Armenia: Sarkisian si riconferma presidente col 58% dei voti

di REDAZIONE

Trionfo annunciato oggi per Serzh Sarkisian, 59 anni, che secondo un exit poll dell’istituto Gallup trasmesso dalla tv statale si e’ aggiudicato il 58% delle preferenze assicurandosi un secondo mandato presidenziale di cinque anni alla guida dell’Armenia. Il suo rivale principale, Raffi Hovannisian, 53 anni, ex ministro degli esteri ed ora leader del partito di opposizione Eredita’, ha toccato quota 32%, ben al di sopra dei sondaggi, che lo quotavano a un massimo del 20%. Gli altri cinque candidati non sono andati oltre il 5%. Domani gli osservatori dell’Osce si pronunceranno sul voto, ma la campagna elettorale e’ stata contrassegnata dall’apatia e dalla rinuncia da parte di tre delle principali forze di opposizione (che controllano 48 seggi su 131 in parlamento) a partecipare alla consultazione per la sfiducia nella gestione del processo elettorale.

Uno dei candidati, Paruyr Hayrikyan, 63 anni, ex dissidente sovietico e leader dell’Unione nazionale per l’autodeterminazione, e’ stato ferito in un attentato il 31 gennaio scorso a Ierevan, vicino alla sua abitazione. Un altro concorrente, Andrias Ghukasyan, ha fatto uno sciopero della fame sin dall’inizio della campagna chiedendo alle autorita’ di annullare la candidatura di Sarkisian e agli osservatori internazionali di boicottare il voto. E oggi il portavoce di Hovannisian, Hovser Hourchoudian, ha parlato stasera di uno scrutinio ”vergognoso, contrassegnato da una quantita’ enorme di frodi”, lanciando un appello per una manifestazione domani. ”Abbiamo ricevuto centinaia di messaggi riguardanti violazioni massicce del codice elettorale, come le urne truccate, l’intimidazione e l’acquisto dei voti”, ha accusato il quartier generale del partito ‘Eredita”. Anche un altro candidato minore, l’ex premier Hrant Bagratian, ha contestato ”infrazione massicce”, non escludendo azioni di protesta. Si teme un bis delle violenze che seguirono le presidenziali del 2008, quando mori’ una decina di manifestanti negli scontri con la polizia. Ma questa volta le forze di opposizione sembrano piu’ rassegnate e meno capaci di mobilitare grandi masse in questa piccola repubblica caucasica di 3,2 milioni di abitanti alla ricerca di stabilita’ e di benessere: il salario mensile e’ ancora fermo a circa 300 euro, la disoccupazione e’ al 16% e oltre il 30% della popolazione vive sotto la soglia della poverta’, ma lo scorso anno l’economia ha registrato una crescita record del 7%.

L’ex repubblica sovietica, rimasta fedele alleata di Mosca, soffre inoltre della chiusura dei confini sia con l’Azerbaigian, per il conflitto legato all’enclave armena del Nagorno-Karabakh, sia con la Turchia, per il rifiuto di Ankara di riconoscere come genocidio l’uccisione degli armeni in Turchia durante la prima guerra mondiale.

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