Avevano scherzato: salta il decreto per pagare i debiti delle P.A.

di REDAZIONE

Nuovo rinvio del Consiglio dei ministri che oggi doveva definire il testo del decreto sui debiti commerciali della Pubblica Amministrazione. Il ministro Grilli, d’accordo con Passera, ha infatti manifestato a Monti la necessità di “proseguire gli approfondimenti” dopo le risoluzioni approvate ieri da Camera e Senato. La riunione, che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni, era gia’ slittata questa mattina dalle 10 alle 19. Le associazioni delle imprese hanno ricevuto un invito, a quanto si apprende, per una riunione questa sera alle 18:30 al Ministero dell’Economia con il capo di gabinetto ed il capo dell’ufficio legislativo. Sul tavolo, per un confronto che sarà probabilmente a livello tecnico (nell’invito non si farebbe riferimento all’eventuale presenza del ministro), il nodo del decreto sui pagamenti dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione

E’ cominciato da pochi minuti a palazzo Chigi il confronto tra il governo e Anci, che dovrà affrontare i temi legati al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e la nuova tassa sui rifiuti (Tares). Per il governo sono presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, il ministro per l’Ambiente Corrado Clini e il titolare per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca. Entrando a palazzo Chigi il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, è tornato a ribadire che “lo sblocco delle risorse per il pagamento alle imprese è urgente e indispensabile, soprattutto perché i comuni non hanno bisogno di trovare risorse visto che queste sono già a disposizione dei sindaci. Noi non vogliamo aspettare – ha esortato – e speriamo che nelle prossime ore una soluzione definitiva venga messa a punto dal governo”.

Nel provvedimento per il pagamento dei debiti della P.A. non è prevista la possibilità di aumentare l’addizionale Irpef regionale, anticipando a quest’anno la maggiorazione che scatterà nel 2014. L’ipotesi non è contenuta nel testo oggi in arrivo al Cdm. “Da notizie riportate da alcuni mezzi di informazione, la bozza di decreto per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese, oggi in Consiglio dei Ministri, conterrebbe un’anticipazione della possibilità di aumento dell’addizionale Irpef dal 2014 al 2013. Se così fosse, sarebbe una misura inaccettabile sia nel merito che nel metodo”. Lo sottolinea Stefano Fassina, responsabile Economia del PD, spiegando che lo è, “nel merito, perché un ulteriore aumento di imposte aggraverebbe la pesante recessione in corso e annullerebbe gli effetti anticiclici dello sblocco dei pagamenti finanziato a debito” e “nel metodo, perché ieri il Parlamento ha approvato le risoluzioni sulla Relazione di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza nella quale non vi è alcun riferimento all’anticipo della misura né accenni sono stati fatti dai ministri auditi dalle Commissioni Speciali di Camera e Senato”. “Auspichiamo – conclude Fassina – che si tratti di errore e che il Governo confermi quanto contenuto nella Relazione vagliata dal Parlamento”.

“Ci auguriamo che alla fine le ragioni delle imprese vengano riconosciute” dice, in vista del decreto sui debiti della P.A. oggi in Consiglio dei ministri, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Che avverte: “Le imprese stanno soffrendo disperatamente per mancanza di credito. C’é un senso di disperazione che sta affliggendo tanti imprenditori. Serve un segnale forte per poter pensare ad una ripartenza dell’economia reale del Paese”.

Dai 10 saggi voluti dal capo dello Stato “potrebbero arrivare delle proposte ed una spinta nella direzione giusta”, commenta il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Per il leader degli industriali “sicuramente il presidente Napolitano nella sua grande saggezza ha fatto una mossa che merita di essere considerata. Aspettiamo – aggiunge – di vedere i risultati”.

Nessuna intesa per ampliare i poteri della commissione speciale della Camera e consentire l’esame del dl sui debiti della P.A.. E’ quanto emerso dalla conferenza dei capigruppo, dove si è registrato il no del M5s al contrario della posizione espressa dagli stessi rappresentanti grillini in commissione. Sul tema voterà l’Aula martedì.

