Arriva l’etichetta per l’origine del riso. Basterà?

Il nuovo risotto ideato dall'ex chef di casa Windsor, Enrico Derflingher, e dedicato alla Royal Baby Girl, 3 maggio 2015. ANSA/ UFFICIO STAMPA VILLA LARIO EURO-TOQUES ++HO - NO SALES EDITORIAL USE ONLY++

Dopo il latte e il grano anche per il riso arriva l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta; una conquista per i tanti agricoltori del settore messi in ginocchio da quei 244 milioni di chili importati dall’Asia a dazio zero in Ue nel 2016; un’arma vincente per i consumatori costretti a comprare riso straniero a loro insaputa, praticamente un pacco sugli scaffali su quattro non è italiano.

L’annuncio dell’etichetta salva-riso made in Italy lo ha dato il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina in diretta agli agricoltori, che si erano dai appuntamento in migliaia davanti al dicastero. Un sit-in organizzato dalla Coldiretti che da sempre ha condotto questa battaglia per tutelare un primato tutto italiano. ”In accordo con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda – ha detto Martina – è pronto il decreto per la sperimentazione dell’obbligo di indicazione di origine in etichetta e lo chiederemo a livello europeo pronti ad introdurre questo strumento in Italia”.

Tra le altre misure annunciate dal ministro, la richiesta a Bruxelles dell’attivazione delle clausole di salvaguardia, in modo da prevedere meccanismi più forti di tutela dei redditi dei produttori; la possibilità di estendere al settore risicolo, dopo quello del grano, la sperimentazione dell’assicurazione agevolata salva-ricavi per i produttori. Verranno infine investiti 2 milioni di euro sulla promozione delle qualità del riso tricolori. La realtà è che gli agricoltori oggi sono costretti a vendere 3 chili di risone, il greggio appena raccolto, per pagarsi un caffè.

Sotto accusa l’introduzione da parte dell’Ue del sistema tariffario agevolato a dazio zero per i Paesi che operano in regime Eba, che ha fatto lievitare le importazioni passate in meno di 10 anni dal 35% al 68%. Tutto questo facendo crollare la produzione in Italia, 4.200 imprese che coltivano 237 mila ettari con 1,5 miliardo di chili, denuncia la Coldiretti. Ma i prezzi dalla risaia alla tavola aumentano di 5 volte: il risone italiano da dicembre è crollato del 33,4%, mentre sugli scaffali è rimasto stabile, con un danno per i consumatori e per i produttori che hanno subito perdite per 115 milioni di euro nell’ultimo anno. ”Il riso made in Italy – ha detto il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo – è un primato per qualità, tipicità e sostenibilità da difendere”.

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