Autonomia-Indipendenza. Da Maroni a Zaia: referendum o inutili sondaggi?

Roberto Maroni a Bergamo

di ENZO TRENTIN –  Questa volta speculeremo sul fatto che gli “Homines politicans” che presiedono le Regioni Veneto e  Lombardia giocano sull’ambiguità autonomia-indipendenza, e pretendono di spendere il denaro pubblico per un referendum che tale non è, trattandosi di referendum consultivo. Ovvero un mero sondaggio rimpannucciato con un’altra definizione.

Il fatto sorprendente è che ci siano portatori di pensiero così debole da non essere buono nemmeno per piangersi addosso che li affiancano e sorreggono nell’idea fragile e impotente.

C’è da rimanere allibiti nel constatare che, a parte i militonti, ci siano persone malleabili che in buona fede si definiscono indipendentisti, e non si rendono conto che i personaggi che presiedono le Regioni suddette sono consustanziali (ovvero della stessa sostanza, o intima parte) di quel sistema partitocratico che sgoverna l’Italia, concretizzando una parodia della democrazia. Se non fossero consustanziali al sistema avrebbero potuto fare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, e poi dell’Interno il primo, e il Ministro delle politiche agricole, alimentari, e forestali il secondo? Marco Pannella che non lesinava critiche ed azioni contro lo Stato italiano e le sue leggi, è mai stato Ministro?

Il più loquace dei due: Luca Zaia, è andato concionando sul fatto che vuole un Veneto simile al Trentino Alto Adige. Ma la questione è: o non sa di cosa parla, o vuole gabbare l’elettorato più ingenuo o meno attrezzato.

A parte il fatto che il governo romano ha già detto che l’operazione è impossibile, l’”Homo politicans”, sembra ignorare che in Trentino Alto Adige c’è un’autonomia che rasenta l’indipendenza, ma una tale formula fu il risultato di un accordo internazionale (De GasperiGruber, firmato il 5 settembre 1946 a Parigi), e del terrorismo iniziato nella seconda metà degli anni 1950 e spentosi intorno alla fine degli anni 1970, per rivendicare l’indipendenza dall’Italia e/o l’annessione all’Austria.

Ebbene, in Veneto nessuno aspira al terrorismo, e nessuno può ancora vantare gli appoggi internazionali che i sud-tirolesi avevano ed ancora in parte hanno. Ma a dimostrazione che il compulsivo tagliatore di nastri inaugurali non sa di cosa parla, c’è un interessante libro di Carlo Marini, per i tipi di Gino Rossato Editore – © ottobre 2010 – dal titolo: «LE CASTE = ANTIDEMOCRAZIA – POLITICI POLITICANTI – DIRIGENTI CONSULENTI – DALL’ALTO ADIGE ALLA SICILIA», dal quale stralciamo alcuni brani per dimostrare come in Alto Adige non ci sia poi quella democrazia, e quel buongoverno che l’opinione pubblica è indotta a credere.

«La fame di potere e di denaro di alcuni Altoatesini, cozza contro le esigenze sociali ed economiche della maggior parte dei cittadini, e succede anche, che certe situazioni di privilegio siano tramandate di padre in figlio o ai parenti (nepotismo).

[…] Il potere si manifesta persino nel piccolo, quando il presidente Durnwalder riceve i suoi visitatori dalle ore 06.00 alle ore 08.00 di mattina, presumibilmente perché soffre di insonnia, oppure perché vuole dimostrare il suo assiduo lavoro. Anche gli assessori provinciali non lesinano il loro potere e dispensano udienze ai propri clienti o potenziali clienti, nei momenti di interruzione dei lavori della Giunta o del Consiglio Provinciale, per cui si assiste ad un via vai di gente, come tante formiche.

[…] Ma si raggiungono vette ancora più esecrabili, quando si analizzano gli emolumenti del Consiglio Provinciale dell’Alto Adige, dove un Consigliere riceve 14.359 euro/mese (172.308 euro/anno), il Presidente del Consiglio prende 21.585 euro/mese (259.020, euro/anno), il Vicepresidente del Consiglio prende 17.948 euro/mese (215.376 euro/anno), molto più dei parlamentari italiani.