ARRIVA SBLOCCO,VERSO AUMENTO IRPEF REGIONI – Il primo passo è stato fatto. Il Parlamento, all’unanimità sia alla Camera che al Senato, con il benestare anche del Movimento 5 Stelle, ha approvato l’aggiornamento del Def che contiene le necessarie correzioni di finanza pubblica che permetteranno i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. Oggi  doveva toccare al governo compiere il secondo ‘step’ decisivo, con il decreto all’esame del consiglio dei ministri per lo sblocco di 40 miliardi di euro in due anni. Sul testo si sta lavorando fino all’ultimo momento, ma tra le ipotesi spunta anche quella di un possibile anticipo al 2013 dell’aumento dell’addizionale regionale Irpef. Una mossa che permetterebbe di reperire almeno parte delle risorse da destinare alle imprese, a cui verrebbero quindi girati i maggiori incassi delle Regioni. L’intervento del governo sarà “rapido”, ha assicurato ieri I il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ma avrà come limite “invalicabile” quello di mantenere il deficit sotto il 3%. Per questo la soglia del 2,9% indicata nell’ultima versione del Def deve essere “salvaguardata” e mai superata.

I pagamenti di debiti di parte capitale, compresi quelli delle Province in favore dei Comuni, maturati al 31 dicembre 2012, verranno quindi innanzitutto esclusi dai vincoli del patto di stabilità interno. La priorità assoluta verrà data alle imprese piuttosto che alle banche, alle quali andrà, come indicato dallo stesso ministro solo prima di Pasqua, una parte “minoritaria” dei 40 miliardi. La cifra verrà ripartita tra Stato, sanità e Regioni, Province e Comuni: agli enti locali, ha spiegato Grilli, andranno 12 miliardi nel 2013 e 7 miliardi nel 2014, alla sanità 5 miliardi nel 2013 e 9 miliardi nel 2014 e allo Stato 7 miliardi in due anni. Per assicurarsi che le amministrazioni siano solerti nei pagamenti, ora come negli anni a venire, saranno previste sanzioni contro i ritardatari. Clausola questa prevista anche nella risoluzione parlamentare approvata al Senato: il provvedimento per il pagamento dei debiti, si legge infatti, dovrà “monitorare il rispetto degli adempimenti da parte delle amministrazioni beneficiarie, sanzionandone l’inerzia”. E dovranno essere inseriti anche “elementi cogenti per rendere obbligatoria, dal parte della P.a. l’adesione al piano straordinario di pagamento dei debiti”. (Ansa)

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5 Comments

  1. liuk says:

    suvvia basta diffondere pessimismo! adesso c’è Bobo Taroni che difende i diritti dei padani

  2. Albert Nextein says:

    I soldi non ci sono.
    Squinzi è un illuso.
    Gli altri sono dei delinquenti azzeccagarbugli.

    • Dan says:

      I soldi ci sono: si tolgono dagli stipendi dei politici, dei presidenti di tutti i ranghi, dai grandi manager e dirigenti di stato.

      Se questi non se ne vogliono privare di loro spontanea volontà, li si costringe

      • Luca says:

        Ma dai, non siamo mica sul blog di Beppe Grillo. Qualunque persona non in preda alla demagogia sa benissimo che nel modo che hai indicato si può mettere insieme al più qualche centinaio di milioni di euro, non certo decine di miliardi

        • Dan says:

          Sicuro ?
          Ogni deputato ci cosa in media 30000 euro al mese ovvero 360000 euro all’anno.
          Sono 630 quindi solo loro in un anno ci costano circa 227 milioni. I senatori, altri 300 e passa mangia pane a ufo non so quanto costano ma ho seri dubbi si siano dati una regolata quindi si possono supporre altri 113 milioni all’anno.
          Mettici i presidenti di tutti i ranghi, mettici i ministri, vogliamo parlare dei vari super dirigenti tipo befera e mastrapasqua ? Gente che costa minimo il doppio dei deputati se non il sestuplo.

          Ci salviamo solo il costo di manganelli ma non certo per sua rinuncia spontanea.

          No, no, sono sicuro che solo mettendo a stecchetto sta marmaglia un paio di miliardate all’anno le tiriamo fuori. Se poi si costringessero sti parassiti a restituire tutto quello che hanno succhiato negli anni si troverebbero anche gli altri ma è chiaro che per fare cose del genere ci vogliono leggi speciali, leggi d’emergenza e non saranno queste pulci a farle di loro volontà

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