UMBERTO BOSSI E LA CRISI DEL MONDO INDIPENDENTISTA

di GIULIO ARRIGHINI

Il 5 aprile 1992, l’opinione pubblica di ogni angolo della penisola italiana, si accorge dell’esistenza della Lega Nord che elegge cinquantacinque deputati e venticinque senatori. “La calata dei barbari” su Roma, titolò qualche giornale.Si trattò di un terremoto politico che fece stramazzare dalle poltrone giganti della scena politica del tempo. Craxi, Forlani, Andreotti non riuscivano a capacitarsi dell’accaduto. Le segreterie regionali dei partiti da mesi li avvertivano che al nord qualcosa stava succedendo, ma loro niente, contavano sulla paciosa laboriosità dei lombardo-veneti, bravi a lavorare, ma non proprio attratti dal far politica.

5 aprile del 2012, esattamente vent’anni dopo, il protagonista di quello sconquasso storico, Umberto Bossi, il leader indiscusso della Lega Nord, acclamato da decenni sul prato di Pontida e in ogni angolo della Padania, lascia in modo inglorioso la guida del partito da lui stesso fondato in seguito ad un’inchiesta pesantissima della magistratura. Le intercettazioni telefoniche rivelano malversazioni e maneggi amministrativi a vantaggio della famiglia del segretario. Sembrerebbe finita una stagione, ma quanto accaduto non si può definire un fulmine a ciel sereno.

Fanno sorridere certe espressioni di stupore da parte dei militanti, dei dirigenti e persino di certa stampa, fino a ieri molto allineata ed oggi – tutto d’un botto – pronta a sbattere “il mostro in prima pagina”. Chi scrive, è solo uno delle centinaia di ex esponenti della Lega Nord che denunciarono, dentro e fuori le sezioni quanto avveniva a Roma e in Via Bellerio. Su quanto riportato dalle cronache di questi giorni esiste, da anni, una folta letteratura, che riporta fatti risalenti all’inizio degli Anni Novanta, con l’inchiesta della magistratura valdostana definita “Phoney money”, in cui risultava coinvolta la Pontidafin, finanziaria della Lega Nord, fino alla vicenda dei duecento milioni ricevuti dal Gruppo Ferruzzi attraverso l’allora segretario amministrativo del Carroccio, Alessandro Patelli, al fallimento della Credieuronord, la banca della Lega che ha messo sul lastrico migliaia di militanti e simpatizzanti, solo per citare i fatti più noti.

A sentire molti commentatori delle ultime vicende, anche quelli piu’ autorevoli, Bossi non avrebbe alcuna responsabilità. Quanto accaduto sarebbe da attribuire al condizionamento di chi gli stava vicino, per altri alla malattia, per altri ancora ad entrambe le cose. Al di là del fatto che l’agiografia di Bossi non si sposa con l’immagine di un invincibile condottiero, e che quando lo stesso, sprizzava di salute, le scorribande finanziarie e l’agire degli amministratori, sempre imposti da lui, non erano diverse da quelle dei giorni nostri, è importante rilevare che le giustificazioni a difesa del “senatur” sono le stesse da sempre. Chi sostiene che malattia e “cerchi” più o meno magici di varia natura siano la causa del disfacimento politico e morale della Lega ieri come oggi è, allo stesso modo, responsabile moralmente del decadimento al quale abbiamo dovuto assistere.

Il tentativo balzano di difendere il “capo” ad ogni costo “per il bene del Movimento” ha prodotto una monarchia dinastica incline a quanto di peggio potessimo immaginare e, per giunta, senza aver ottenuto il benchè minimo risultato politico. Anzi, ogni seria analisi socio-economica di quest’ultimo ventennio è implacabile: laddove la Lega è da sempre egemone tutto è peggiorato, dalle tasse alla burocrazia, dalla corruzione all’infiltrazione mafiosa. Quanto accaduto, potrebbe non dispiacerci, se non fosse per l’opportunità storica mancata, e per il danno arrecato alla credibilità di tutto il mondo autonomista-indipendentista.

*Segretario nazionale dell’Unione Padana

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

7 Comments

  1. Eugenio says:

    perchè non ci uniamo per avere la forza di proporre la chiusura dei parlamenti nazionali.L’europa ha fatto i primi passi all’inizio degli anni 50 poi hanno costituito il parlamento europeo 33 anni fa, ora occorre proporre una proposta per realizzare l’abolizione dei parlamenti nazionali.

  2. Mauro Cella says:

    Carissimo Arrighini, mi permetta innanzitutto di farle gli auguri di buona Pasqua. Mi ricordo bene quando lei non era, diciamo, ben visto in alcuni corridoi di Via Bellerio proprio per via delle “troppe” domande. E come lei tanti altri.
    E sfonda una porta aperta dicendo che in Lega non si è mai mossa foglia senza l’autorizzazione diretta di Bossi. Ora ci stanno imbastendo una lacrimevole e zuccherosa storia di un pover’uomo che ha commesso un solo errore, fidarsi troppo. E qualche anima beata, forse troppo caritatevole o forse non proprio dotata di materia grigia, ci sta già cascando. Possiamo stare certi che se la Lega Nord arriverà al Congresso Federale di ottobre (non ci metterei la mano sul fuoco) vedremo un spettacolo di fumo e specchi a beneficio dei “militonti”, con tanto di elezione di Bossi a conducator “a vita” per acclamazione e proclami trionfali sul “ritorno alle origini”.

    Lasciamoli cuocere nel loro brodo e andiamo a Jesolo.

  3. Vittore Vantini says:

    Hai perfettamente ragione! Ho già detto, in un mio precedente commento ad altro articolo, che veneti e lombardi non dovrebbero uscire di casa in questi giorni, perchè potrebbero essere colpiti dai moltissimi leghisti che cadono dalle nuvole. I commenti sui media sono la controprova che o i giornalisti non conoscono nulla delle vere vicende o sono in perfetta malafede. Il danno fatto ai progetti di Miglio è quasi irreparabile e questo è il massimo degli addebiti da farsi ai “figuri” della lega, supportati da ingenti masse di minus habentes.
    Forza indipendentisti! Non mollate! La merda della lega non ci tocca!

  4. Sante says:

    LegaNord DEVE MORIRE prima possibile e nel modo +agonizzante.
    .
    imho penso che bisogna anticipare ASAP la convention di Jesolo.
    bisogna colpire subito, adesso che sono in rotta ed abbiamo
    tutti i riflettori addosso.
    oggi posto a tappeto questa priorità ASSOLUTA.
    SerenissimiSaluti

  5. Federico Lanzalotta says:

    Caro Giulio, purtroppo è come dici tu e penso con tristezza ai 6 anni, dal 1989 al 1995 dedicati, allora insieme, alla Lega Lombarda.
    Ora siamo tutti più vecchi di allora e disillusi, ma le ragioni e gli obiettivi per cui aderimmo al movimento restano intatte.
    Il fiorire di tanti neo-partiti indipendentisti, ora come allora, non è un bene per l’affermazione di quelle idee e di quella visione dell’assetto istituzionale.
    Dovremmo concentrarci TUTTI solo su pochissimi obiettivi che possano perseguire l’indipendenza con il costante faro del primo principio da sostenere: la SUSSIDIARIETÀ e la RESPONSABILITÀ.
    Via da Roma, Los von Rom, sono il pre-requisito.

  6. Riccardo says:

    Ho trovato chi votare alle prossime elezioni……io voglio vivere in una Padania indipendente lasciamo perdere tutte le diatribe e combattiamo per l’indipendenza tutti uniti…ciao buon lavoro

Leave a Comment