Avanti così, a parlare di sicurezza e barche, di Europa e tunnel, dove ci ha portato la Lega?

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di Riccardo Pozzi – Quando nel 2010 uscì “Il sacco del Nord- Saggio sulla giustizia territoriale” molti leghisti arricciarono il naso e accennarono a spallucce di indifferenza. Fra i pochi a indicare quel libro come la Bibbia dei federalisti c’era proprio Matteo Salvini.
Le fredde e ciniche analisi del Professor Ricolfi, che infatti insegna “Analisi dei dati” a Torino, mettevano molto a nudo chi, dentro la Lega Nord , diciamo così, ciurlava un po’ nel manico, chi insomma si crogiolava in liturgie etnico-folcloristiche, come chi si attardava in alleanze che niente avevano di omogeneo con la ragione sociale del movimento, presero le frustate impietose di Ricolfi come una indebita intromissione negli affari del partito. Un po’ come se dicessero:”lo sappiamo noi com’è fatta la questione settentrionale.
E intanto la sinistra dei micheliserra, dei crozza, dei fabifazi e di tutto quel meraviglioso mondo che si indigna del denaro ma solo se è di altri, si produceva in sempre più colorite prese per le terga di un movimento che, si vedeva benissimo, stava smarrendo la stella polare e anche la bussola.
Oggi quella Lega non esiste più ed è proprio Salvini ad averla rottamata, ma i problemi di ingiustizia territoriale che ci rendono un gigante con i piedi di argilla sono ancora tutti lì, immobili e nemmeno scalfiti dalla proverbiale lungimiranza politica di questo paese.
“Il sacco del nord” prende polvere nelle librerie e le riforme Calderoliane stanno allo Stato centrale come il rito Ambrosiano a quello Romano. Nessuno disturba l’altro.
Molti anni fa, a Bagnolo San Vito in provincia di Mantova, nella storica Villa Riva Berni, si provò a ipotizzare una evoluzione ambiziosa del progetto federalista della Lega.
Naturalmente tutto l’arco costituzionale si prodigò in fantasiose battute e acrobatiche ironie leccapiediste e il sindaco di quel piccolo comune si affrettò ad organizzare gemellaggi con San Vito Lo Capo e altri san viti in giro per lo stivale, per fugare i sospetti di simpatia con l’iniziativa politica dell’allora Lega Nord.
Ma la realtà è che quello fu l’unico tentativo di girare pagina nel nostro sistema di spesa degli ultimi trent’anni.
Andò male. Lo testimonia lo stato di parassitismo in cui siamo impantanati e il sostanziale naufragio di ogni tentativo a responsabilizzare i territori sulle loro spese.
Avanti così, a parlare di sicurezza e barche, di Europa e tunnel, nel frattempo il Canada continua a guardare sbigottito l’esercito di forestali della Sila e la loro leggendaria efficienza.
Finché morte non ci separi.

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