Assegno sociale come per gli italiani in difficoltà. Pagheremo 56 milioni l’anno per chi chiede asilo

di REDAZIONEmigranti-sbarco-porto_interna

Niente piu’ sussidi economici diretti, allungamento da 3 a 6 mesi della validita’ iniziale del permesso di soggiorno e nuovi parametri per definire lo stato di indigenza che consente il sostentamento a carico dello Stato. Sono alcune delle novita’ introdotte dal decreto legislativo del governo in tema di richiedenti asilo, che nei giorni scorsi Palazzo Chigi ha inviato in Parlamento e di cui IL VELINO e’ in possesso. L’Unione europea ha aperto lo scorso anno una proceduta d’infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato recepimento della cosiddetta direttiva Accoglienza e adesso il governo, anche sulla base di altre due direttive approvate nel 2013 relative alla protezione internazionale dei rifugiati, intende riscrivere la legge, regolata attualmente da norme che risalgono al 2005.

Il costo a regime del nuovo “assetto”, che continuera’ a fare ricorso all’attuale sistema Sprar (che protegge richiedenti asilo e rifugiati e si basa sui servizi forniti dagli enti locali, finanziati dal ministero dell’Interno) e’ stimato in 56,4 milioni l’anno. Una cifra ottenuta considerando il numero dei ricorsi presentati nell’ultimo anno, il costo attuale dell’accoglienza presso lo Sprar e la durata media di una pratica, che sfiora i sei mesi. Dal momento che il decreto entrera’ in vigore a settembre, per gli ultimi quattro mesi del 2015 lo Stato spendera’ 18,8 milioni. In linea teorica sara’ pero’ piu’ difficile avere diritto all’assistenza diretta, prevista per chi e’ privo di mezzi di sostentamento.

Finora, infatti, la valutazione di poverta’ era effettuata sulla base di criteri relativi al soggiorno per motivi di turismo (28,45 euro al giorno). La nuova disciplina, invece, prevede che sia utilizzato come parametro di riferimento l’assegno sociale a favore dei cittadini italiani che si trovano in condizioni economiche disagiate (pari a 16 euro al giorno). In astratto, dunque, potrebbe diminuire la platea dei destinatari ma la quasi totalita’ dei richiedenti protezione risulta priva di reddito. In ogni caso, il permesso semestrale per la richiesta d’asilo sara’ rinnovabile finche’ la pratica non sara’ completata. E, in caso di ricorso, il richiedente asilo potra’ rimanere nel territorio nazionale fino alla “sentenza” definitiva.

Il nuovo sistema messo a punto dal Viminale si ispira all’intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata lo scorso 10 luglio, che continuera’ a prevedere nei luoghi maggiormente interessati da sbarchi massicci una fase di accoglienza nei centri di primo soccorso e assistenza (la cosiddetta legge Puglia del 1995). Qui sara’ anche avviata l’attivita’ di identificazione, che potra’ poi essere completata nei centri governativi, dislocati sul territorio nazionale, cui spettera’ raccogliere anche le domande d’asilo.

 

 

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