Antisemitismo: Garibaldi e Mussolini a confronto

garibaldi

di MARCELLO CAROTI – Noi abbiamo sostenuto nel nostro libro la tesi che Garibaldi è stato il primo fascista ma mi è stato osservato che l’antisemitismo metterebbe in dubbio la mia tesi. Queste osservazioni mi hanno convinto che l’argomento antisemitismo non può essere ignorato. La questione nasce dal fatto che Garibaldi non ha mai dato prova di sentimenti antisemiti. Infatti, dopo aver esaminato la vita e gli scritti di Garibaldi non abbiamo trovato alcun elemento di antisemitismo e quindi questo potrebbe mettere in dubbio la validità della nostra tesi. Abbiamo scritto questo articolo perché questa conclusione non è corretta, infatti se esaminiamo il personaggio Mussolini da questo punto di vista, dobbiamo deludere gli antifascisti di professione perché dobbiamo affermare che tanto Mussolini quanto il Fascismo non sono mai stati antisemiti. Questa sembrerebbe una affermazione balorda e quindi dobbiamo spiegarci esaurientemente.

Il Fascismo è una ideologia nata negli anni dopo la Grande Guerra che diventa regime negli anni 1923-25. Ebbene, in tutto il periodo di incubazione e di affermazione della ideologia e del regime fascista non esiste alcun elemento di antisemitismo. La questione ebraica non esisteva in Italia perché il Risorgimento aveva eliminato tutti gli elementi di antisemitismo dalle leggi prima del Piemonte e poi del nuovo Regno d’Italia. Questo non aveva provocato alcuna reazione contraria di rilievo perché nei popoli che abitavano la penisola l’antisemitismo era praticamente sconosciuto. E’ un fatto evidente che, fedele al suo passato socialista, Mussolini non ha mai manifestato alcuna tendenza antisemita mentre definiva e fondava il fascismo: non esiste nei suoi scritti o discorsi alcun elemento di antisemitismo. Se a volte il problema ebraico viene menzionato è fatto sempre a favore degli ebrei!

Questo fino a dopo la fondazione dell’Impero. Anche la sua vita privata conferma questo suo atteggiamento. Una delle sue amanti più conosciute fu una signora ebrea, la socialista russa Angelica Balabanoff il cui salotto Mussolini frequentò a Milano. In questo salotto incontrò un’altra signora ebrea, Margherita Sarfatti, che divenne la più importante delle sue amanti perché non fu solo un’amante ma anche una figura di spicco nel regime fascista, fino alle leggi razziali, dando un contributo non trascurabile al regime. E’ importante mettere in evidenza che questa signora non era sola. E’ un fatto evidente che tanti ebrei hanno partecipato al movimento fascista e hanno poi lavorato nel partito e nel regime.

E allora, l’antisemitismo? A questo punto dobbiamo parlare di ideologia. Il nazionalsocialismo è una sintesi irrazionale e delirante di due allucinazioni, socialismo e nazionalismo, e in quanto tale non ha niente a che vedere né con l’ebraismo né con l’antisemitismo. Però, se scendiamo nel dettaglio, dobbiamo osservare che, di fatto, mentre il socialismo attira un numero sproporzionato di ebrei (oltre al suo fondatore) i movimenti nazionalisti hanno normalmente tendenze antisemite. Noi non sappiamo il perché di questi atteggiamenti contrastanti, non è facile comprendere un delirio, possiamo solamente prendere atto dei fatti. Queste due spinte di segno opposto erano presenti nella psiche di Mussolini e alla fine la solidarietà ideologica con il nazismo fece cadere l’Italia nella tragedia dell’antisemitismo. Era successo che, a differenza del fascismo in Italia, il nazismo nasce in Germania violentemente antisemita, da subito. Questo non perché l’ideologia nazionalsocialista sia di per se antisemita, ma perché Adolf Hitler, per problemi suoi personali, odiava gli ebrei con un odio chiaramente patologico.

Nell’ideologia nazionalsocialista la paranoia arriva a livelli mostruosi perché il nazionalsocialismo, in quanto sintesi di socialismo e nazionalismo somma in se l’odio etnico nazionalista all’odio di classe marxista. Mussolini, in Italia, aveva concentrato il Fascismo sull’odio per la perfida albione e per le demoplutocrazie cioè per i paesi democratici e capitalisti. Hitler in Germania concentrò il massimo della sua paranoia sulla cospirazione sionista oltre che sulle demoplutocrazie, naturalmente. La spinta determinante del voltafaccia di Mussolini fu il fascino e l’invidia che Hitler esercitava sulla sua vanità. Si rendeva conto che la sua Italia non poteva competere con la Germania hitleriana e che l’affermazione della ideologia ariana della razza superiore rischiava di mettere in disparte il popolo italiano nella corsa globale verso la supremazia razziale. L’Italia non doveva essere seconda a nessuno! Dopo aver fondato l’impero era giunto il momento di affermare che anche gli italiani erano una razza superiore non da meno dei tedeschi. Diventava indispensabile che una legge razziale mettesse le cose in chiaro di fronte al mondo: anche gli italiani erano una razza ariana e non potevano essere contaminati dagli ebrei. Né Mussolini né il Fascismo erano diventati antisemiti, era solo vanità. La banalità del male! La solidarietà ideologica col nazismo assieme alla vanità di quell’individuo prevalsero su ogni considerazione di giustizia e di amor patrio.

L’Italia veniva agganciata al carro dei nazisti senza alcuna considerazione per il benessere del popolo e per il futuro del paese. E tutto questo succedeva solamente per la vanità di un uomo posseduto da una ideologia delirante. Tale è la forza della fede. Nessuno ci credeva alla nazione ariana a cominciare da Mussolini che lasciò che i suoi gerarchi rendessero pubblico il loro dissenso. In Libia Balbo si rifiutò di applicare le leggi razziali. In Italia il ministro Acerbo andava in giro per le università a tenere conferenze sulla assurdità della nazione ariana. Il ministro Bottai, che dovette firmare le leggi razziali, si premurò di informare i suoi amici ebrei, ne aveva tanti, di salvare il salvabile prima che queste leggi venissero applicate. L’ambasciatore a Londra Grandi non mancò di manifestare la sua opposizione. E’ un fatto evidente che i veri fascisti, coloro che assieme a Mussolini avevano fondato il movimento, erano profondamente offesi da questo abbietto, vergognoso cedimento verso i nazisti che non riscuotevano le loro simpatie. Non è per caso che furono questi uomini che il 25 luglio del ’43 misero fine al regime fascista. La riluttanza e a volte il rifiuto da parte delle autorità italiane di applicare le leggi razziali fu evidente durante la guerra provocando un odio feroce da parte dei nazisti che consideravano gli italiani dei traditori della causa ariana, oltre a essere un popolo di buffoni. E’ in base a queste considerazioni che possiamo concludere che l’antisemitismo non è un elemento che può distinguere Garibaldi da Mussolini. Noi riteniamo che, anche se si considera l’antisemitismo, resta valida la tesi del nostro libro, Garibaldi il primo fascista. Marcello Caroti Agosto 2017

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2 Comments

  1. luca says:

    che strano post! Cinque paragrafi per spiegare che il fascismo non era antisemita, e uno per dire che ha approvato leggi antisemite! Dal che uno deduce o che il fascismo era fatto da idioti, che promulgano leggi che non approvano, o da pagliacci, che promulgano leggi perche’ glielo dice uno straniero. Poiche’ purtroppo nessuna di queste ipotesi e’ vera (sarebbe il male minore pensare che un sistema dittatoriale sia fatto da idioti e pagliacci), rimane da capire perche’ il fascismo divenne antisemita. E la risposta e’ secondo me una sola: perche’ il fascismo era, prima di tutto, dittatura, regime totalitario, quindi strutturalmente incapace di correggere i suoi errori. Se fosse stato possibile discutere democraticamente, forse non si sarebbe arrivati a tanto, perche’ storicamente gli italiani sono stati tra i meno antisemiti tra i popoli europei. Quindi il problema non e’ se Mussolini o i suoi gerarchi fossero davvero convinti delle leggi razziali (che importanza ha cosa pensa il tuo aguzzino mentre ti tortura?), ma che il fascismo, in quanto dittatura, cioe’ negazione della liberta’, ha generato, e non poteva non generare, mostri, dall’antisemitismo alla guerra mondiale, senza che nessuno potesse opporvisi.

  2. caterina says:

    Garibaldi il primo fascista… puo’ essere, anche se a pelle, non avendo letto il libro, direi fascista Mazzini e ovviamente Cavour… ma Garibaldi che iinvento’ le camicie rosse indossate dai macellai a confondere il sangue divenne l’emblema dai comunisti subito dopo la guerra identificato coi partigiani rossi, sanguinari anche loro contro I nemici ideologici… fra I quali non ci sono ebrei semplicemente per il fatto che gli ebrei si sono sempre accasati adattandosi dovunque fosse loro possibile fare affari e ritenendosi nello stesso tempo estranei avendo tradizioni e cuore ideale nella loro patria che e’ e rimane Israele… in cio’ molto affini agli ideologhi comunisti che hnnno la loro patria ideale nell’Urss, nonostante sia tramontata…

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