Autodeterminazione, un’appassionata difesa di un diritto dei veneti

di PAOLO BERNARDINI

In un mondo sempre più virtuale, mi rallegro, davvero di cuore, per l’uscita di un libro “old-style”, “Auto-determinazione” (pp. 235, edizioni Contro Riccardo, € 10), di Alessio Morosin, presidente onorario di IV, e combattente di lunga data nella lotta per l’indipendenza del Veneto. Se è vero, e non ho ragione di dubitarne, che solo meno del 40% degli italiani utilizzano abitualmente la rete, secondo quanto scritto da questo giornale, un libro può forse raggiungere un pubblico più ampio. Ricordiamo poi che tra questo 40% di italiani “online”, probabilmente molti frequentano solo un numero ridotto di siti, e non navigano liberamente come si potrebbe auspicare. Voglio dire che per la politica si rifanno alle farsesche informazioni delle reti televisive e dei giornali cartacei. Dunque, anche le “vecchie” forme di comunicazione delle idee mantengono, eccome, una validità notevole.

Il libro di Morosin è un’appassionata difesa del diritto di autodeterminazione dei popoli, nella sua applicazione al popolo veneto, e dunque formula un auspicio, ribadendone coerentemente e sistematicamente le basi teoriche e giuridiche, storiche e politiche:  che il referendum si faccia, e dall’esito si traggano le dovute conseguenze. Vale la pena di aggiungere solo due cose a questa mia breve segnalazione: una, che il libro è accompagnato da scritti brevi, e neanche troppo brevi (come nel caso di Carlo Lottieri), da parte di insigni giuristi e giornalisti: oltre allo stesso Lottieri,Francesco Jori, Francesco Mario Agnoli, Ivone Cacciavillani e Giovanni Schiavon. Non sono tutti scritti elogiativi, anzi, alcuni avanzano critiche cogenti al progetto, ma sono un contorno eccellente, perché offrono prospettive differenziate e vivaci. Sono onorato poi di essere l’autore della prefazione, molto personale invero.

La seconda considerazione: sarebbe importante che un difensore dell’indipendenza, possibilmente un economista, scrivesse un libro sul Veneto indipendente sul modello di quello che ho da pochissimo acquistato, letto, e che presto recensirò qui, a Inverness in Scozia: Gavin McCrone, “Scottish Independence. Weighing Up Economics”, pubblicato da Birlinn nel giugno 2013, 160 pagine (7,99 GBP). E’ una splendida “valutazione economica” dei pro e contro dell’indipendenza scozzese, bilanciata, acuta, ricca di dati aggiornati. Ora, può sembrare auto evidente che il caso per il Veneto, e a fortiori per la Lombardia, o della Catalogna, sia del tutto diverso. Ma il solo argomento fiscale (ogni cittadino veneto viene derubato ogni anno dallo stato centrale di 4000 euro, ogni cittadino lombardo di 8000 o quanti sono…) appare debole, nel momento che è l’unico. Sarebbe fondamentale contestualizzarlo, e lo dico anche agli amici sardi che hanno sia le regionali alle porte, sia un diverso residuo fiscale “apparentemente” a loro favorevole, in modo scientifico.

