AZIENDE SANITARIE: 40 MILIARDI DI DEBITI. E GUAI A ROMPERSI IL FEMORE

di REDAZIONE

I debiti della aziende sanitarie nei confronti dei fornitori vengono stimati in circa 40 miliardi di euro.

A sottolinearlo è la Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), in un documento riservato consegnato al ministro della Salute, Renato Balduzzi, sull’efficienza del Sistema Sanitario Nazionale. Fiaso rileva «l’estrema difficoltà in cui si dibattono, nell’ambito dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari, onlus, cooperative, e gli stessi enti gestori comunali e sovra comunali, la cui attività, per quanto concerne strutture residenziali e semi residenziali rivolte ad anziani e soggetti variamente svantaggiati, è in gran parte finanziata dal Ssn».

Le difficoltà di cassa del sistema potrebbero provocare «il collasso di queste strutture assistenziali spesso di piccola dimensione e quindi economicamente deboli – continua Fiaso – E senza un intervento sulla cassa, il recente decreto del governo che impone alla pubblica amministrazione di rispettare i termini di pagamento resterà inapplicabile».

Il documento tocca anche altri punti, come il personale, dove il recupero delle risorse è stato perseguito con tagli orizzontali e blocco del turn over. «Le politiche adottate hanno via via ridotto le capacità di risposta del sistema – accusa Fiaso – e costretto il personale a turni straordinari di lavoro che possono mettere a rischio lo stesso atto assistenziale da parte degli operatori. Nel Ssn le economie sul personale si possono raggiungere solo con un’ulteriore razionalizzazione della rete di offerta dei servizi che consente di mantenere gli standard assistenziali senza incrementi di personale». Le politiche di contenimento del costo del personale devono tener conto dell’usura del personale, conclude Fiaso.

In questi anni c’è stato un aumento di 3 anni dell’età media, salita da 47 a 50 anni, una marcata femminilizzazione delle coorti più giovani e l’aumento dei professionisti over 55 dal 12 al 27% del totale.

Debiti e disfunzioni, un binomio indissolubile della sanità italica.

Cadere e rompersi il collo del femore è di per sè una sfortuna, ma se si si viene ricoverati in alcuni ospedali del Sud o del Centro Italia la sfortuna può essere doppia: si rischia infatti di non essere operati entro le 48 ore, così come indicano le linee guida internazionali. Questa opportunità è infatta negata in decine di strutture del meridione – soprattutto in Sicilia, Calabria e Campania – dove solo una piccola percentuale di pazienti viene operata rispettando le 48 ore. È quanto emerge dai dati raccolti dal Programma nazionale esiti, progetto voluto dal ministero della Salute e condotto da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Nel complesso in Italia, nel 2010, si sono registrati oltre 66 mila ricoveri per frattura del collo del femore (uomini 15.164, donne 51.235), con una proporzione media di interventi entro 48 ore pari a 31,717%.

 

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2 Comments

  1. Domenico says:

    Peccato che continuino ad assumere amministrativi, che, come è noto, non curano i femori rotti, ma costano più dei dirigenti medici. Anche perchè non producono neanche 1 cent di utile…

    • stefano says:

      ‘fettivamente.
      E basta andare in ospedale per vedere anche una massa incredibile di infermieri con svolazzante foglio in mano da portare ad un ufficio o ad un altro.
      La burocratizzazione italiana, unita ad una mancata informatizzazione, sta oltretutto devastando le foreste mondiali. Salvate gli alberi, appendeteci i burocrati.
      Salvate gli ospedali, terminate gli scribacchini.

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