Andrea Zucchi lancia la “Admilia-Bank”, per imprenditori e all’estero

di REDAZIONE

Esattamente due anni fa, durante una puntata di ‘Piazza Pulita’ su La7, riconsegnò le chiavi della sua impresa all’allora sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, con l’invito esplicito: “Domani ci vada lo Stato ad aprire la mia azienda”. Andrea Zucchi, emiliano, oggi 52 anni, protestava perché subiva “una pressione fiscale del 70%” e perché oramai guadagnava molto meno di un suo dipendente. Da quel giorno, però, molte cose sono cambiate. Zucchi non si è lasciato andare. Anzi: oggi è alla guida di una holding, Admilia, che aiuta le imprese a sbarcare sui mercati esteri e presto darà anche vita a una banca “di imprenditori per imprenditori”.

“Vista la necessità di strutturare strumenti fondamentali per la piccola impresa -dice Zucchi a Labitalia- il 15 marzo, quando ricorrerà il secondo anniversario della mia ‘riconsegna delle chiavi’, durante una serata molto riservata costituiremo una banca. Ovviamente, oggi posso dire dove non sarà, questa banca: non sarà in Italia e non sarà in Svizzera e sarà una banca di imprenditori per imprenditori”. Si tratterà di un istituto di credito, aggiunge, “unico in Eruopa e forse in tutto l’Occidente, che si organizzerà secondo il criterio di separazione dell’attività di deposito dall’attività di prestito, cioè rinuncerà alla riserva frazionaria. E viste le situazioni delle imprese penso sia la scelta giusta”.

I soci saranno “tra 30 e 50 imprenditori -spiega- decisi a partecipare, e che si rendano conto della necessità di strutturare concretezze e solidità, e di uscire dalle abitudini che abbiamo qui in Italia”. “Il piano è già pronto -conferma Zucchi- e abbiamo già molte adesioni, manca solo qualche imprenditore. Il progetto è sostanzialmente operativo. Basta accreditarsi. Perchè è chiaro che si tratta di un’azione importante e delicata e dunque la squadra deve essere formata secondo criteri di di trasparenza e legalità assoluti”.

La banca è un’idea che segue la realizzazione di una holding di imprenditori, la Admilia, che Zucchi definisce “comunità di recupero per imprenditori tassico-dipendenti”. “Admilia è un’idea che mi è venuta -spiega Zucchi- il giorno dopo che ho riconsegnato le chiavi in diretta. Quello è stato il gesto di un uomo solo, consapevole del fatto che in questo Paese fare impresa rimanendo nella legalità è impossibile. Ci sono infatti solo due modi per fare impresa in questo paese: o rubando soldi pubblici o stando nell’illegalità fiscale”. Zucchi ha scelto una terza via, “quella -dice- di andare a cercare posti dove fosse possibile lavorare normalmente e nel mondo ci sono”. “Oggi abbiamo 70 soci, di cui 35 già operativi, e siamo in grado di proporci agli altri imprenditori che vogliano guardare all’estero non come un luogo dove fuggire, ma come un luogo dove cogliere molte opportunità”, assicura. Oggi la holding ha 15 agenzie in vari paesi del mondo, scelti, spiega Zucchi, “in base ai trend di crescita e all’esistenza di una base giuridica legale impostata sulla responsabilità individuale e non sulla deresponsabilizzazione sociale”.

Dentro Admilia si trovano storie e percorsi professionali diversi. Come quello di Leonardo Zanus, veneto, 31 anni che con la sua azienda di Ict non aveva problemi di lavoro, ma che ha deciso di “vedere cosa c’era fuori i confini e abbiamo visto che l’Italia è indietro di parecchi anni”. “Con Admilia -spiega a Labitalia- abbiamo potuto sfruttare la forza del team e, grazie alle competenze diverse in ambito di fiscalità internazionali e diritto societario, siamo riusciti a capire come e dove intraprendere nuovi business. Partiamo dalla Gran Bretagna che è il cuore tecnologico dell’Europa e da lì cominceremo ad aggredire il mercato mondiale, per quanto riguarda servizi It a valore aggiunto, offrendo anche ad altri imprenditori che abbiano intenzione e voglia di intraprendere questa strada la possibilità di unirsi a noi”.

Ma c’è anche Matteo Di Chio, 30 anni, di Canosa (Bari), che dalla Puglia, dove si occupava di immobiliare, è sbarcato con la stessa attività, ma molto più remunerata, in Florida, “dove il mercato è vivace e dinamico, con regole diverse dalle nostre e con molte opportunità da cogliere”, racconta.

E come Massimo Alberti, nato a Roma ma cresciuto a Biella: “Risiedo in Svizzera dal ’98 e dopo 20 anni passati come manager di aziende soprattutto nel tessile, mi sono dedicato a una carriera di consulente per le imprese che intendono rivolgersi ai mercati esteri”. “Ho aderito recentemente al progetto di Zucchi -spiega- perché trovo in Admilia holding le competenze necessarie anche nella qualità per poter affrontare il discorso dell’internalizzazione delle imprese. Bisogna capire che per molte aziende internazionalizzarsi significa darsi una possibilità di sovravvivenza perché oggi il mercato interno è molto difficile. Poter collaborare con altre competenze professionali è la cosa migliore e la sinergia -conclude- è la cosa che paga di più sul mercato”. (ADNKronos)

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

2 Comments

  1. Guglielmo Piombini says:

    L’idea di fondare una banca privata senza riserva frazionaria è molto interessante. Sarebbe piaciuta all’economista libertario Murray N. Rothbard.

  2. Ringrazio la redazione per l’attenzione.
    Chiunque volesse accreditarsi per la serata del 15 Marzo a Lugano, è pregato di scrivere a:
    15marzo@admilia.net
    e riceverà le informazioni per la partecipazione.
    Grazie

Leave a Comment