Inoltre, il Presidente della Giunta Provinciale Luis Durnwalder, arriva addirittura a 27.282 euro/mese (327.384 euro/anno), i Vicepresidenti raggiungono 25.846 euro/mese (310.152 euro/anno) e gli assessori 24.410 euro/mese (292.920 di euro/anno).

A cui, poveretti, si aggiungono una quota fissa mensile per gruppo consigliare di 2.088 euro/mese, aumentata di 994 euro/mese per ogni consigliere.

Coloro che si vantaggiano di questo stato di cose dicono che si tratta “di un costo della politica” ma non pensano che la democrazia vuol dire anche ridurre le sperequazioni tra privilegiati e non privilegiati.

[…] Ma non si tratta di un fenomeno circoscritto al Consiglio Provinciale dell’Alto Adige. Citiamo, per esempio, i rapporti tra un consulente e l’assessore all’urbanistica del Comune di Appiano.

  • Sindaco e Assessore all’urbanistica: convocano in Comune il consulente per la redazione del piano delle zone di pericolo (dicembre 2007);
  • Il consulente: si attiva subito per organizzarsi in merito, dopo aver ricevuto un fax del Comune, che annunciava la volontà della Giunta di incaricarlo del piano;
  • Comune: organizza diverse sedute con i tecnici del Comune, della Provincia e il consulente per stabilire le modalità e gli approfondimenti del piano;
  • Uffici provinciali: consegnano al Comune tutta la documentazione di rito in loro possesso, che viene passata al consulente;
  • Assessore all’urbanistica: conferma, per iscritto, il rinnovo dell’incarico del piano delle zone di pericolo di Appiano in data 25.02.2010, precisando anche che il vecchio, anche se fatto con criteri diversi, è stato comunque eseguito con soddisfazione del Comune nel 2004;
  • Assessore all’urbanistica: scrive una lettera al consulente dicendo che non ha l’incarico di esecuzione del piano (gennaio 2009);
  • Il consulente: fa presente, che sta già lavorando da più di 1 anno al piano, secondo le direttive e le indicazioni dei tecnici della Provincia;
  • Assessore all’urbanistica: propone di completare la documentazione, da sottoporre ai tecnici provinciali;
  • Consulente: consegna l’intera documentazione del piano, costituito da 2 faldoni, molto grossi, al Comune (1 ottobre 2009, prima versione e 11 dicembre 2009, seconda versione).
  • Assessore all’urbanistica: nel marzo 2010 chiede al consulente un preventivo dettagliato di tutte le prestazioni eseguite;
  • Il consulente: dopo le elezioni comunali del maggio 2010 scrive al Comune per fare il punto della situazione;
  • Il Comune: dopo 9 mesi da quando ha ricevuto il lavoro, afferma che esso non è stato eseguito come avrebbe dovuto e quindi risulterebbe inutilizzabile;
  • Il Consulente: a questo punto si rivolge al Giudice per vedere rispettati i propri diritti.

Come si vede, i rappresentanti di certi Comuni sono dell’opinione, di poter esercitare in maniera arrogante il loro potere, come se non gestissero un bene pubblico, ma si trattasse di un bene privato, di cui poter disporre come vogliono.

[…] Un’altra piaga che non si riesce a risolvere è quella del conflitto di interessi, cioè la possibilità di framistione tra pubblico e privato. È una cosa inaccettabile, che può essere permessa, senza  regolamentazione, solo in Italia, tra i paesi occidentali. L’esercizio indiscriminato e non controllato del potere alimenta forme di arroganza, di sopruso e di illegalità dei politici e dei dirigenti. Esiste spesso un patto d’acciaio tra politici, dirigenti e consulenti, che permette di tenere in scacco qualsiasi situazione.

