BALOTELLI E L’ARRUOLAMENTO SOTTO L’IDENTITA’ PADANA

di ROBERTO GREMMO*

Non vi sono dubbi. L’europarlamentare Mario Borghezio é l’uomo politico più lungimirante della “Lega Nord”. Lo ha dimostrato dichiarando che il calciatore Mario Balotelli é “un padano con la pelle un po’ scura”. Esatto. La definizione a impianto variabile come quella della Padania garantisce infatti a chiunque la possibilità di esserne parte.
Padani sono stati la vociante capopopolo di Lampedusa premiata col laticlavio; il contabile di Chiavari esperto di viaggi in Tanzania; i marchigiani destinati ad essere “terroni” della Romagna e i malcapitati ciclisti arruolati in un improbabile ‘tour nazionale’ costellato di fischi e fiaschi.

In simile caravanserraglio ci può dunque stare un personaggio come Balotelli che, per di più, ha la passione del night, come altri ragazzotti nulla facenti che hanno fatto carriera proprio nel Bresciano, con contorno di maghe e disponibili attricette. Uno che si esibisce muscolarmente di fronte a mezzo mondo come il “terribile Hulk” (modello padano perché verde?) non può essere piemontese, veneto o lombardo, perché caratteristica di questi Popoli sono la sobrietà e l’equilibrio e soprattutto valori come lavoro e cultura, non disvalori consumistici e mondialisti come successo e carriera che stanno oggi alla base del mondo corrotto del calcio professionale.

Perciò, ben vada Balotelli a giustificare l’“identità padana” che, in quanto fasulla e posticcia, serve ormai solo a coprire il manovriero sculettare di qualche centinaio di burocrati e politicanti di professione e mestiere. Sotto lo spadone di un personaggio mai esistito come Alberto da Giussano c’é giustamente posto per tutti. Borghezio per primo lo ha capito. E’ finita l’era delle vere etnie che difendono la propria tradizione; all’insegna del rinnovamento si afferma il modello americano del ‘melting pot’ ed un padano nero, meglio se pieno di soldi, potrebbe essere un modello.

Non c’é da stupirsi se nel circo equestre del padanismo sono spuntati anche quelli che si autodefiniscono “barbari sognanti”, nascondendo il fatto che, ai bei tempi, i veri barbari, come Brenno antico, a Roma ci andavano dopo aver sconfitto l’urbe imperiale e non per giurare (Bossi. Maroni, Calderoli) imperitura fedeltà allo Stato italiano. Impedendo per vent’anni a piemontesi, veneti e lombardi di avanzare davvero verso la libertà.

*ilsalotto.info

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One Comment

  1. maurizio ratti says:

    Nel 1960 potevano essere considerazioni logiche ma ora siamo nel 2012 e la percentuale di autoctoni è divenuta minoranza. Balotelli negro ghanese ha acquisito l’accento bresciano quindi possiede almeno un elemento connotativo territoriale. Per esempio l’On. Massimo Corsaro del PDL nato a Milano, filosoficamente ex-fascista e unitarista, privo di inflessioni, dal cui cognome traspare l’evidente origine siciliana paterna, mi sembra molto meno Lombardo del calciatore, pur avendo vissuto da sempre nella metropoli meneghina. A mio modo di vedere ha ragione Borghezio.

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