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Autonomia subito e flat tax, le boiate del salvinismo

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di RICCARDO POZZI –  L’autonomia regionale, come non smetteva di sottolineare l’ex direttore del “Sole24ore” Napoletano, anche nella blanda forma prevista dai referendum avrebbe un effetto devastante per l’assistenzialistico centralismo italiano. Per questo nessuno a Montecitorio la approverà mai e, vista la linea politica della Lega di Salvini, nessuno nemmeno la proporrà mai.
Tuttavia, non ci è dato di sapere quanto inconsapevolmente e quanto con premeditazione, il teorico effetto della flat-tax generalizzata(…) sull’imponibile delle tre regioni trainanti di questo paese, ovvero Lombardia, Veneto ed Emilia, avrebbe un effetto paragonabile ai cospicui residui fiscali attivi delle stesse tre regioni e che oggi lo stato incamera e distribuisce secondo le proprie dinamiche perequative che ben conosciamo.

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Naturalmente è altamente probabile che la flat-tax al 15% (affiancata dalla opzione di proseguimento della quota 100) non regga nemmeno come ipotesi, ma è davvero interessante il percorso di quel denaro, quantificato dal prof. Ricolfi in circa 100 miliardi l’anno, che la piroetta nazional-meridionalista di Matteo Salvini pareva aver dimenticato sull’altare della propria parabola personale e, almeno teoricamente, potrebbe tornare attuale.
Insomma, sarebbe come se la questione settentrionale, strategicamente defunta nei programmi politici, tornasse in vita sottoforma di un provvedimento fiscale, dalle proporzioni tali da mettere in crisi l’intera impalcatura nazionale, come scrive Roberto Napoletano che di conti se ne intende.
I casi sarebbero tre.
Il primo è surreale. Salvini in fondo sarebbe rimasto leghista nel cuore e, verificando che i numeri per federalismo o autonomia non sono mai andati oltre il 12% nazionale, avrebbe preferito camuffarsi da partito nazionale per poi far passare, in polpette, la carne che la nazione non ha voluto mangiare come bistecca.
Il secondo è irresistibile. Salvini proporrebbe, del tutto inconsapevolmente, una devastante flat-tax dalla fatale carica esplosiva per i conti pubblici (…)  nonché sugli effetti benefici di un drastico calo delle tasse in una nazione come l’Italia, così territorialmente disomogenea.
Il terzo è più realista. Il Matteo nazionale sa benissimo che mettere nelle mani del nord produttivo lo strumento di un’aliquota al 15% sarebbe così deflagrante da indurre le istituzioni centraliste a reagire molto prima della sua eventuale entrata in vigore. Perciò abbaierebbe sapendo di non spaventare nessuno e contemporaneamente, trattiene alcune parole nordiste come “autonomia “ e “diminuzione delle imposte” per continuare a suonare il flauto magico agli ex elettori della Lega Nord, che oggi si turano il naso come fecero i loro padri di fronte allo scudo crociato.
Se questo è il nuovo cavallo di Troia, ci sono buone possibilità che la sua pancia sia vuota, oppure che trovi posto qualcuno che non aprirà i cancelli del centralismo ma, al massimo, potrebbe uscire gridando: “Italia Uno”.

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3 Comments

  1. Ho l’obbligo di aggiungere una cosa importante.
    Le autonomie regionali differenziate o meno non possono essere fatte indistintamente e subito a tutte le regioni come il ministro Boccia intende fare o non fare…..
    Io ho sempre sostenuto anche su questo giornale che si deve procedere una regione alla volta in questo modo si riduce notevolmente il primo impatto sui conti pubblici e si da modo ad una regione come il Veneto per esempio di liberarsi delle catene fiscali e burocratiche del paese chiamato Italia e procedere speditamente verso una forma di federalismo spinto al fine di procurare uno shock economico-sociale da produrre molto più PIL e gettito fiscale ed essere competitivo specie sui mercati internazionali.
    Del maggior PIL o maggior gettito fiscale una parte minimo 50% restano in Veneto il restante 50% a titolo di solidarietà verso le regioni più povere. Naturalmente la Regione Veneto sovraintenderà questo 50% verso le regioni “povere” controllando le opere da eseguire e necessarie che una regione chiederà di effettuare. Una regione alla volta sia come autonomia che flat tax ….si può fare e in un decennio si potrebbe arrivare ad un vero federalismo competitivo poiché le regioni del Nord diventerebbero così altamente competitive da produrre ciò che manca all’Italia per poter sopravvivere in futuro.
    Fare tutto e subito è vera demagogia politica ed in pratica inattuabile. SALVINI resta l’esempio del tipico politico italiano che promette mari e monti e poi vediamo come va a finire.
    Chi non capisce e non ha il coraggio di farlo se ne stia a casa a guardare altri ( se ce ne sono …?) che attuano riforme costituzionali necessarie e procede come detto sopra.
    Se il sistema italiano non lo consente, allora dobbiamo tutti convenire che il futuro per l’italia non esiste più.
    WSM

  2. IL Salvinismo continuera’ finche vince e vincera’ perché ha avversari che valgono ancora meno.di lui.Ammesso che la flat tax sia una cosa giusta e’ logico che se lo Stato incassa meno soldi ne distribuira’ di meno alle Regioni e senza soldi l’autonomia e’ inutile,quindi per chi volesse un alternativa dentro la Lega bisogna ricominciare da capo e ci incontriamo ogni Sabato alle 18.00 a Varese nel prato fuori il Municipio poi si decideranno altre iniziative.

  3. L’importante è non cambiare mai nulla sin tanto che il nulla diventerà qualcosa per forza di cose mai fatte.
    Cosa voglio dire…..voglio dire che il centralismo ha fallito e che il debito pubblico è lì a dimostrarlo.
    I paesi federali sono i migliori al mondo, perché???
    Siamo diventati così stupidi da non capirlo ???
    Ormai ci sono così tanti interessi e privilegi in questo disgraziato paese chiamato italia che è praticamente impossibile cambiare qualcosa se non si cambia la costituzione.
    Poveri tutti noi….quale fine ingloriosa ci sta aspettando.
    WSM

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