Il libro di McCrone mi assicurano è acquistato da molti. Ovviamente, dà per scontato sia il principio dell’autodeterminazione dei popoli, sia il fatto che gli Scozzesi siano un popolo ben identificato e dunque titolari di tale diritto. D’altra parte il referendum si farà quindi mi pare che neanche a Londra ciò si metta in dubbio. Tratta solo, il libro di McCrone, di argomenti strettamente economici, e ripeto, fissarsi sul residuo fiscale (è vero è immonda rapina, ma occorre metterla in un contesto complesso), rischia di banalizzare la cosa. Occorre disegnare scenari complessi, che riguardano soprattutto, per fare un solo esempio, il debito pubblico: sarà assunto in quota parte dal Veneto in proporzione agli abitanti, o in proporzione al PIL della Regione? Personalmente, da liberale classico (leggasi: sognatore) lo vedrei come investimento sbagliato da non ripagare se lo Stato è fallito (e l’Italia lo è già), ma ovviamente entrano in gioco fattori geo-politici che suggeriscono di onorarlo. Dunque, come sarà suddiviso? Quale valuta adotterà il Veneto libero? Eccetera. Ora, non voglio negare che i vari blog indipendentistici almeno a partire dalla fine del 2007 non si siano dedicati a descrivere scenari, anche molto tecnici, ma manca un bel libro “old-fashion”, come quello di Morosin (giuridico-politico) o di McCrone (economico-politico) che ne dia un quadro sistematico, ancorché sintetico. Il libretto di McCrone, uno tra i tanti usciti o in uscita in vista dell’epocale scadenza del 18 settembre 2014, ha il merito di dare un quadro talmente preciso che potrà aiutare gli indecisi e i perplessi. Facendolo poi “super partes”, mentre ovviamente si assiste ad un proliferare di scritti partigiani, unionisti o separatisti che siano.

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8 Comments

  1. Alvise says:

    Caro Prof. Bernardini, mi spiega perchè nel lancio pubblicitario del libro viene scritto “CENSURATO”? Non le sembra che siano mezzucci italici per attirare l’attenzione???

  2. caterina says:

    spero che qualcuno che conosce profondamente i meccanismi dell’economia di uno stato ci sia, anche fra gl’indipendentisti o almento tra i non contrari, e si applichi, come l’illustre Prof,Bernardini suggerisce, a studiare e formulare delle ipotesi della situazione economica in cui ci si verrebbe a trovare nel dopo Referendum nel caso ovviamente che vinca il SI e si debba avviare un processo di costituzione e funzionamento del nuovo stato, nel quale ovviamente l’economia, oltre che tutti gli altri ordinamenti, ha una fondamentale importanza…credo anch’io come diceva ieri Pizzati a margine del convegno a Canizzano, che non sia tanto rilevante essere si/no nell’euro o come vorremo chiamare eventualmente la nostra moneta…
    Io, per esempio, che sono pensionata e perciò non più produttrice di reddito, penso che la montagna di crediti confluiti nelle casse centrali in tanti anni di contribuzione, o debbono essere calcolate e pretese, o vengano calcolate insieme ai versamenti di tutti i lavoratori, anche di quelli ancora attivi, a scomputo di eventuale debito pro capite che a seguito di trattativa Roma pretendesse di addossarci, sempre che entri da subito in funzione una Cassa Depositi e Prestiti tutta veneta…
    Fra le materie prime che non abbiamo, se non l’acqua sfruttatissima da centrali per l’energia, i marmi e la sabbia dei fiumi, il sole e il vento, altro non abbiamo che l’inventiva, l’ingegno e la forza lavoro e, penso, all’agricoltura di eccellenza ma anche all’erba dei prati e dei pendii che ora i comuni ordinano di sfalciare, o sfalciano a loro spese, cioè nostre, senza che possa come un tempo essere utilizzata per l’allevamento del bestiame, perchè oggi non dobbiamo produrre più nemmeno latte, perchè siamo costretti a importarlo dall’Olanda…
    Idee in libertà, ma sono quelle che mi sono venute in mente intanto che leggevo l’interessante articolo-commento dell’autore…

    • Paolo L. Bernardini says:

      Grazie Signora Caterina per queste preziose osservazioni. Non dubito che qualcuno scriverà il libro che auspico. Per intanto si goda il bellissimo lavoro di Alessio Morosin, quando il diritto è pieno di passione…

  3. Federico says:

    Gianni… ottima domanda

  4. Gianni says:

    il passaparola è ancor piu efficace della carta stampata.
    e i libri a pagamento, bhe con la gente che rinuncia alla carne … auguri.

    magari qualche volenteroso che in ufficio stampi per gli amici il pdf gratuito si trova… perchè l ha rilasciato anche in forma gratuita da stamparsi (come diverse riviste) per il bene del veneto , no ?

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