e quant’altro per mantenersi in un lusso fuori portata ed autolesionista? La metastasi è ormai allo stadio terminale e per sopravvivere, ora che scarseggia anche l’indispensabile,non basta lamentarsi o scendere in piazza per gridare “allo scandalo” contro la casta di turno, aspettando forse, dopo il fallimento anche dell’attuale governo, che arrivi il santone di turno a risolvere la situazione: magari la Madonna Renzi ! Illusione dopo illusione, visto che neppure la fata turchina risolverà il problema con un tocco di bacchetta magica, ora bisogna agire. Tutti uniti nella morte? Nossignore, bisogna saltar fuori dalla nave. Velocemente, se non si vuol essere risucchiati dal “gorgo senza fondo” che ci ricorda  Montale. Non vedo via di scampo, se non quella di saltare su di una barca in grado di navigare e di portarci lontano. Non si deve, infatti, perdere altro tempo per cercare di salvare un malato terminale, che per tutta la propria vita ha respinto ogni cura. Spero pertanto che Letta-Terminator diventi per l’Italia, ciò che è stato Schettino per la Costa Concordia.

Esiste oggi la possibilità di varare qualcosa di migliore, magari più piccolo della bagnarola Italia, ma sano. Mi riferisco a quella scialuppa di salvataggio di Indipendenza Veneta.  La scialuppa deve lasciare la nave.  Subito. Via il Veneto dall’Italia. Non è questione di eroi (chi resta?) o di traditori (chi va?), è una questione di scelta politica ed identitaria. Sarà anche opinabile, ma la priorità oggi, è indicare una meta diversa a chi non si sente (o ha smesso di sentirsi) italiano.

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24 Comments

  1. luca says:

    Complimenti paolo! Manteniamo la lucidità e l’apertura mentale necessarie x coagulare i veneti, tutti i veneti, e raggiungeremo l’obiettivo!

  2. Manuel says:

    Così, tanto per restare in tema di : Santi, Poeti e Schettini. http://indipendenzaveneta.net/fin-che-la-barca-va/#comments

    • Paolo says:

      Manuel grazie per il link. Mi era sfuggito all’epoca, ma l’ho letto con piacere ora. Sono lieto di essere arrivato secondo dietro di te. Eccezionale l’uguaglianza di pensiero… . In bocca al lupo!

  3. lory says:

    i commenti di uno che si fa chiamare “Tito Livio” hanno ben poco a che fare con l’indipendenza.

    • Tito Livio says:

      Ma certo in base al nome si capisce tutto.
      Pensa te! Tito Livio, padovano, repubblicano austero in contrasto col marciume dell’Urbe.
      Sono sicuro che il mondo guadagnerà in ingegno leggendo il commento sopra, tutti lo stavano aspettando.

  4. Big.Geo says:

    Bel articolo,
    Complimenti all’autore!

  5. Giorgio da Casteo says:

    Questo articolo dell’amico-patriota Bampo va esposto ovunque, contornato da una cornice dorata. E’ lucido , anche negli esempi, che di piu’ non si puo’.
    Ora servono solo le azioni.La mobilitazione generale per indire il referendum. Partendo dai Municipi e dalle Parrocchie dei Paesi di montagna e di pianura.
    Tutti i Veneti, non solo I.V., sono chiamati a riprendersi il timone di una Storia e di una Repubblica Serenissima che ci dettero, per secoli, serenita’ ed INDIPENDENZA
    Sempre e solo nella memoria di San Marco.

  6. lory says:

    io lo spero! , ma ci sono tanti Veneti con le fette di mortadella specialmente quelli che lavorano nella pubblica amministrazione, lavorano si per dire !!!!!!!!!!!!

  7. bacca says:

    Sono un sostenitore ma, il problema è se IV comincia a usare i metodi cari ai partiti italiani.
    Questo spaventa, perchè siamo già passati per una lega!

    • caterina says:

      comunque non c’è che mettere Alessia alla prova… io lo farei e mi spiace di non votare a Treviso, non tanto per la restituzione di 150 euro, ma per vedere effettivamente come è potuto accadere che un comune li abbia potuto chiedere e incassare allegramente, senza rendersi conto dei disagi della gente!

      • Tito Livio says:

        Ma vuole mettere come spot: tu votare me= io dare te soldi non c’è che dire, una vera alternativa al marciume italione. Per non parlare dei manifesti di qualche tempo fa di un gusto veramente singolare.

        • caterina says:

          ma, illustre Tito Livio, se ci pensa, anche quelli che vanno a roma fanno un discorso di soldi, ma guardandosi dall’esprimerlo, in questi termini:
          tu votare me, io mi prendo tanti soldi poi, forse…penso a te…
          Per stare sul tema moneta, preferisco quelli che pensano a darla alla gente rispetto a quelli che se ne fregano e la gente la spellano…anche se per mano di altri per non sporcarsi
          Certo che battersi per amministrare è un bell’impegno e comunque a volte serve parlar chiaro correndo anche il rischio di assere fraintesi…
          .

        • Roberto Porcù says:

          Si chiama voto di scambio. Tu vai a votare e con il cellulare ti fotografi la scheda. Fai poi vedere la foto al capobastone presente casualmente in quel seggio e lui ti paga, subito, con moneta corrente e senza attendere che il tale sia o meno eletto.
          Se il cellulare non lo hai è lui che te ne dà uno.
          Poi un voto = schei
          C’è un motivo per il quale al sud considerano la delinquenza organizzata migliore dello stato e dei suoi adepti “democratici”.

          • caterina says:

            infatti non serve il telefonino, basta la residenza per poter votare, e far vincere il sindaco che ha fatto la promessa, che poi va a beneficio di tutti i cittadini, anche di quelli che non lo hanno votato e magari hanno fatto per altri quello che lei descrive ricevendo prima il compenso…
            d’altra parte, se un sindaco fa centomila promesse e poi, una volta eletto se le dimentica, perchè mai lo dovremmo votare… non è per la sua bella faccia, ma perchè amministri nell’interesse dei cittadini…lo scambio è questo: io ti dò fiducia e tu mi ripaghi mantenendo le promesse…
            ogni azione ha uno scopo, compreso il votare…

            • Tito Livio says:

              Ti ripaga si ma non con i soldi perchè poi xe fassie dire che ste robe le fa el barbaro sud e poi le vien riproposte nel civil nord est.

              • caterina says:

                ma sono soldi nostri, perciò non è che una restituzione perchè da dove vengono i soldi che il comune ha in cassa se non dalle nostre tasche da dove se li è presi prima?
                mi sembra che la differenza sia proprio fra restituire e comprare….magari avvenisse più spesso!

                • Tito Livio says:

                  Ma scherziamo? non capiamo nemmeno lo squallore di proposte populiste come questa? nemmeno il concetto di voto di scambio? abbiamo poco da invidiare al meridione d’Italia allora.
                  Restituzione? ma non capisce che è populismo spicciolo da elezioni?

                  • Simone T. says:

                    Allora Tito, qual’è la sua proposta?
                    Si accettano tutte le validi e concrete proposte. Per ora, a parer mio, ma questione di tempo, di molti, la miglior proposta è Indipendenza Veneta

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