LA LEGITTIMA DIFESA CHE NON PIACE ALL’ELITE POLITICA

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Dopo il fallimento di un preparativo di golpe, negli anni ‘48 e ‘52, grazie al fermo atteggiamento degli Usa, ma grazie anche al fatto che i cittadini, in possesso ancora delle numerosissime armi, residuati bellici, erano prontissimi ad intervenire in difesa della propria libertà, il Pci ha operato successivamente con la solita pazienza e costanza che lo hanno sempre contraddistinto. Occorre ricordare che il golpe è stato evitato non per la bonomia di Palmiro Togliatti (come si cerca di far credere), ma perché l’astutissimo leader (a differenza del focoso Longo) sapeva che un confronto armato lo avrebbe perso e, pertanto, il PCI sarebbe stato cancellato totalmente dalla faccia della terra.

Importante è stata anche la continua battaglia politica contro l’organizzazione Gladio, costante minaccia armata per la difesa dell’Italia da parte di stranieri e dei loro sostenitori. In prima istanza il Pci ha aiutato fortemente la Dc a togliere la troppo facile disponibilità per tutti di armi belliche. E sin qui non è stato un male, anche se l’intendimento del Pci era ben altro, nella convinzione che i suoi adepti sarebbero riusciti a nascondere adeguatamente le loro.

In seconda istanza hanno appoggiato, ed appoggiano tuttora, leggi e atteggiamenti volti a togliere le armi ai cacciatori (con la scusa della difesa della selvaggina e dell’ambiente ) e ad altri cittadini, che richiedono il porto d’armi per difesa si mettono innanzi difficoltà quasi insormontabili. Non solo.

Ogni delitto perpetrato con l’uso di armi, in Italia come all’estero, viene presentato dai media italioti come reato causato dalla disponibilità delle armi (compreso quelle usate per suicidarsi). Particolare propaganda contraria viene data al fatto che, nella costituzione americana, è sancito, per il cittadino, il sacrosanto diritto di portare le armi per difesa personale. Da ultimo, solo in Italia, se un cittadino viene aggredito da malfattori e si difende con le armi, nella maggior parte dei casi viene condannato quasi sistematicamente per “eccesso di legittima difesa” . Questo nonostante l’opinione pubblica sia largamente (e con amplissima maggioranza) a difesa di chi ha ucciso per difendersi.

La domanda che sorge spontanea è: perché questo comportamento? I motivi sono due, sempre coincidenti.

Il primo è colpevolizzare sistematicamente chi legittimamente usa le armi per limitare ancor più il possesso delle armi stesse, in modo che i cittadini non possano più neanche sognarsi di reagire ad una minoranza che tenta di schiavizzarli “manu militari”. La paura di un golpe di popolo il Pci non se la cancellerà mai più.

Il secondo motivo è quello di togliere dal pensiero della gente il desiderio di reazione davanti ad una palese, nonché grave ingiustizia. In tal modo si realizza il sogno di chi comanda di gestire un branco di pecore dalle quali il “pastore” possa aspettarsi esclusivamente belati di lamento (e anche questi non troppo forti e fastidiosi). Ecco così santificato un criterio fondamentale: giustizia non è quello che si ottiene applicando regole condivise dalla stragrande maggioranza dei cittadini, ma quella che si ottiene attraverso regole definite da una ristretta (e ben controllata schiera élitaria).

Le parole di Bossi pronunciate a suo tempo (fondate o meno) di una possibile rivolta armata hanno rinfocolato le paure.

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