Attentati in sinagoga, ridateci padre Marco d’Aviano

di MARCELLO RICCIebrei ita

Il sanguinoso conflitto che nessun dialogo potrà far cessare nasce realmente dalla collina di Sion? Con la crisi seguita all’affare Dreyfus, il movimento sionista sviluppò le linee del futuro programma d’azione: la colonizzazione agricola della Palestina rese agli Ebrei la loro dignità umana e servì per far valere in futuro effettivi diritti sul territorio, e attraverso il Qeren qayyemeth le Yiśrā’ĕl («Fondo permanente per Israele del1901) acquistarono terreni in Palestina, nello stesso tempo sotto spinte etico-religiose, si batterono per far rinascere uno spirito nazionale basato sui valori dell’ebraismo; il tutto legittimato da una ‘carta’ internazionale per la tutela dell’immigrazione ebraica in Palestina.
E’ del novembre 1917 la dichiarazione Balfour, con cui il governo britannico s’impegnò a facilitare la creazione in Palestina di una sede nazionale per il popolo ebraico e con la sua successiva incorporazione nello statuto del mandato sulla Palestina affidato alla Gran Bretagna (era ovvio) dalla Società delle Nazioni. Dopo la ratifica del mandato (1922), fu costituito un esecutivo sionista in Palestina; nel 1925 s’inaugurò a Gerusalemme l’università ebraica.
Il resto è noto è storia recente, il popolo ebraico rivendicò il diritto, di fatto acquisito, di essere uno stato. E’ avvenuto con la forza della fede e con le armi. La follia politica e interessi non limpidi portarono a concepire due popoli, due stati, in un fazzoletto di terra. Non è possibile avere due popoli prolifici, distanti e diversi, in un territorio grande all’incirca come la Toscana. Sarebbe stato logico porre i palestinesi nei territori dell’altra sponda del Giordano. La Giordania ha una superficie di oltre 92mila km quadrati e una popolazione di circa 6milioni di abitanti. Molti palestinesi vi si sono trasferiti e la loro compatibilità con le etnie locali è risultata buona. Perché ci si ostina ad appoggiare le rivendicazioni dei palestinesi che si traducono in bagni di sangue?
Non piace dire agli abitanti di un territorio che non è più terra loro? Può sembrare anche giusto. Come la si mette con la storia degli indiani d’America? Commenti superflui.
Nella fattispecie l’incompatibilità è profonda e insuperabile per motivi religiosi e culturali. I palestinesi sono musulmani e nonostante il diverso parere di Papa Bergoglio, non sono, proprio per questo, da considerare fratelli, ma più semplicemente esseri umani. A loro le moschee, agli ebrei le Sinagoghe e ai cristiani le Chiese. Sinagoghe e Chiese possono coesistere, le moschee hanno diritto di essere , ma lontane e distanti dalle prime.
Palestinesi, isis, musulmani sono termini che configurano un mondo che suscita spesso terrore, sempre timore.
Il libero arbitrio per discernere. Il bene e il male. Padre Marco d’Aviano e Bergoglio.

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One Comment

  1. gianni da Brivio says:

    Sulla questione “Palestina” c’è molta confusione tra la gente comune e nessuno finora – giornalismo e politica – ha ritenuto necessario fare chiarezza. Ci sono due libri, tra i tanti che non vengono pubblicizzati in Italia, che aiutano a capire la situazione e la storia di quella regione dove giudei, islamici e cristiani hanno convissuto senza problemi per secoli prima che i sionisti si dessero da fare con l’aiuto degli imperialisti al loro fianco. Essi sono:
    “Understanding the Palestinian-Israeli Conflict” di Phyllis Bennis e “The World As It Is” di Chris Hedges. Sono ben documentati ed ottenibili tramite Amazon ad un prezzo intorno ai 10-12 Euro l’uno e 20-25 l’altro. Both are well worth reading.

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