Asiago come Pompei, polverizzati 300mila alberi. Boschi rasi al suolo come nel 15-18

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di STEFANIA PIAZZO – Uno tsunami. Peggio. Una nuova Pompei che polverizza una delle più imponenti masse boschive del Nord Europa. Pini appesi sui tralicci dell’alta tensione. Un domino di fiammiferi crollati uno sull’altro, come una mano infernale che accartoccia un secolo di storia, quando dopo la fine dei conflitti, iniziò un’opera ardua e tenace di riforestazione. Melette, Campomulo, Marcesina.  Tutto distrutto. Una catastrofe che non ha precedenti nella memoria dei cimbri, di questa gente solida e determinata, che evita di scendere a valle, se può, e cerca il lavoro sul’altopiano più bello del mondo.

La cronaca dice tutto. E cito, uno su tanti, il servizio apparso qui. Andate a vedere. Alcune immagini pubblicate sono tratte da questo servizio. http://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/bassano/altopiano/altopiano-caduti-300-mila-alberi-come-in-guerra-1.6874302

Il Veneto, è in lutto. E lo sono anche io, in quota parte.

Considero Asiago la mia seconda casa e i miei amici asiaghesi la mia seconda famiglia. Anche se non ci sentiamo sempre. In tempi più felici e sereni di ora ho portato i colori delle loro blasonate società sportive sciistiche, sono stata una loro atleta dell’anno per lo sci di fondo e con loro, con il Gruppo Sportivo Alpini, ho vinto il titolo italiano di sci di fondo di società, quello che un tempo era il glorioso Trofeo delle Regioni, e anche il Trofeo dei Campi di Battaglia, impegnativa gran fondo che ripercorre parte delle trincee italiane ed austriache. Quella di oggi sulla tragedia dei boschi, è una cronaca funebre. Solo chi cammina o scia sull’altopiano di Mario Rigoni Stern e conosce un termine di paragone tra le immagini ad esempio dello Zebio dopo lo scoppio delle mine alla Lunetta o i desertici sentieri bruciati dal conflitto sanguinoso dell’Ortigara, rimasti ancora spogli dopo un secolo, carsici dentro e fuori, può comprendere che una terza guerra è scoppiata sull’Altopiano.

 

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Ne porterà i segni per più generazioni e per ricordare quello che avevamo visto,  dovremo rileggerci di Rigoni Stern Le stagioni di Giacomo o Sentieri sotto la neve o Inverni lontani o Storia di Tonle, o, ancora, Il libro degli animali, Il Bosco degli urogalli, Amore di confine o Le vite dell’altipiano per rivedere quello che abbiamo perso. E rivedere nella devastazione di oggi, quella raccontata nelle lettere raccolte nell’opera 1915-1918 La guerra sugli Altipiani”, con prefazione proprio di Rigoni  Stern. O, magari, Alpi di mezzogiorno, sul perché sui confini ogni territorio abbia una sua Cima 12. O la stupenda opera naturalistica della Cierre Edizioni, “L’Altopiano dei Sette Comuni”.

Più recentemente, la più bella memoria visiva è quella che ci viene  regalata dalle immagini aeree inedite dell’Altopiano grazie a Fabrio Ambrosini Bres, Un genio della prospettiva tridimensionale reale con il suo parapendio a motore (https://www.facebook.com/search/top/?q=fabio%20ambrosini%20bres).

La consolazione, in attesa che arrivi il tempo della mia pensione per vivere sull’Altopiano (tutti abbiamo un sogno, questo è il mio, se c’arrivo), arriva dalla memoria. Dal conservare le cose belle in questa stagione che ti ruba tutto, in attesa di ritorni sperati. Si sogna per sopravvivere perché ora ad Asiago si sta come d’autunno sugli alberi… gli alberi.

 

 

