Arrighini e Comencini a Brescia, lombardi e veneti indipendentisti per un progetto comune. Appuntamento il 5 marzo a Milano

sole24ore
di NORI TESSARI – Lombardia e Veneto hanno un comune destino, e lo cercano. Verso l’autonomia più spinta possibile, verso l’indipendenza ma soprattutto libere di cercare la via politica ad una rappresentanza nuova. Il  Nord schiacciato tra l’Europa e Roma, il tema della serata bresciana con l’on. Giulio Arrighini, segretario di Indipendenza Lombarda, e l’on. Fabrizio Comencini, segretario di Liga Veneta Repubblica, ha messo sul tavolo la necessità di convogliare le forze, le energie su un comune progetto politico, che avrà a Milano, il prossimo 5 marzo all’Hotel Cavalieri, maggiore concretezza.
“La nostra debolezza sta secondo me sta principalmente in alcuni problemi che ci portiamo appresso e che ci sovrastano – ha spiegato Comencini al nostro giornale, ribadendo concetti già espressi sul nostro quotidiano -.  La comunicazione è gestita dal potere e solo il potere la può usare in modo incisivo sulle masse. Senza comunicazione non puoi far passare alcun messaggio, ne puoi “svegliare dal torpore da drogati” in cui vivono i lombardo-veneti”.
Ecco perché il 5 marzo sarà anche l’occasione per raccontarsi in modo nuovo!
“Infine abbiamo una complessa e isterica competizione di “branco” e personale tra i vari gruppi “autonomisti e/o indipendentisti” che fa solo il gioco dei nostri nemici.
Sono pessimista?! Forse “l’igiene del mondo” che bussa alle nostre porte ci sveglierà?? !!”. E in effetti da Trump alla Brexit, la storia sembra aiutare i germogli di indipendenze.

Annuiscono in sala anche numerosi ex deputati del Carroccio della IV legislatura come Fabio Dosi, Gianmarco Mancini, Francesco Formenti e Maurizio Porta.

L’esperienza veneta è riuscita a realizzare un coordinamento tra le varie anime indipendentiste, superando divisioni personali, trovando l’accordo con la lista del presidente Zaia. E’ stato un lavoro di sintesi epocale ma adesso tocchiamo con mano il risultato. Sarà possibile fare il bis in Lombardia? E anzi arrivare ad una forza lombardo veneta ugualmente rappresentativa? Giulio Arrighini ne è convinto: “La questione della rappresentanza del Nord è aperta, è anzi un nervo scoperto. La questione settentrionale è la ricerca delle imprese di un baricentro politico, che non può essere un partito nazionalista, statalista, centralista. Tasse, occupazione, queste sono le partite che dobbiamo giocare con chi rischia tutti i giorni facendo impresa. Ma la risposta non viene né da Roma né da Bruxelles!”.

Sul tavolo ci sono i referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto…

La responsabilità è tanta, ha ricordato Comencini, l’attenzione forte verso l’indipendentismo è presente. Creare un nucleo lombardo veneto che tenga la barra dritta contro il ritorno del neocentralismo, pericoloso per le nostre due regioni, è l’obiettivo e la risposta ad un Nord compresso nella tenaglia Europa-Roma. E’ un percorso lungo anni, non giorni,  per liberarsi dallo Stato centrale.

 

Oggi si vince facile col populismo. In Italia come in Catalogna. Ma  la comunicazione fa la differenza! Chi ha il potere di agire sui social in modo spregiudicato, di cavalcare lo scontento, porta a casa voti facili. Chi sfonda con populismo di poche parole, semplice, affascinante… è diverso dal politico che ha un progetto di più lungo respiro. Il  progetto di Arrighini e Comencini è molto diverso, va nella direzione di costruire uno stato nuovo, dell’autodeterminazione, dell’autogoverno.

La sinistra italiana è sempre stata statalista, centralista, non federalista e figuriamoci se indipendentista. Ha avuto aperture verso l’autonomismo solo per opportunismo politico, per accaparrarsi più regioni rosse possibile. Ma fu solo un’operazione di facciata. Per il centrodestra si tratta di costruire un programma! I partiti di centrodestra concederanno qualcosa alla nostre ragioni?  Se togliamo Lombardia e Veneto, domani mattina tutti vanno a casa, altro che Grecia! Roma è irriformabile e lo può essere se non attraverso l’implosione di questo Stato. Gli indipendentisti potranno decidere se allearsi strategicamente con il centrodestra ma non hanno nulla a che spartire con chi dice che vanno abolite le regioni o con chi propone macroregioni minestrone di popoli. Una cosa è una confederazione tra Lombardia e Veneto, e sarebbe un motore d’Europa formidabile. O abbiamo delle radici, un’identità altrimenti siamo un robot nelle mani di altri.

Il sentimento all’interno della Lega è questo: “che diavolo abbiamo a che spartire noi con il Sud, con “Noi con Salvini”? Non perché Salvini dica delle stupidaggini, tocca temi estremamente importanti ma lui stesso sa che il Sud del Paese deve trovare un proprio leader. Salvini non può vincere pensando di fare anche il leader del Sud. Si sbaglia. Messaggio recapitato.

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2 Comments

  1. Riccardo Pozzi says:

    Il pezzo di Tessari chiude con una affermazione: “Messaggio recapitato”. Temo invece che il messaggio più importante l’abbia recapitato Bossi disertando la serata, e i presenti l’hanno subito afferrato.
    Arrighini e Comencini sono persone preparate e di qualità ma le cime che hanno lanciato al vecchio leone per cercare di rimettere in strada il carrozzone leghista sono per ora cadute in acqua. Nel frattempo, come bene ha detto Arrighini, sempre più grossi strati sociali sono finiti in gabbia, con stipendi e salari che permettono solo di onorare le bollette e di, nel migliore dei casi, autocondannarsi ai lavori forzati. Nel peggiore alla disoccupazione senza sbocco.
    La situazione è drammatica ma né la borghesia illuminata né quella in ombra sembrano accorgersene.
    Selezionati geneticamente per ubbidire e tacere, come dice il genetista Consalez. Ma se esiste davvero il gene dell’ubbidienza, è lì il pulsante da premere. Se è vero che basterebbero due milioni di lombardi che differiscono l’autotassazione di giugno e novembre per far saltare lo stato italiano, perché nessuno promuove l’iniziativa?
    Perché occorre una intera classe politica che rischia la faccia. Per ora nessuno sembra voler rischiare nemmeno una parte anatomica decisamente meno nobile.

    • Stefania says:

      Come ha ragione! E’ per questo che però chi crede in un progetto va avanti, poi c’è chi invece gioca a lanciare il sasso e poi a nascondere la mano, come se non ce ne fossimo accorti! Il problema del Nord è la rappresentanza politica. Pressoché quasi nulla.

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