ANNO GIUDIZIARIO: CRONACA DELLO SFASCIO DI UN SISTEMA

di MARCO DESCOLI

L’anno giudiziario è stato inaugurato oggi e molti sono i pareri rilanciati dalle agenzie sull’argomento.

«È senza dubbio pesante il dato dell’arretrato di cause civili». Lo ha ribadito il presidente del tribunale di Roma, Paolo De Fiore, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte d’Appello di Roma. Per il presidente De Fiore, che nei prossimi mesi lascerà il suo incarico, quello dell’arretrato civile è un «fardello» e che registra ben 14.196 cause arretrate iscritte prima del primo gennaio 2008, a fronte delle 162.791 cause complessivamente pendenti alla fine del 2011. «Un piano di smaltimento è stato avviato – ha sottolineato De Fiore – i presidenti di sezione sono stati invitati ad elaborare quello che è il carico esigibile cioè il numero di sentenze che il magistrato è ragionevolmente in grado di redigere mensilmente, numero variabile da sezione a sezione data la specializzazione di esse».

Il sopravvenire di processi di notevoli dimensioni come ad esempio quello per Telecom Italia Sparkle-Fastweb o il caso Lande, rischia di compromettere tutti gli sforzi di velocizzazione«. Nel penale per il presidente De Fiore, comunque »un miglioramento della produttività c’è stato se, per quanto riguarda il collegio, alla fine del 2011 si è registrato un numero di procedimenti pendenti pari a 2.334 sensibilmente inferiore a quello iniziale 2.676. Molto alta resta la produttività nel settore monocratico: 25.100 i procedimenti definiti con riduzione sensibile della pendenza (26.930 all’inizio del 2011 fino a 23.996 a fine anno).

E quanto costa la giustizia! «Senza interventi normativi, non può essere realizzata una politica di risparmio seria, affidata alla sola azione della magistratura». Lo ha detto oggi, parlando del problema dei costi della giustizia che affianca il bisogno di maggiore efficienza, il presidente della Corte d’appello Paolo Angeli aprendo l’Anno giudiziario 2012 ad Ancona. Lo scorso anno – ha riferito – per l’equa riparazione dei danni causati dalle lungaggini dei processi, sono stati liquidati nelle Marche quasi 2 milioni di euro (un milione e 983.100 euro), mentre per il gratuito patrocinio la Corte ha disposto pagamenti per oltre 5 milioni di euro. Quest’ultimo pone, secondo Angeli, «interrogativi drammatici sulla sostenibilità della spesa» e servono nuove norme per l’equa riparazione dei danni in quanto «non si è nella condizione strutturale di assorbirne gli effetti». Sono esempi di spese per contenere le quali, dice in sostanza il magistrato, non bastano l’aumento dell’impegno dei magistrati, le pratiche virtuose, il comportamento pacato e rispettoso delle leggi, la consapevolezza che «fare il giudice significa impegno sociale e culturale».

Tra i «segnali positivi» in chiave di riforme auspicabili, ha detto il presidente, c’è il progetto di «revisione delle circoscrizioni giudiziarie» da rivedere e riconfigurare nella logica di «un recupero di efficienza e sempre di contenimento della spesa». Secondo Angeli oggi, comunque, si «respira una nuova aria che può aiutare anche nel recupero di efficienza, oltre che di credibilità del sistema giudiziario. Con l’attenuarsi di polemiche, troppo spesso ingiuste ed offensive, nei contenuti e nelle forme, volte non a risolvere in concreto i problemi di funzionalità del sistema, ma solo a delegittimarlo – ha aggiunto -, vengono poste le basi per richiedere alla magistratura, che come tutte le sane istituzioni si nutre anche dell’orgoglio che deriva da un meritato prestigio, un rinnovato impegno e un nuovo slancio. Questi non mancheranno». L’andamento delle pendenze nel distretto, mostra una lieve diminuzione delle cause civili da definire e un progressivo aumento di quelle penali. Permane, sia nel civile che nel penale anche nelle Marche, «il cronico problema della carenza degli organici nella magistratura, inidonei a fronteggiare l’alto numero dei procedimenti» e «l’insufficienza del personale amministrativo».

