Autopsia di un paese nato deforme. In attesa della rivoluzione

rivoluzionedi MARCELLO RICCI

Così come un noto politico conversando al telefono con un compagno esclamò : “Abbiamo una banca!”,  molti anni prima Massimo d’Azeglio artefice della osannata unità, forse non tanto compiaciuto del prodotto confezionato disse, dopo aver proclamato che dopo aver fatto l’Italia si dovevano fare gli italiani, precisando che l’inclusione di Napoli dava a lui la sensazione  e quella di dover condividere il letto con un vaioloso. Saggia considerazione , ma non è questo il punto. Tra sussulti e stenti, questo Paese, anche con il fardello di furbi e disonesti che vivono di espedienti e il livello di corruzione lo attesta, è pure riuscito a sprigionare energie incredibili che hanno creato miracoli economici.
Tra questi, le seterie del comasco, coltivazione dei gelsi per allevare i bachi da seta e da qui tutta la filiera per arrivare al capo d’abbigliamento  elegante e conteso. Vennero i cinesi e offrirono prima i bachi, poi i fili, poi i tessuti anche confezionati e a prezzi molto convenienti. Non più gelsi, non più bachi, non più tessuti. Perduta per sempre tutta la filiera, da produttori a importatori.
Se un inesistente nostalgico matto volesse rimetterla in piedi da dove e come potrebbe cominciare?
Dalla seta al latte. L’ Ue ha tolto le quote latte, ora che i quattro quinti delle stalle hanno chiuso a causa delle suddette. Il buon latte italiano prodotto, sfuggito alla decimazione voluta dall’Ue, non è sufficiente a coprire i fabbisogni del Paese per cui si è ancora importatori. Oggi le stalle chiuse non sono più tali, i bergamini hanno cambiato mestiere e molti dei restati sono indiani. Nulla di male, le mucche sono ben trattate, sono per loro sacre. Generosa l’Ue, che annulla le quote latte, ovvero chiude la stalla quando i buoi sono fuggiti! Certo , un senso il provvedimento potrebbe averlo, se nello stesso tempo  imponesse a Francia, Germania e Olanda che nell’industria casearia hanno grandi interessi, le stesse quote così come avvenne per l’Italia. Sorge il dubbio, è un eufemismo, che tutta la dolorosa storia abbia queste radici, l’Italia non deve essere un Paese federale, ma costituito da regioni l’una contro l’altra armata, dove eterne risse mantengono in vita sperequazioni e privilegi, tali da esaurire e fiaccare ogni spirito di difesa. Preoccupati, giustamente, degli immobili figli ignoti ai catasti, dei forestali addensati in Calabria, degli ospedali che in certe regioni costano per creare disservizi…. inutile continuare, robe dette e ridette,  ….note e arcinote.
Possibile che i popoli sani che ancora ci si illude che esistano  esauriscano la ribellione col mugugno?
Ogni mattina, accendendo la Tv si attende una grande notizia! Non arriva… Morti o soggiogati?
Paese organizzato per esaurire le spinte vitali in dissidi interiori e non in grado di difendersi dalle aggressioni esterne che subisce in un’ Europa di cui si è solo un’appendice coloniale.
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1 Commento

  1. luigi bandiera says:

    L’Europa (URKA) si e’ comportata tale quale come l’ex URSS.
    .
    Se uno degli stati si decidesse di uscire da questo bordello di fatto detto URKA di sicuro per contrastare la SECESSIONE dall’ URKA appunto avrebbe pronti i carri armati o qualche ruspa dissuadente.
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    Il brutto di tutta questa faccenda e’ che in molti non credono a queste affermazioni. Specie se sono intellighentis.
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    Ci vuole la tegola in testa per renderli consapevoli..?
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    Pare di si..!

    Bacio le mani

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