[…] Per fortuna c’è attualmente un argine rappresentato dalla giustizia, che comunque si dimostra talvolta “debole con i forti e forte con i deboli” e dovrebbe essere “uguale per tutti”, ma, in effetti, “non tutti sono uguali davanti alla legge”. Quindi può succedere che i livelli più alti non vengano coinvolti oppure riescano a sfuggire alle maglie della giustizia.

In Alto Adige, la Pubblica amministrazione raramente viene sconfessata, presumibilmente per il fatto, che la giustizia amministrativa locale è di tipo “domestico”, in quanto rappresentata da magistrati eletti dal Consiglio provinciale nel Tribunale di giustizia amministrativa di Bolzano, alla faccia dell’indipendenza della Magistratura!

[…] Sarebbe necessario un profondo rinnovamento della classe politica e dirigenziale italiana e altoatesina, in modo da portare nuova linfa alla politica, cercando di eliminare quelle che sono le storture attuali.

  • Perché i politici continuano a pensare che il popolo sia una massa di stupidi da manipolare?
  • Perché in Alto Adige si viene discriminati e puniti, se si denunciano possibili malefatte della pubblica amministrazione, di cui la magistratura non tiene, presumibilmente, abbastanza conto?
  • Perché in Italia e in Alto Adige non si segue, per affidare gli incarichi da parte degli enti pubblici, il criterio del merito e delle referenze e non solo quello del clientelismo e del favoritismo?
  • Perché in Alto Adige i politici non sono riusciti a realizzare una vera convivenza tra gruppi etnici?

[…] Voglio concludere comunque con una nota ottimistica e cioè con la fiducia che le cose possono cambiare sia in Italia che in Alto Adige, con la mobilitazione della società civile. Attualmente un referendum è stato riproposto da “Iniziativa per più democrazia”, con la richiesta di abbassamento di quorum dal 40% al 15% e con una clausola per le minoranze, consistente nell’introduzione di una maggioranza qualificata (doppia o multipla), che assicuri che una minoranza non venga condizionata su base etnica. Altra richiesta è la possibilità di sottoporre a referendum le delibere di Giunta.

La richiesta di referendum è stata respinta da una Commissione di 3 membri, di cui faceva parte anche l’ex presidentessa del TAR. È un fatto molto grave, perché si vuole impedire che la democrazia diretta diventi uno strumento effettivamente operante.»

Qui finiscono gli stralci dal libro su indicato, che ovviamente contiene altri esempi raccapriccianti.

Sembra tuttavia che ci siano delle similitudini già da adesso, infatti alla Regione Veneto sono state depositate alcune petizioni che chiedono degli strumenti per l’esercizio della democrazia diretta [https://piudemocraziavenezia.wordpress.com/2015/11/20/consegnate-le-petizioni-alla-regione-veneto-per-la-democrazia-diretta/ ], ma a tutt’oggi sono inevase. Il dubbio che rimane è: Luca Zaia quando parla di voler trasformare il Veneto in un modello di autonomia, conosce questa realtà? Oppure vuole imitare proprio questo modello Altoatesino?

 

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One Comment

  1. giancarlo says:

    E’ l’ennesima presa in giro dei Veneti.
    Il referendum non serve a nulla e verrà sicuramente sabotato dai Veneti.
    Qui non hanno ancora capito che il vento ha cambiato direzione.
    Non è più con l’italia che i Veneti devono lottare per la propria indipendenza, ma solo ed esclusivamente a livello internazionale. Quindi a cosa serve un mero sondaggio ??
    A nulla, perché la consulta ha già sentenziato che il POPOLO VENETO non esiste………pura sentenza politica, giacobina, massonica e prevaricatrice dei diritti dei Popoli, di qualunque Popolo.
    Forse che 1.100 anni di Repubblica indipendente e sovrana non contano nulla ?
    Forse pensano che i Veneti non si ricordino chi erano e cosa potrebbe essere se fossero fuori da questo inferno fiscale italiota ??
    L’unico epiteto che mi viene in mente è quello di dire che siamo circondati da traditori della Patria Veneta.
    Ma, basterà aspettare e tutto accadrà !!!!
    WSM

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