Artigiani, disastro 2013: chiuse 121 mila aziende, 331 al giorno

di REDAZIONE

«I numeri del rapporto Unioncamere certificano il tributo che le imprese artigiane hanno pagato, e continuano a pagare, alla crisi. Il numero degli artigiani che hanno chiuso nel corso dell’ultimo anno è stato di quasi 121mila unità (331 imprese al giorno). Un disastro». È quanto afferma in una nota il presidente della Cna Daniele Vaccarino. «Dal 2008 al 2013, gli anni della crisi, è stato un bollettino di guerra: hanno cessato di esistere oltre 711mila imprese artigiane. Una decimazione che ha coinvolto tutti i settori: dall’edilizia ai trasporti, dalla manifattura ai servizi», dice Vaccarino. «Purtroppo questi dati confermano le nostre stime del giugno scorso. È tempo di invertire la rotta. Dobbiamo abbandonare una politica fatta solo di tagli e di tasse. Il rigore è necessario. Il rigore senza investimenti e senza il rilancio dei consumi porta alla distruzione del sistema produttivo e all’indebolimento progressivo del Paese».

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4 Comments

  1. arcadico says:

    Numeri che … non interessano alla Politica politicante!

    Quando una generazione di piccoli imprenditori getta la spugna a quelle successive non rimane che … pagarne pesantemente le conseguenze!!!

    Con un presente incerto e un futuro … negato!!

  2. Albert Nextein says:

    Io avrei una qualche domanda per questi artigiani.
    1) per chi hanno votato alle elezioni generali e locali negli ultimi 30 anni?
    2)Sanno che cosa significano le parole socialismo, liberalismo ?
    3)Come interpretano il termine solidarietà?
    4)Cosa significa , per loro, il termine redistribuzione della ricchezza?
    5) Cosa ne pensano della proprietà privata?
    6) Le proprietà dello stato sono di tutti noi?
    7) Preferiscono tasse al 70 o al 15 %?
    E potrei continuare.

    Io penso che la maggior parte di questi artigiani che hanno cessato l’attività abbiano, forse, aperto gli occhi in ritardo.
    Una specie di animali da tiro che hanno lavorato in ogni condizione avversa fino allo sfinimento.
    Un grosso branco di ignoranti, mediamente, orgogliosi del loro lavoro, e pronti a sacrificarsi senza capire la realtà in evoluzione dei fatti.
    Gente troppo impegnata in cose pratiche per informarsi davvero ed istruirsi adeguatamente.
    In sostanza degli autolesionisti involontari, animati dai miglior propositi, ma imbragati da uno stato ladro e da un’informazione carente e ammorbata.

    Per tutti questi artigiani, che ora chiudono, vale il motto, “chi è causa, anche passiva, del proprio male, pianga sé stesso”.

    Gli altri, quelli che ancora riescono a sopravvivere, sarebbero più che giustificati, e motivatissimi ad attuare forme di protesta, anche individuale, nei confronti di un sistema pubblico marcio e ladro.

    Ultima domanda.
    Perché non lo fanno?

    • Edda says:

      Parole sante !!!!!

      Sono calvinisti – stronzi !
      ( Più stronzi che calvinisti )

      Questa è gente che si faceva vanto di non avere mai tempo per leggere un giornale : ora di tempo ne avranno anche troppo….

  3. Mister Libertarian says:

    Bisogna ricordarsi di questo: ogni nuovo dipendente pubblico assunto comporta sempre, in un modo o nell’altro, la perdita di un posto di lavoro nel settore privato. Per questo i dipendenti delle aziende vengono licenziati e gli artigiani devono chiudere.

    Le risorse che sarebbero rimaste nell’economia privata vengono infatti drenate a forza verso l’apparato statale.

    In questo modo la società subisce un doppio danno: un lavoratore produttivo in meno, e un parassita in più.

    Quindi: quando un Vendola qualsiasi annuncia trionfante l’assunzione di 200 nuovi funzionari alla regione Puglia provoca la chiusura o la riduzione di un numero analogo di ditte artigianali o posti di lavori nell’industria e nel commercio.

    Bisogna sapere chi sono i veri responsabili dei suicidi.

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