AZIENDE: L’11% A RISCHIO PAGAMENTO DEI FORNITORI

di REDAZIONE

A fine dicembre 2011 il 10,93% delle imprese italiane ha registrato un’alta rischiosità di generare insoluti commerciali nei confronti dei propri fornitori nei 12 mesi successivi, un dato in preoccupante crescita rispetto alle rilevazioni dei trimestri precedenti (a fine 2010 le imprese più rischiose rappresentavano, infatti, il 9,96% del totale). Per il 45,56% del totale delle imprese, invece, si è osservato un livello di rischiosità media, per il 37,68% medio – bassa, mentre appena il 5,83% si è collocato nella classe di rischiosità bassa. È quanto emerge dall’Osservatorio sulla rischiosità commerciale realizzato da CRIBIS D&B, società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che analizza il grado di affidabilità delle imprese italiane e la loro capacità di fronteggiare gli impegni presi nei confronti dei propri fornitori, con la conseguente probabilità di generare insoluti commerciali nei 12 mesi successivi. L’analisi di CRIBIS D&B mette in evidenza come, a 3 anni dall’inizio della crisi, le difficoltà delle imprese italiane non siano assolutamente superate. Al contrario, molte imprese che a fatica erano riuscite a non soccombere durante la prima fase della congiuntura economica negativa, anche grazie all’impiego diretto di capitali propri, sono entrate in crisi nel corso del 2011 per l’impossibilità di apportare nuove risorse in grado di sostenere ulteriormente l’attività.

Dall’analisi comparata degli ultimi anni emerge una netta tendenza al peggioramento della rischiosità aziendale. Rispetto alla rilevazione di marzo 2008, quando le imprese italiane caratterizzate da un’elevata rischiosità rappresentavano l’8,89% del totale, alla fine dell’anno appena concluso questa quota è salita fino a toccare uno dei livelli più alti degli ultimi 4 anni, pari al 10,93%. Tra il 2008 e il 2011 anche la percentuale di imprese con una rischiosità media di generare insoluti commerciali è cresciuta di 10,61 punti percentuali e ha raggiunto il 45,56% del totale. Al contempo si è progressivamente ridotta la quota di imprese con una rischiosità bassa (-3,7 punti percentuali in 4 anni) e con una rischiosità medio-bassa (-8,85 punti percentuali in 4 anni). Analizzando nel dettaglio le imprese che nel 2011 si caratterizzavano per un livello di rischiosità elevata, il 78,84% di queste già presentava lo stesso livello di rischiosità l’anno precedente, così come il 63,64% nel 2009 e il 39,10% nel 2008. Il 32,54% delle imprese, invece, tre anni fa apparteneva alle due classi con rischiosità più contenuta (bassa e medio-bassa), a dimostrazione di una situazione di deterioramento dell’affidabilità delle imprese italiane.

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