Atene, i sottomarini della Merkel e l’indegno spettacolo italiano per il Quirinale

di CRISTINA MALAGUTIsottomarini

Tsipras, il solo sentirlo nominare mette i brividi a Germania e Francia. Il diavolo, per lo strapotere tedesco in questa Europa strozza-paesi. Lo spettro dell’uscita dall’euro di Atene fa tremare la fragile impalcatura su cui poggia la moneta unica. Eppure i greci sono stati chiari colo voto. Inequivocabile la volontà di dire basta allo strapotere di Berlino. Ancora non ha messo piede a palazzo il nuovo governo che già sono scattate le invettive: “Non possiamo fare categorie speciali per questo o quel Paese”, si è affrettata a gridare il direttore generale del Fondo monetario internazionali, Christine Lagarde.

 

Il falco della banca centrale tedesca

“Ad Atene è già stato concesso molto”, le ha fatto eco il “falco” della banca centrale tedesca Jeroen Dijsselbloem. Al lupo! Al lupo! La Grecia è una bomba pronta ad esplodere. E a Bruxelles (Leggi Francoforte) non se lo possono permettere. Il governatore della Bce Mario Draghi prova a stemperare gli animi, parlando della necessità di “nuove misure contro l’evasione”, il neo eletto Tsipras però non ha dubbi: vero, in Grecia occorre invertire la marcia, ma non è la leva del fisco che va attivata, bensì quella del governo di una nazione che, con la compiacenza di chi ha preceduto il neoeletto,  si è piegato ai diktat franco-tedeschi. Basta ricatti. Basta lacci maledetti strozza ripresa di Maastricht, basta schiavitù dell’euro.

Quegli acquisti militari folli dalla Germania

Ma soprattutto, basta acquisti folli di improbabili difese militari. E a guardarla bene quest’Europa, con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo tutti schiavi e impoveriti dalla moneta unica e dallo strapotere tedesco, un brivido lungo le schiene delle persone oneste lo provoca. Perché traspare con orrore che la stretta economica sia solo un mezzo per dar corso ad assurde mire belliche. Insomma un risiko pericoloso che riporta alla mente la storia recente. Fantascienza? Forse non troppo. Altrimenti perché un Paese in piena recessione dovrebbe spendere miliardi di euro in sottomarini?

 

I sottomarini della Merkel

Nei cantieri navali di Skaramangas, ad Atene, sono ancora lì in bella vista: due enormi sottomarini Papanikolis U214, 65 metri di lunghezza e 1.600 tonnellate di peso. Fermi da mesi, incompleti, ma non troppo. Sono costati 4 miliardi di euro al governo greco, la cui marina militare non ha mai lanciato un siluro negli ultimi settant’anni. L’ultima tranche del pagamento alla Thyssen-Krupp che li ha prodotti è stata approvata dal parlamento greco nel 2010, proprio mentre nel paese cominciava la più grave crisi economica della sua storia. I sottomarini sono solo la parte più evidente degli sperperi passati dei governi greci che si sono susseguiti negli anni della stretta economica. Fregate, caccia, armi… si sono svuotate le tasche dei cittadini per riempire gli arsenali. Paura della Turchia? Improbabile. Francia e Germania hanno ricattato la Grecia per mesi: carri armati in cambio di aiuti, e una condizione imprescindibile, rimanere nella moneta unica. Oggi la rottura si chiama Tsipras, almeno questo ha inteso la stragrande maggioranza dei greci che lo ha votato. La strada è tutta in salita. Non sarà facile divincolarsi dai tentacoli dello strapotere europeo.

Ce la farà “Davide-Tsipras” a sconfiggere “Golia-Europa”?

In molti nella vicina Italia stanno a guardare con speranza, Atene potrebbe essere il mattoncino che fa cadere l’intero domino (dominio) di questa Unione europea. Ma da questa parte dello Ionio la strada da percorrere è ancora più lunga, tortuosa e in salita di quella di Atene. A Roma si respira ancora troppa aria di politici intenti solo a salvare se stessi (leggi corruttibili in nome del dio euro). E l’indegno spettacolo per l’elezione del presidente della Repubblica ne è l’ennesima, inconfutabile triste prova.

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Mi ripeto, MANTRA E’, l’Occidente sta per fare l’URKA politika.
    Cioe’ o vale a dire che il KOMUNISMO, molto attivo in italia e non solo, diverso da quello ellenico o forse meglio perche’ PIU’ GENUINO (rappresenta il popolo), mette in FURSI o forse l’attuale europa e tutto l’ambaradan ad essa connessa.
    Non lo ha fatto il COMUNISMO ELENICO, ma il POPOLO STESSO, ellenico per tutti gli appunti. Non si sa per quanto durera’..!
    Forse non sara’ determinante, come non e’ determinante la raccolta di firme (MOLTISSIME) per ottenere una revisione della legge FORNERA..!
    FORNERA O NO la dimostrazione dello sfacelo istituzionale e dell’europa e dello stato italiano in particolare lo si e’ PALPATO e molto bene con la nomina del “NUOVO” presidente.
    Ma non stupitevi cari dottori in politica, o forse in altro..?
    La situazione attuale e’ FIGLIA e quindi EREDE della CAMPAGNA NAPOLEONIKA 3^.
    Non averlo capito prima ci fa solo perdere tanto tempo e tanto DENARO..!
    La LIBERTA’ se la si vuole la si OTTIENE e non aspettare che sia REGALATA..! NON LO SARA’ MAI, REGALATA..!
    Mi meravigliano i super intellettuali (detti anche intellighenti) che sono al servizio di questo andazzo da BANDA DEI QUATTRO. Ma ricordiamola: BRIGANTI, RAPINATORI, SASSINI E MANTENUTI..!
    E quanti ad applaudire il loro KAPO neo nominato. Non dite eletto perche’ se no e’ come quel PLEBISCITO TRUFFA del 1866.
    La farsa e’ tale quale, ma il resto no se messo nella SOASA giusta.
    E siccome sono ignorante per questo ripetente ripeto per tutti gli appunti:
    STIAMO SOCCOMBENDO E NON LO SAPPIAMO..!!
    Poi quando arrivera’ l’islam, a breve, ne vedremo proprio delle belle: KOMUNISTI IMAN di sikuro..! Loro che bruciavano preti e chiese..!
    L’evoluzione della specie e’ questa, altro che il digitale..!!
    SVEGLIAaaaa….!!!!

  2. Cristina says:

    >> “falco” della banca centrale tedesca Jeroen Dijsselbloem.

    E’ olandese.
    Wikipedia:
    Jeroen Dijsselbloem (Eindhoven, 29 marzo 1966) è un politico olandese, eletto il 21 gennaio 2013 Presidente dell’Eurogruppo. È Ministro delle Finanze dell’Olanda nel Governo Rutte II.

Leave a Comment