Aziende lombarde in fuga verso la Svizzera: 263 in lista per Chiasso

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«Non ci aspettavamo un simile assalto. Abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni in anticipo, poi riaprirle… un caos». Hanno dato letteralmente i numeri gli uffici comunali di Chiasso negli ultimi giorni: 88 domande giovedì, 178 venerdì, 200 lunedì, e dire che il tetto iniziale era di 150. Alla fine, si è chiuso mercoledì a 263. Tante sono le aziende lombarde (comasche, varesine e brianzole) che nell’ultima settimana hanno preso d’assalto, sul sito del Comune di Chiasso (www.chiasso.ch), la mailbox del sindaco della città-porta della Svizzera italiana, Mariano Colombo. Obiettivo: prenotarsi per un faccia a faccia giovedì della prossima settimana, in vista un possibile trasferimento in Ticino.

«A un certo punto abbiamo temuto che lo spazio non sarebbe bastato», spiegano gli organizzatori dell’evento in programma il 26 settembre (il titolo: «Benvenuta impresa nella città di Chiasso» è lo stesso di un dossier introduttivo di 70 pagine distribuito dal municipio ai partecipanti). «Avevamo chiuso le iscrizioni dopo appena sette giorni per overbooking, ma viste le richieste incessanti le abbiamo riaperte lunedì».

In totale sono 470 i nomi degli iscritti, tra imprenditori e accompagnatori (chi si porta la moglie, chi i dipendenti, chi il commercialista), per 161 aziende attive nel settore dei servizi e 102 raggruppate sotto la voce «produzione e artigianato». Piccole e medie imprese provenienti dalla fascia di confine, ma non solo. Nel mucchio c’è anche Giuseppe Caggiano, artigiano di Carugo (Brianza) esasperato da tasse e burocrazia, che al telefono si sfoga: «Lo faccio perché ho due figli giovani, sono pronto a portare con me tutti e 6 i miei dipendenti». Non senza prima esaminare le condizioni, certo. «È un primo passo, anche una manifestazione di disagio: aspetto di sentire cosa ci diranno». Ma la voglia di partire è forte. «Potremmo organizzare un pullmino con i dipendenti, e ogni mattina partire tutti insieme…». Verso l’Eldorado, oltre il confine della crisi.

www.corriere.it

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6 Comments

  1. Dan says:

    Ci sarà da divertirsi quando la svizzera chiuderà le frontiere…

  2. Ilaria Colla says:

    Sinceramente… ho smesso di stupirmi. Con un Total Tax Rate che grava sulle imprese più alto d’europa (68,3%), una burocrazia spaventosa, un sindacato sordo e tendenzioso, un governo assente, come è assente la certezza del diritto e la libertà d’impresa… in una contingenza così negativa si può solo sperare di fare bene e meglio in un altro paese, che è comunque un’alternativa che consente alla ricchezza e al talento dell’imprenditoria italiana di sopravvivere.

    Il mio lavoro consiste proprio in questo: aiutare le aziende italiane ad aprire nuovi poli produttivi oltre confine investendo al meglio le risorse e sfruttando una necessità per rilanciarsi in maniera ottimale.
    Per chi volesse approfondire: http://www.startgo.it

    • Dan says:

      Vorrei chiederle una cosa riguardo i paesi esteri definiti civili.

      Come sono messi riguardo a quella mostruosità fiscale che da noi si chiamano “studi di settore” ?
      Esistono anche da loro dei sistemi dove letteralmente ci si inventa il livello di benessere di un’attività e quindi la quantità di tasse da pagare (che poi il total tax rate sia più basso a quel punto conta poco) o ci si limita ad una percentuale (che può anche anche essere zero se l’attività è in reale difficoltà) ?

      Grazie

      • Ilaria Colla says:

        Buongiorno,
        premetto che noi ovviamente non conosciamo le questioni fiscali-finanziarie specifiche locali di tutti i paesi… e infatti, la prima operazione che riteniamo fondamentale una volta in loco, è quella di assumere un administration manager, che diventa il primo riferimento di fiducia per condurre le operazioni di avviamento.

        So che ad esempio in Belgio, Francia e Germania ci sono studi di settore molto simili ai nostri, ma di fondo diversi nelle modalità in cui vengono poi concretamente applicati: sono più “pro-contribuente”, nel senso che forniscono un’indicazione di reddito minimo che spesso viene utilizzata solo come guida interna, nel concreto poi si valutano altri dati (individuali e congiunturali) e si considerano le specificità di ciascun contribuente. So anche che questi tetti sono determinati in accordo e confronto con i rappresentanti delle varie associazioni di categoria etc…
        In altri paesi sono del tutto assenti, come in Slovenia.

  3. Albert Nextein says:

    Pensavo fossero di più.

    • gianluca says:

      Si tratta solo di quelle che hanno chiesto un colloquio con il sindaco di Chiasso, che ha dovuto bloccare le adesioni perché non avrebbe nemmeno lo spazio fisico

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