Artigiani come i moicani per i partiti ITALIANI. Spariscono gli apprendisti, le botteghe chiudono ma la politica se ne frega

di ROBERTO BERNARDELLI E GIULIO ARRIGHINI – Da quanto non sentite parlare di piccole e medie imprese? Da quanto non sentite discutere di fisco ragionevole per gli artigiani? Stanno sparendo ma nessuno fa qualcosa per fermare la morte sociale e civile del Paese. Nei programmi di leader e di aspiranti leader la parola artigiano non c’è, non è di moda. Gli ultimi dati della Cgia di Mestre dicono che abbiamo ragione. Sono crollati infati gli apprendisti presenti nel nostro mercato del lavoro. Lo studio dice che tra il 1970 e il 2015 sono diminuiti del 43 per cento. Se in pieno boom economico superavano le 721.000 unità, l’anno scorso sono scesi a quasi 410.000 occupati (vedi Tab. 1). Leggere per credere.

apprendisti1“In questi ultimi 45 anni, segnala l’Ufficio studi della CGIA, il trend è stato altalenante e, in linea generale, condizionato dalle crisi economiche (quelle sopraggiunte verso la metà degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 e ’90 e quella iniziata nel 2008) e dalle novità legislative (in particolare la riforma Treu del 1997 – che ha elevato l’età per utilizzare questa tipologia contrattuale estendendola anche ad altri settori produttivi – e il bonus assunzioni introdotto da Renzi). Tuttavia, l’andamento sul lungo periodo evidenzia il deciso calo di questa tipologia contrattuale. Altrettanto pesante è stata la contrazione del numero degli apprendisti occupati nel settore dell’artigianato che, a partire dalla metà degli anni ‘50, ha formato professionalmente intere generazioni di giovani operai; molti di questi, è importante ricordare, sono diventati artigiani o piccoli imprenditori di successo”, spiega il report degli artigiani di Mestre.

Ma oggi?

Dall’inizio della crisi (2009) al 2015, nonostante i proclami, “noi con i piccoli”, “noi con le imprese”… siamo arrivati a cifre da eutanasia: gli apprendisti sono diminuiti del 45 per cento (Mezzogiorno -61 per cento, Centro -44 per cento, Nordovest -43 per cento,  Nordest -33 per cento) (vedi Tab. 2) .

apprendisti2apprendisti3La contrazione media a livello nazionale è stata del 31 per cento (vedi Tab. 3).

apprendisti4Siamo sulla medesima lunghezza d’onda con quanto afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo: “Al di là della necessità di rilanciare la crescita e conseguentemente anche l’occupazione, è necessario recuperare la svalutazione culturale che ha subito in questi ultimi decenni il lavoro artigiano. E’ vero che attraverso le riforme della scuola avvenute in questi ultimi anni, il nuovo Testo unico sull’apprendistato del 2011 e le novità introdotte con il Jobs act, sono stati realizzati dei passi importanti verso la giusta direzione”.

Ma fare l’artigiano nel tempo della new economy, dei servizi, delle banche, è come fare il lavoratore di serie B, quello “che non ha studiato”, quello che “ha messo su l’impresina col furgoncino”. Diatribe culturali figlie di un classismo esasperato e di una prevenzione verso il lavoro territoriale che scivola a volte nel razzismo occupazionale.

“Ricordo – segnala il segretario della CGIA Renato Mason – che nell’ultimo comma dell’articolo 45 della nostra Costituzione si afferma che la legge deve provvedere alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato. In questi ultimi decenni, invece, questo principio spesso è stato disatteso, in particolar modo dalle norme in materia fiscale che hanno aumentato in maniera sconsiderata il carico fiscale e contributivo anche sugli artigiani”. Per quanto concerne i settori produttivi, infine, la riduzione più importante degli apprendisti è avvenuta nelle costruzioni. Tra il 2009 e il 2015 la contrazione in questo settore è stata del 65 per cento. Pesante anche la riduzione registrata nelle attività finanziarie (-54 per cento), nel commercio (-34 per cento) e nei trasporti (-33 per cento) (vedi Tab. 4).

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