Autonomia e natura lombarda. Freddina…. tranne che nelle province dei Papi

CONCILIO Papa Giovanni XXIII - 316x236di SERGIO BIANCHINI- Le due province più autonomiste, Bergamo 1.108.000 abitanti e Brescia 1.264.000 abitanti, sono seguite a ruota da Lecco (339.384), Sondrio (181.712), e Como (599.905).

Tutte le altre province lombarde sono sotto il 40% con il record della provincia di Milano che si attesta vicino al 30%.

Le province dove il successo del referendum è stato maggiore sono proprio quelle che possiamo definire ”più cattoliche”. Bergamo e Brescia hanno fornito gli ultimi 2 papi italiani prima della fugace elezione di Albino Luciani (Veneto) e la serie dei 3 papi stranieri. Due papi imponenti, Giovanni 23° e Paolo 6°, uno santo ed uno beato.

Di nuovo verifichiamo che in Lombardia la chiesa cattolica è fortissima, opera nel profondo dell’identità delle persone e, come rivelano spesso gli articoli di Cominelli pubblicati sul sito vescovile di Bergamo e ripresi da Indipendenza Nuova, detiene un primato nell’acutezza, profondità e ampiezza delle analisi.

Sotto il 40% è rimasta Varese 599.905 abitanti, la culla del leghismo e del fondatore Bossi.  Un tipo umano quello di Bossi che difficilmente poteva affermarsi in provincia di Brescia o di Bergamo dove il rapporto uomo donna ha caratteristiche a mio parere incompatibili col celodurismo bossiano.

Molto prima della nascita del femminismo ho potuto osservare direttamente la grande potenza delle donne bresciane in un paesetto della provincia in cui ho passato la giovinezza. Un paese industriale dove tutte le donne lavoravano nel cotonificio oggi chiuso e trasformato in un centro commerciale.

Donne lavoratrici, intraprendenti, responsabili, orgogliose e…pie. Le donne erano le vere custodi della vita familiare e della relazione, a cui tenevano moltissimo, del “clan” col mondo esterno. L’uomo accettava, più o meno docilmente, questa egemonia culturale ed organizzativa.

La accettava perché generalmente la apprezzava. E l’egemonia della donna in casa e nelle relazioni sociali si alimentava nella relazione con…la chiesa cattolica ed il prete. Certamente esistevano situazioni boccaccesche più o meno drammatiche ma minoritarie, occultate e temute da tutti.

Il prete lombardo è sempre stato molto ammirato, rispettato, sostenuto dalle donne lombarde che sono maggioranza nel consiglio parrocchiale. Autorevole e solenne nelle cerimonie, sano, spesso bello, colto, spesso saggio, teoricamente casto. Un uomo ideale destinatario di un’ammirazione assoluta, a volte delusa dalle circostanze ma in fondo sempre presente e superiore a tutte le critiche “laiche”.

Tante volte ho detto scherzando che la donna di una volta -non aveva paura di niente fuorché del sesso- e quella di oggi invece- ha paura di tutto fuorché del sesso-. Sono sintesi estremizzanti ma aiutano a ragionare e descrivere le tendenze.

La scissione tra la l’antica donna-madre e la moderna donna- esistenzialista-avventurosa rimane. E si rivela dirompente proprio sul tema della cura dei figli.

Pensando alle necessità dei figli la donna lombarda sente il desiderio della stabilità e la convergenza col consueto tipo umano maschile prevalente. L’uomo lavoratore, mite, educato e sollecito verso le necessità economiche  e organizzative della famiglia.

Credo proprio che questa sia una caratteristica della Lombardia. Spesso mi sono detto che una vicenda come quella del tanko veneziano non avrebbe potuto sorgere in Lombardia e nemmeno un Gipo Farassino avrebbe potuto prosperare in quelle province.

Lì prospera il maschilismo alpino, un guerriero-lavoratore, mite, pacifista, difensivo, con le tipiche allegrie e malinconie del maschio lombardo.

E’ un uomo che la donna lombarda rispettava e sposava ma non ammirava. Non ammirava e non “amava” nel senso romantico del termine. Nel dialetto bresciano e bergamasco la parola -amare – non esiste. I due fidanzati ufficiali ”si parlano”. In Italia centrale i due fidanzati ufficiali ” fanno l’amore”. Nel dialetto lombardo c’è solo il – voler bene-. La libidine, “cosa del maschio”, veniva accontentata facilmente se lui faceva “il bravo”, mantenendo il ruolo per il quale era stato sposato e che lui accettava più o meno volentieri.

Spesso ho detto, sempre scherzando, che la donna lombarda era come la Madonna: – amava Dio e sposava S. Giuseppe-. Il Dio del paesello era impersonato nella fantasia dall’invisibile principe azzurro ma nella concretezza quotidiana dal prete, dal suo insegnamento e dalla comunità ecclesiale che sempre si costruisce intorno alla figura del prete ed alle strutture vitalissime della parrocchia e dell’oratorio lombardo. Fare – bella figura – era importantissimo per la donna egemone, cioè piacere al prete ed alla comunità ecclesiale che grosso modo coincideva con quella territoriale locale.

Certamente ho visto anche situazioni a forte prevalenza maschile ma di solito poco brillanti e poco ammirate.

In questo equilibrio plurisecolare la rivoluzione sessuale degli ultimi decenni è calata, come una clava. O dobbiamo dire che è emersa come lava da profondità vulcaniche?

La crisi della morale doverosa e del matrimonio doveroso finalizzato al futuro dei figli è sotto i nostri occhi tutti i giorni. L’innalzamento generalizzato dei redditi e del tenore di vita ha permesso di svincolarsi dai destini ineluttabili e dalle scelte irreversibili del tempo passato su cui si erano costruite le antiche virtù.

Oggi la donna lombarda vuole ancora “piacere al vecchio Dio” ma sente anche l’obbligo di piacere ai nuovi e vincenti profeti del fascino femminile. Il maschio la guarda con sempre minore rispetto pur subendone il fascino. La pornostar con il crocifisso al collo è la sintesi estrema di questo dualismo che esplode spesso con la nascita, sempre minore, di bambini.

La vera e strategica novità sta però nel fatto che oggi tutti ci rapportiamo, ogni giorno ed ogni istante, con lo stato e con i media. Li cerchiamo e li pensiamo in continuazione ma non li rispettiamo e tantomeno amiamo. Non possiamo più farne a meno ma sentiamo che non può essere uno sbocco definitivo. Per un po’ abbiamo pensato che la chiesa con la vecchia morale e le vecchie “catene” sarebbe tramontata completamente e il cittadino finalmente  libero nella moderna comunità civile avrebbe costruito gioiosamente il nuovo mondo.

Non è andata così. Stiamo leccandoci le ferite, vediamo ogni giorno peggiorare lo stato delle relazioni quotidiane e degli stati d’animo e mentali. Dobbiamo continuare a cercare strade autentiche e davvero appaganti e consolanti sia per i singoli che per le comunità e nel frattempo provare a vivere dignitosamente.

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One Comment

  1. Grazie Sergio, una bellissima analisi.
    Vorrei chiederti come tu interpreteresti il fascino che l’islam esercita sulle femministe.
    Come si può spiegare questa specie di ipnosi che ha paralizzato i modernisti di fronte all’islam?
    Come si fa a non restare sbalorditi di fronte al silenzio che segue a tutte le oscenità prodotte dall’islam contro le donne (e non solo).
    Mi piacerebbe conoscere la tua opinione.

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