Autonomia! E ora che si fa? Grande Nord presenta il suo candidato presidente: la Lombardia torni ai lombardi!

grande norddi ROBERTO BERNARDELLInord stati generali (800x612) – Il referendum per l’autonomia è cosa passata, ormai. Il lavoro che verrà sarà sotto il giudizio della storia e degli elettori, perché nel 2018 la Regione Lombardia va al voto. Quale occasione è migliore per fare buona politica? Grande Nord presenta sabato 28 ottobre al Cavalieri a Milano il suo candidato presidente. Noi ci saremo, tra la gente. Finalmente si torna a parlare di cose concrete, di federalismo, di scelte che incidono a casa nostra. Il Nord, la Lombardia, vivono da anni un grande sonno politico, fatto di inerzia. Di rassegnazione, di adattamento all’andazzo mortifero che ci circonda.

Renzi da premier  affermava che era finita l’era dei piagnistei del Sud e che occorreva saper fare politica. Poi però fece tagli lineari sulla salute e salvò i farabutti che  mangiavano sulla sanità del Mezzogiorno, riversandone gli oneri sui cittadini delle regioni virtuose. Gli esempi poi si sprecavano, non c’è ambito della pubblica amministrazione in cui non vi siano esempi di malamministrazione, sindaci di Comuni, del Sud, che non prendevano ufficialmente le distanze dalla ‘ndrangheta.

Claudio Fava, vicepresidente della commissione parlamentare antimafia e deputato del gruppo misto, intervistato da Klaus Davi nel corso del programma KlausCondicio su YouTube, affermava: “L’unico modo per superare la dipendenza delle amministrazioni locali al controllo mafioso, è mostrare di stare dall’altra parte”. Ma c’era bisogno di ricordarlo? Evidentemente sì. Perché alla domanda: “Qual è il messaggio da lanciare al sindaco di Locri che, eletto con il 70% dei voti, non ha aderito a campagne anti-mafia sostenute da altri sindaci, da nord a sud?,  Fava rispondeva: “In regioni come la Calabria, la capacità di controllo mafioso del consenso elettorale è molto più radicata e forte che altrove. Basti pensare che in moltissimi comuni, come per esempio Taurianova, le amministrazioni sono state sciolte fino a tre volte. Ciò vuol dire che la capacità di controllare la funzione del consenso e di determinare gli assetti amministrativi ed elettorali è ancora molto forte”.

Perché parlo di ‘ndrangheta? Perché anche in Lombardia  la ‘ndrangheta controlla né più e né meno l’economia, le scelte sul territorio. E la sua politica, dagli appalti alla trasformazione del territorio. Le recenti indagini in Brianza con tutta una serie di arresti confermano che c’è molto da fare…

In una sua relazione, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti sancisce che al Nord, e in particolare a Milano, la ‘ndrangheta ha conquistato una posizione di “predominio, si è specializzata in appalti pubblici, entrando nel privato laddove esiste una partnership pubblico-privato.

Ebbene, o la politica del Nord si è meridionalizzata o semplicemente si è adeguata all’andazzo della ragione sociale (altro che regione speciale), cioè il senso di appartenenza alla nazione italica con tutte le sue povertà morali e le sue ingiustizie sociali, fatte da punizioni esemplari per i deboli e per condoni per i ricchi.

Serve uno scatto di orgoglio e di dignità della politica regionale, serve far capire  per quale ragione al mondo valga ancora la pena di sentirsi lombardi, o veneti. O piemontesi. E’ un lavoro di bonifica, che ci chiede di alzare la voce e di metterci in gioco. E’ una chiamata alle armi di tutti i cittadini onesti che chiedono alla politica di difendere il territorio. La Lombardia torni ai lombardi!

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment