ANTINOMIE AMERICANE: QUEI MOVIMENTI DI ROTTURA

di DOMENICO LETIZIA

Gli avvenimenti degli ultimi anni rappresentano per gli Stati Uniti un concentrato di mutamento, innovativo ed assoluto per certi versi, ad un primo sguardo lontano dall’anima profonda della cultura americana. Indagini storiche, antropologiche e politiche fanno risaltare le antinomie, autoctone di questa società, che per molti sta a rappresentare il declino del mito americano e dei suoi valori. In realtà la cultura americana, eticamente “forza”, è sempre stata guidata da contraddizioni fortissime. Un paese nato liberale e libertario che sanciva leggi per perseguitare gli anarchici migranti europei, un paese per nascita multiculturale e multietnico protagonista dei più orribili episodi di razzismo della storia contemporanea.

Gli Usa nascono da antinomie, che storicamente ne risaltano la ricchezza, Cristianesimo e Illuminismo, Liberalismo e Puritanesimo, comunità di pionieri della libertà e rigorismo religioso, queste contraddizioni hanno fatto degli Stati Uniti l’unico paese al mondo che nella propria costituzione sancisce il diritto alla felicità e alla libertà individuale. Anni ricchi di particolarità per la cultura e la tradizione americana. In un paese ove oramai il mercato è estremamente controllato e assistito, nonostante la profonda anima e retorica liberoscambista, valori certi come il mito della frontiera sembrano finiti, sepolti da una metamorfosi assistenzialista e socialdemocratica. Eppure proprio in questi tempi di statalismo e protezionismo, gli americani per uscire dalla crisi invocano e cercano “altro”.

Oggi il respiro dell’America è rappresentato da movimenti e figure che vanno all’opposto e in totale rottura con la socialdemocrazia e lo stato. In ascesa la figura di Ron Paul, il libertarian che vuole abolire la banca centrale e ritirare tutti i contingenti militari americani in giro per il mondo. Conosciuto in tutto il globo il movimento “Occupy Wall Street ” dalla forte venatura anarchica, contro il capitalismo ma per un liberalismo delle scelte, per l’eguaglianza e la lotta al privilegio ma anticomunista e nonostante la mancanza di un programma preciso vi è una profonda critica alle istituzioni, non a precise istituzioni, ma al potere in quanto forza corruttrice e temibile per la libertà americana. In più, meriterebbe un discorso a parte il movimento Tea Party che secondo alcune statistiche raccoglie preferenze da parte del il 25% degli americani.  Le contraddizioni Usa sono svariate, visibili attraverso i giovani americani che, in aumento, decidono di non lasciare le proprie case e famiglie, mentre fino a pochi anni fa una famiglia americana di media cambiava luogo di residenza almeno 3-4 volte nell’arco dell’intera vita. Oppure sempre i giovani che rinunciano ad una jeep 4×4, per gli americani l’auto rappresenta il passaggio dall’adolescenza all’essere uomini, per avere l’ultimo portatile o oggetto tecnologico del momento.

Una società essenzialmente con problemi di obesità ma che ha nominato “Terminator” governatore della California per ben due volte. Uno dei più brillanti pensatori anarchici Proudhon ha affermato che “le opposizioni e le antinomie sono la struttura stessa del sociale e che il problema non sta nel risolverle in una sintesi che finirebbe per irrigidire la realtà ma nel trovare e nel costruire un equilibrio funzionale capace di far convivere più tendenze di per sé contraddittorie”. Gli Stati Uniti riusciranno ad uscire dalla crisi proprio sviluppando ed interpretando queste antinomie, attraverso sperimentazioni e libertà di scelta. La libertà americana, sostenuta da tutte queste spinte antistataliste anche se tra loro contrastanti, sarà la soluzione alla crisi americana, se non finirà con un governo rigido, tecnico e dispotico, eppure allora, l’americano saprà cosa fare, rispolverando la Dichiarazione d’Indipendenza leggerà: “Se una lunga serie di abusi e di oppressioni rivelano l’intento di curvare un popolo sotto un illimitato dispotismo, quel popolo ha il diritto, il dovere di abbattere un simile Governo.

LA CRISI CONTINUA

Negli Stati Uniti le richieste di sussidio di disoccupazione sono salite di 21.000 unità a quota 377.000 la scorsa settimana. Gli economisti si aspettavano un aumento a 370.000 dalle 354.000 della settimana prima (dato rivisto al rialzo da 352.000).

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4 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Scrissi molti anni fa e lo ripeto:

    gli USA si romperanno. Si divideranno in nazioni.

    E’ un DIRITTO NATURALE..!!

    Quindi ci sara’ li’ e ma anche in europa.

    Dopo nel mondo.

    Dove non avvera’ vuol dire che li’ c’e’ la TIRANNIA..!!

    Saluti

  2. Domenico Letizia says:

    libertà americana,,,

  3. ABe says:

    …. per un altro governo…. popoli all’ammasso, dietro nuove sigle dove regna sovrana la pazzia dei gruppi, dei partiti e delle nazioni… e più raramente di un singolo individuo refrattario a questi falsi miti: società, nazione, popoli, partiti… maggioranze.

    Sta diventando una burla la tua anarchia.

    • Brus says:

      Abe anarchia significa societa senza governo, dove persone consapevoli si gestisco da soli in piena liberta e nel rispetto degli altri individui, per questo lanarchia viene definita ome utopia, perche rappresenta il massimo della civilta’.

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