Asfaltati Silvio e Flavio, per Matteo strada spianata da leader

italia-storicadi BENEDETTA BAIOCCHI

Più di così non si può avere in politica. Con Berlusconi sempre più in difficoltà, chiamato dal Monopoli giudiziario a ripassare dal via per il processo Ruby, con Forza Italia dilaniata al suo interno nonostante il no alle riforme di Renzi, con un leader di fatto sulla soglia cronologica e psicologica di un pensionamento, Matteo Salvini non ha giganti politici davanti a sè nel centrodestra.

Nel 1994, Umberto Bossi aveva davanti a sè la corazzata berlusconiana in tutta la sua potenza. Politica ed economica. Oggi, Salvini, ha davanti a sè gli eredi pensionati e logorati di quell’era politica.

In più, tira e para, è fuori anche il suo unico oppositore interno, Flavio Tosi. E alzi la mano, dentro la Lega, chi dissente. Silenzio in aula. In pratica, non ha rivali nel suo spazio vitale ed è dunque l’unico titolato a presentarsi come candidato leader del centrodestra. Il solo problema è temporale, e cioè arrivare col vento in poppa al 2018, se quella sarà la data per arrivare alle elezioni politiche.

Oggi Salvini rastrella nella destra e nel disagio il consenso, ma c’è anche chi investe, attraverso Noi con Salvini, la parte più alta e schiumosa del cappuccino. Un po’ di crema accademica che, per ora, trova un riscontro a Roma, nei circoli universitari e tra alcuni professionisti, ma non basta.

Ad oggi, e il voto amministrativo veneto lo dimostra, non c’è un fronte indipendentista/autonomista evidente dentro la compagine del post forzaleghismo.

Sarà capace, Salvini, di indossare i panni, con persuasione, anche del politico capace di dialogare con l’area meno italiana del Nord, del Sud? In altre parole, avere la forza di persuasione per federare rispettandone l’autonomia, le forze che credono prima all’autodeterminazione e poi alla nazione? Ma, soprattutto, gliene frega ancora qualcosa?

 

 

 

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