Antifascismo o anticomunismo? Tanto noi continuiamo a zappare fino a sera

fascio e antifascio

di RICCARDO POZZI – Recentemente sdoganati da alte cariche dello stato, hanno rifatto capolino, ma non avevano mai smesso di affacciarsi, le care vecchie tradizionali pulsioni di quella destra sociale che ama stare con la gente e mostrare il suo lato più popolare per fare proselitismo.
Io non amo l’antifascismo di maniera e la mia famiglia ha conosciuto le miserrime ritorsioni, fatte sui chi era fascista solo per lavorare, da molti che facevano parte del CLN perché lesti a nascondere le braghe da balilla.
Non ho mai amato il comunismo militante e mi viene l’orticaria quando sento certe retoriche resistenziali provenire da frange della sinistra che, fosse dipeso da loro, avrebbero fatto entrare il maresciallo Tito con tutti gli onori e senza oneri per lo stato. Trovo ingiusto che il negazionista dell’olocausto trovi subito un muro di indignazione mentre chi, nell’ANPI, nega le foibe venga rapidamente insabbiato per non generare imbarazzo.
Ma proprio non riesco a trovare il manico a certe padelle neofascistoidi che si danno un contegno culturale (avranno letto qualcosa di Ezra Pound?), e poi diffondono il solito messaggio nostalgico.
Il fascismo ha fatto anche cose buone? Certo che le ha fatte. Tutti i tiranni della storia hanno fatto anche cose buone. Anche Stalin, Mao e forse anche Pol Pot avrà imbroccato qualcosa di decente.
Le riforme agrarie, le bonifiche su larga scala, le infrastrutture. In venti anni sotto il fascismo si sono realizzati molti avanzamenti (anche perché eravamo col culo in terra dopo la grande guerra).
Ma il fascismo ha anche trascinato l’intero paese in una sciagurata alleanza e un secondo rovinoso conflitto mondiale, verso un catastrofico progetto neocolonialista, verso una società illiberale e verso un razzismo legiferato che queste terre non avevano mai desiderato.
Tutta questa retorica, poi, sull’onore e sull’onorabilità del capo sembra dimenticare che Mussolini è stato preso al confine con la svizzera vestito da tedesco e nascosto tra i soldati.
Il punto che dopo settant’anni dovrebbe muovere le coscienze di fascisti e antifascisti è che il fascismo è passato. Punto. Mussolini non era il demonio e non era un semidio. E’ stato un uomo che ha passato il proprio tempo, con i suoi errori, i suoi difetti e qualche virtù, come quasi tutti noi. Che senso abbia oggi coltivare il feticismo dei calendari con la sua mascella prominente e l’elmetto è una cosa che la mia povera mente non riesce a spiegarsi, come non riesce a comprendere tutta questa ostentazione di cameratismo militaresco che gli rende onori. Ma fatico anche a comprendere la liturgia antifascista che invece di confutare l’apologia del fascismo con gli argomenti, pretende che sia una legge a zittire il dissenso.
Più di mille discorsi indignati dei sacerdoti dell’antifascismo e più di mille orgogliose professioni di fede mussoliniana, temo siano più significativi i ricordi dei contadini, dell’immediato dopoguerra, che vedevano passare, diretti verso la città, i soliti chiassosi autocarri di bandiere rosse che solo pochi mesi prima erano orgogliosamente nere.
I contadini guardavano le bandiere e ascoltavano le urla, stavano un momento fermi a pensare, poi alzavano la zappa in alto e la facevano cadere sulla zolla da rompere.  Fino a sera.

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