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5 Comments

  1. Ric says:

    Asiago non sará Pompei .
    Si , spazio al sentimento che lenisce tanti mali , al ricordo nostalgia che ci fa aggrappare alla vita sfuggente e preziosa .
    Il vento a duecento all’ora ha distrutto l’abete rosso “ di risonanza “ prezioso per liutai , più longevo al mondo , i porticcioli e le stradine del Tigullio inghiottite dalle onde .
    Avere 5-6 anni nel sessanta , per l’estate andare in montagna sulla topolino stipati in sette otto , o sulle corriere che puzzavano di gasolio , e verso i 10- 11 anni , in Liguria col treno , in case d’ affitto tutti insieme , esplodere di gioia e respirare l’immensa bellezza dei profumi del verde , delle cascate gelide e limpide , del mare che avresti voluto annegarci dentro tanto ti scatenava energia positiva e godere immensamente di essere vivo , quel senso percepito dell’esistere che pur non sia un credere , ma di fatto un “constatare” inequivocabile .
    Neanche a farlo apposta , la distruzione delle intimitá , delle innocenze , dei bei ricordi , “anche la speme ultima dea “ rifugge proprio da lì .
    La natura auto norma i disequilibri attraverso una scansione temporale di lunga ciclicitá , impara e prende le misure , tempo tecnico necessario a ristrutturarsi in configurazione ai cambi climatici ;
    L’antropizzazione del territorio è fattore benefico che nulla a a che vedere con quella del cervello che è scappata di mano ai cattivi maestri delle buoniste intenzioni e dei disastrosi razzolamenti .
    In ogni scibile di scoperta , il sacrificio ed il lavoro vero sono chiave di accesso per uniformarsi adeguatamente al livello di comprensione e di preparazione , indispensabile per non sprecare e non sprecarsi , buttando e rovinando beni preziosi e conoscenze decisive di causa effetto tra esistenza e natura , simbiosi mutualistica antropogenetica , condizione d’equilibrio tra il diritto ad esserci ed il rispetto a debita distanza prima di divenirne sapientemente abili ed equilibratamente responsabili , “guardare ma non toccare , è una cosa da imparare “ , per fermare l’arretratezza , per non dover iniziare processioni e rogazioni , “ a folgore tempestate liberamus Domine .
    “Ogni sconfitta è la mortificazione della ragione ed un ritardo all’evoluzione , ogni distruzione richiama un ricordo peggiore , le guerre .
    Il vulnus è nella non risposta , nella forma che meglio funziona nei secoli dei secoli , ossia tra sentimento e ragione le vie di fuga , che aiutano a fallire , pazzia dell’accellerazione priva di ridondanza del limite senza resilienza che annienta la fisiologia del processo che diviene patologico , di riflesso il modo di pensare che prolifica di “cazzate “ e tutto ruota attorno al rombo di ultra filosofia turbomodernista con spiazzanti distorti utilizzi della semantica comunicazionale bastanti a saturare la già pur flebile capacitá critica non in grado di “ constatare “ il rumore di albero che cade da una foresta che cresce .
    Tra ponti crolli e distruzioni non manca certamente l’opportunitá del fare ricostruzione , ma la rappresentazione di un “palindromo “ di convenzione politica ( destra /sinistra e viceversa ) trappola ideologica che dissimula e rende plastica una contraddizione permanente , l’unificazione forzata di popoli con mentalità poco compatibili , vero peccato originale e chiave di lettura del perché una societá bastarda ( ITALIA) non abbia in serbo opportunitá in abito da lavoro ma sempre perniciose infette macerazioni di problemi in status endemico .

  2. luigi bandiera says:

    TUTTAVIA, e’ l’italia LA VERA CATASTROFE NOSTRA.

    Ma per nasconderla si inventano un frakazzo di associazioni, di cooperative, di scuole, di religioni e tutto quel che puo’ essere humus per lo stato tririnkoglionito.

    Adesso con tutti gli alberi da raccogliere, lavoro davvero straordinario, aumentera’ il pellet… si, perche’ aumentava con la scusa che non si tagliavano piu’ alberi.
    Adesso sara’ il contrario. E noi che sia dritto o contrario ci presentano sempre il conto. Eppure lavorano e per questo hanno il vitalizio, per i nostri interessi.

    BASTA..!!!!!!!!!

    Pensate ai vostri interessi che allora forse curate anche i nostri…!

    Salam…

  3. giancarlo says:

    Purtroppo le ultime notizie stanno parlando di qualche milione di pini abbattuti dal vento o forse meglio tromba d’aria con intasamento di fiumi, torrenti e dighe di tronchi d’albero con danni incalcolabili e per il ripristino e lo sgombero ci vorranno molti mesi.
    Chi ha dimestichezza con l’abbattimenti di alberi, se puo’ vada a dare una mano……
    Noi Veneti siamo sempre presenti d’appertutto quando c’è bisogno. Adesso siamo noi ad avere bisogno di tutti coloro che possono aiutarci.
    WSM

  4. Riccardo Pozzi says:

    La considerazione è sempre la stessa. A parti geografiche invertite vedremmo tutte le parti politiche di quel territorio coalizzarsi per canalizzars i soldi dell’aiuto di stato. In Veneto e Friuli la classe dirigente è divisa e quella non dirigente più indaffarata a fare pulizia e ricostruire piuttosto che pretendere aiuto. Siamo sempre lì.

  5. giancarlo says:

    Non ci sono commenti sufficienti per descrivere il disastro nel Bellunese.
    Ci sono invece in merito alla cronica mancanza di fondi……trattenuti da roma che servirebbero ad una manutenzione adeguata non solo dei boschi ma anche dei terreni relativi e delle infrastrutture esistenti e quelle ancora mancanti.
    Il Veneto, piaccia o non piaccia e senza alcun vittimismo, è sempre stato snobbato, vessato, dimenticato e spesso intralciato in ciò che serviva per rendere più agevole la vita dei Veneti.
    Sui boschi ci sarebbe da scrivere una enciclopedia, ma se guardiamo la tv o i giornali, quelli nazionali, viene a noi riservata una misera finestrella, come sempre, e naturalmente senza indugiare troppo su foto o filmati per rendere veramente agli italiani l’idea esatta di ciò che accade anche qui nel Veneto e non solo nelle altre parti d’Italia.
    Di emergenze siamo stufi. Bisogna guardarsi indietro e vedere come i politici a roma, di qualsiasi governo e colore si siano sempre disinteressati del territorio, della salute pubblica e via dicendo.
    Se il Veneto avesse finalmente , almeno, l’autonomia ed i soldi che si guadagna da solo, forse il vento non riusciremmo ugualmente a fermarlo o rallentarlo, ma sicuramente allagamenti, argini e via dicendo li sapremmo evitare, costruire difendendo i cittadini Veneti.
    Staremo a vedere se il punto nr. 4 del contratto di governo sarà attuato, magari ascoltando di più i cittadini e le comunità locali su cosa serve e cosa bisogna fare per tutelare maggiormente i vari territori e rinunciando quasi totalmente ad accentrare a roma i programmi di investimento e messa in atto per la tutela dei territori lasciando più competenza e autorità alle regioni, e ai comuni. Speriamo……….. WSM

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