Dall’inaugurazione dell’anno giudiziario milanese e dalla relazione del presidente della Corte d’Appello Giovanni Canzio, è uscita l’esigenza di «superare i conflitti che ci sono stati tra la politica e la magistratura, cioè tra i diversi poteri dello Stato, rispetto ai quali bisogna trovare un giusto equilibrio, perchè è quello che prevede la Costituzione». Lo ha affermato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che era presente all’inaugurazione. Il sindaco ha parlato di una «relazione rasserenante», riferendosi a quella pronunciata da Canzio, «di altissimo livello». Per il sindaco infatti è necessario trovare «un obiettivo comune coniugando la qualità di una giustizia efficiente alle garanzie». Ed è importante «soprattutto se questo segnale verrà da Milano». Bisogna, ha concluso il sindaco, «trovare un equilibrio tra le esigenze diverse del diritto di difesa e l’efficienza della giurisdizione».

Per il presidente della Corte d’Appello di Roma, Giorgio Santacroce, esiste un «problema serio» sulla compatibilità tra la professione forense e il mandato parlamentare. Si tratta di un problema che «adombra il rischio di concreti conflitti di interessi in capo all’avvocato, cui viene consentito di svolgere, nell’arco di durata della carica parlamentare, l’una e l’altra funzione. In altri Paesi esiste un esplicito divieto in tal senso, mentre da noi può accadere che avvocati eletti in Parlamento seguitino a svolgere la loro professione come se nulla fosse. Una norma che regolasse questo profilo di incompatibilità gioverebbe senz’altro». In merito al ruolo degli avvocati Santacroce ha poi affermato come «sul tasso di litigiosità incida in forte misura anche il numero in crescente aumento degli avvocati, che è un fattore destinato a incrementare la propensione alla lite in sede giudiziaria». Per quanto riguarda l’avvocatura, il presidente sottolinea come «da anni la concorrenza è incontrollata e l’accesso alla professione sia pressochè indiscriminato. Mancano una verifica deontologica della qualità forense centrata sull’etica della responsabilità e un adeguato aggiornamento professionale che valorizzi lo status di avvocato e il suo ruolo di cerniera tra lo Stato e i cittadini».

Intanto, sa Palermo si leva una voce di verità. La mafia è sempre forte e radicata nel territorio e continua «a detenere il monopolio delle attività criminali, in particolare del racket delle estorsioni e della gestione illecita degli appalti sistemi più diretti e remunerativi per le cosche. A descrivere una Cosa nostra, colpita ma non vinta, è il presidente della corte d’appello di Palermo Vincenzo Oliveri che sta tenendo, nell’aula magna del palazzo di giustizia del capoluogo, la relazione introduttiva della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario. Nonostante i successi ottenuti da magistratura e forze di polizia «la presenza dei clan nel territorio – spiega Oliveri – è sempre invasiva e massiccia». Una circostanza testimoniata anche dal fenomeno delle estorsioni, in netta crescita. A fronte della pressione del racket non si registra, invece, un incremento delle denunce delle vittime del pizzo, mentre diventa più incisiva l’azione della società civile e delle associazioni di categoria che sempre più spesso assumono posizioni nette giudicando incompatibile la permanenza nelle loro organizzazioni di chi non denuncia.

Da anni, il ritornello è lo stesso. Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un’inchiesta sulle condanne ricevute dall’Italia in sede europea. Da anni, nulla cambia e la giustizia – sistema statale per antonomasia – è allo sfascio.

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    A me pare che tra di loro, i cortigiani, si parlano tra sordi e orbi. Tanto sanno che a fine mese o giu’ di la’ la gran bella paga arriva senza tanto suda’.

    Certo, senzaltro hanno sudato per accapparrarsi il posto.

    Adesso possono dormire tranquilli senza prodi’ o produrre.

    Ecco a cosa servono le tasse…

    Ma tutti, pare, sono addormentati.

    E pensare che la distruzione prima francese e poi europea fu per eliminare i mantenuti. LE CORTI.

    Che tra l’altro, festeggiavano, come con i 150 anni di merrrddd, sebbene il popolo chiedesse PANE.

    Oggi chiedono LAVORO = a PANE e loro..??

    Oltre a festeggiare pensano all’ART. 18.

    Ci vuole o no una atomika..???

    Salam

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