Autostrade, il Nord non si ribella più ai pedaggi? Da Renzi 6 miliardi ai concessionari

di GIOVANNI D’ACQUINOautostrade venete

Ad ogni giro è sempre la solita storia, e anche questa volta nel superdecretone, Sblocca Italia, a incassare saranno Benetton, Gavio e Toto. Vale a dire,   proroghe automatiche sulle concessioni autostradali, a patto, come sempre, che si facciano investimenti promessi…. Bisogna credergli?  Avete presente la Torino-Milano, una dozzina d’anni di lavori per 100 km, neanche fosse la Salerno-Reggio Calabria, al costo irrisorio di 1,1 miliardi, non ancora finita e pedaggi però che crescono di anno in anno?

Il meccanismo della proroga implicita delle concessioni è un mistero da Italia dei furbi.

Eppure le autorità competenti, da Bankitalia alle Authority dei Trasporti, della Concorrenza e dell’Anticorruzione avrebbero detto che l’articolo 5 del decreto è una tomba: “Un ritorno a procedure del passato”, “vulnerabilità ai rischi di corruzione”, “eliminazione del fattore concorrenziale”, “norme non del tutto comprensibili” che di fatto “prorogano ulteriormente le concessioni”.

Nessuno si è accorto di nulla al governo, neanche dei 6 miliardi l’anno per   Autostrade per l’Italia (Benetton), il gruppo Gavio, il gruppo Toto (quello di Air One), enti pubblici e privati per alcuni  tratti tipo  l’Autobrennero, la Brescia-Padova, la Mestre-Trieste?

Non si fanno più gare?

Ricorda anche il Fatto quotidiano che “Fino al 2013 il concessionario poteva affidare a società proprie o collegate fino al 60% dei lavori sulla tratta autostradale di sua competenza. Dal 2014 la percentuale è scesa al 40% e dal 2015 scenderà ulteriormente, ma in tutti questi anni i Benetton, i Gavio e i Toto hanno spremuto dal business autostradale i pedaggi, i lavori per centinaia di milioni di euro che si auto-affidavano, e gli aumenti tariffari a compensazione dei nuovi investimenti effettuati”.

“Cosa ha comportato questo meccanismo lo si capisce con un esempio. Nel 2000 è stata rinnovata la concessione al gruppo Gavio per l’autostrada Torino-Milano. In programma c’era l’ammodernamento dell’infrastruttura e l’ampliamento a tre corsie. Stiamo parlando di un tratto dell’A4 lungo 127 chilometri che corre in pianura tra campi e risaie: poche curve, niente trafori, nessun problema orografico, zero rischio geologico. I lavori, almeno formalmente, sono iniziati nel 2002 e ad oggi non sono ancora terminati. Guardando alle relazioni di bilancio della Satap, la società del gruppo Gavio che ha in concessione sia la Torino-Milano sia la Torino-Piacenza, si nota subito come buona parte dei lavori della tratta Torino-Novara Est vengano dati in affidamento diretto a un’impresa del gruppo e come di lì a poco le cifre per quei lavori inizino a lievitare: nel dicembre 2006 per il lotto dal chilometro 2,1 al chilometro 20,8 viene consegnata all’Anas una “perizia di variante” con aumento di spesa di 41,3 milioni (40% del totale), per il lotto dal chilometro 26,8 al 41,5 la “perizia di variante” prevede un incremento di spesa di 16,4 milioni (41% del totale), mentre per quanto riguarda il lotto dal chilometro 41,5 al 48,5, l’aumento delle spese è quantificato in 10,7 milioni, più ulteriori 1,3 milioni. Tra il 2000 e il 2008 Satap dichiara di aver investito per l’ammodernamento della Torino-Milano 726,3 milioni di euro e su un aumento tariffario richiesto del 21,16%, le verrà riconosciuto il 19,46% a partire dal 1 maggio 2009. Nel 2010 le tariffe salgono ancora: +15,29% sulla tratta Torino-Novara Est e +15,83% sulla Novara Est-Milano. I ricavi netti da pedaggio passano così da 126 a 159 milioni di euro, segnando una crescita di 33 milioni di cui 28,9 milioni sono dovuti all’aumento tariffario. I pedaggi, ça va sans dire, hanno continuato a crescere facendo lievitare i ricavi della concessionaria nonostante il calo del traffico (nel 2013 i ricavi ammontavano a poco meno di 190 milioni a fronte di un calo dell’1,93% delle percorrenze), mentre l’autostrada continuava (e continua tutt’ora) ad essere un grande cantiere, con enormi disagi per gli automobilisti e gli autotrasportatori specie con il maltempo”.

Ancora, poi:  sulla  Novara Est-Milano, con  526 milioni di euro per 36 chilometri, si è scesi ora a una previsione di circa 350 milioni per effetto dei ribassi nell’ordine del 38-41% nelle gare di aggiudicazione. In 12 anni, dei 127 chilometri ne sono pronti meno di 100. Nel frattempo le tariffe sono aumentate. Nessuna verifica del governo? Ma certo, c’è il decreto che sblocca l’Italia, che stura proprio tutto.

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